Puglia: una questione di “reti”

di Domenico Alessandro de'Rossi | 18 gennaio 2018

Non so se il dialogo tra l’ex sindaco di Bari e il presidente della regione Puglia stia progredendo in senso proficuo. Leggo comunque importi messaggi sui social network e articoli in cui giustamente Simeone Di Cagno Abbrescia auspica la messa a sistema tra gli aeroporti regionali che hanno raggiunto i quasi nove milioni di passeggeri tra arrivi e partenze sugli scali di Bari e Brindisi, segnando un incremento del traffico rispetto al 2016 di oltre il 5%. Un buon incremento, non c’è che dire.

Certamente, sottolinea Di Cagno Abbrescia, se fossero compiute azioni volte a connettere meglio gli scali aeroportuali con un rinnovato sistema di reti trasportistiche per collegare le tante emergenze culturali presenti in tutta la regione se ne avvantaggerebbe il turismo, l’economia e le opportunità di crescita in ogni senso.

Comunque anche in questo contesto va sottolineato, prendendo spunto da quanto raccomandato per il futuro del pianeta dall’ONU, da UNESCO e dallo stesso intervento fatto dalla ministra Lorenzin a Roma alla recente conferenza internazionale ‘Health in The Cities’, ultima tappa della presidenza italiana del G7 per il settore Salute, che almeno tre sono i principi sui quali occorre concentrare gli sforzi per una crescita sostenibile del pianeta: la cura dell’habitat, la cura dell’uomo e l’attenzione alla cultura e alla bellezza.

In occasione della conferenza la Ministra Lorenzin ha anche firmato un accordo con i Comuni dell’Anci il cui titolo è “Urban Health Rome Declaration” per 15 azioni concrete a favore della salute sostenibile nelle città. Le 15 azioni nascono di fatto dal recente G7 a guida italiana, e sono tese a migliorare la salute delle nostre città. Dal monitoraggio delle cause di inquinamento fino alla riduzione degli specifici inquinanti nelle città, ma anche in una visione volta alla trasformazione delle metropoli in veri e propri ‘organismi viventi’, sostenibili dal punto di vista ecologico e ambientale. Città “neutre” sotto il profilo energetico, in grado di favorire la salute dei cittadini in tutti i campi, dall’aria che si respira al cibo che si mangia. Città “viventi” quindi che si trasformano e che accompagnano lo sviluppo demografico.

In questa visione generale la cura dei “Beni fondamentali” la metterei tra le azioni prioritarie: per l’habitat, il territorio e le risorse dell’aria e dell’acqua, la riqualificazione dei centri storici e gli adeguamenti energetici insieme al sistema delle reti e dei nodi (non solo materiali); ma grande attenzione alla cultura e alla coraggiosa espansione della bellezza come fondamentale risorsa umana da privilegiare.

Tra le regioni più belle anche la Puglia e l’Italia tutta, dovrebbero attivarsi verso un orgoglioso processo di rinascita su questi problemi. Tanto da superare finalmente il vecchio modo di affrontare per esempio le questioni delle “funzioni territoriali” non avendo in alternativa una solida concezione integrata di lunga gittata ed a lungo termine. Il metodo non può che essere una visione integrata a forte valenza sistemica tra cultura e politica, tra sensibilità e potere, tra qualità e azione, tra merito e comportamento etico.

In questo senso i “beni” che garantiscono la qualità della vita in senso lato sono per l’uomo e il suo ambiente la cultura, la bellezza e il lavoro. L’Italia e la Puglia come terra della bellezza e dell’arte debbono con più coraggio puntare sulla necessità non più rinviabile che la politica promuova il suo patrimonio artistico e culturale in tutte le sue più articolate forme.

Le “reti” non sono fatte solo di strade, di ferrovie, di acquedotti, di aerovie e altre ancora. Non sono soltanto fisiche. Le reti sono materiali ed immateriali. Ci sono reti di relazioni, di amicizia, di rapporti umani e di affetti anche legati all’ambiente, ma anche di riferimenti culturali. I neuroscenziati ci dicono che il pensiero, entità astratta e immateriale per definizione, scaturisce dalla sovraeccitazione delle reti neurali (fisiche).

Speriamo che il dialogo tra i “Due” stimoli in ogni senso l’intero sistema delle reti. Per un nuovo modo di pensare l’ambiente e chi in questo ambiente vive e lavora possa trovare il futuro che merita.

Domenico Alessandro De Rossi

Architetto e urbanista, già docente di Pianificazione territoriale, costiera e portuale alla facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento. Nel 2005 è stato chiamato dal governo della Libia per la pianificazione del nuovo Programma Penitenziario conforme alle disposizioni dei Diritti umani sotto il patrocinio delle Nazioni Unite coordinando docenti universitari e professionisti per il Piano nazionale delle carceri dello Stato per oltre 6000 detenuti. E' responsabile nazionale dell'Osservatorio LIDU onlus (Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo) "Persone private della libertà" e cofondatore del "Tribunale Dreyfus", organizzazione per la difesa della giustizia giusta. Ha curato e scritto il libro "NON SOLO CARCERE", Mursia ed. 2016

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