Punto primo: il “tagliadebito”

Non è assolutamente difficile reperire beni patrimoniali pubblici per più di 200 miliardi per garantire emissioni di obbligazioni garantite e riservate ai soli italiani.

di Tommaso Sessa | 11 giugno 2018

Si conclude un inutile G7 snobbato da Trump e dallo stesso Putin che respinge l’offerta del Presidente americano di rientrare a farne parte. È evidente che Mosca punti a rafforzare il ruolo del G20 che comprende Cina e India. Per quanto riguarda noi buono l’esordio del Presidente del Consiglio per cui è stato facile sposare la linea americana non solo nei rapporti con Mosca ma anche sulla trattativa dei dazi. Si delinea la strategia del nostro Paese per un ruolo di mediazione tra Washington, Bruxelles e Berlino. Ora però va concentrata tutta l’attenzione sulla fibrillazione dei mercati visto che Milano ha chiuso la settimana con un ulteriore perdita di due punti sulla borsa, lo Spread a quota 270 e il rendimento del Btp decennale a 3,15%. I capitali usciti in un mese dall’Italia sono 40 miliardi e senza un prolungamento del Qe, i tedeschi fremono per la sua fine a settembre, lo Spread sarebbe già a quota 400 visto che l’azione della Banca Centrale vale circa 100 punti. È stato un gravissimo errore non aver messo al primo punto del programma di governo il cosiddetto “tagliadebito” che noi proponiamo da molti anni. Va ribadita la volontà dell’Italia di procedere a una riduzione del debito varando un fondo patrimoniale di almeno 300 miliardi. Questo è l’unico modo per sorprendere positivamente i mercati per riportare fiducia sul nostro Paese che ora appare pericolosamente scossa. L’Italia ha un grande patrimonio immobiliare e mobiliare pubblico e la stima del precedente governo di poter reperire solo 50 miliardi non risponde assolutamente a verità. Insomma non è assolutamente difficile reperire beni patrimoniali pubblici per più di 200 miliardi per garantire emissioni di obbligazioni garantite e riservate ai soli italiani. Questa è l’operazione da annunciare subito e da varare al più presto e contemporaneamente si chieda a Berlino di lasciare che la BCE prolunghi il Qe, se necessario, anche per il prossimo anno. Nell’ Eurozona la crescita rallenta, l’inflazione è ancora debole e gli stimoli della BCE ancora necessari. C’è ancora bisogno, signor Presidente del Consiglio, dell’intervento di Draghi ed è questa la prima cosa da chiedere alla Signora Merkel.”

Tommaso Sessa

 

Presidente nazionale di Risalire Italia

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