Primo partito il non voto, con la maggioranza assoluta

Dopo le troppe leggi elettorali incostituzionali prodotte dalla seconda repubblica, si è raggiunto il risultato di allontanare dal voto uno dei paesi con la maggiore partecipazione politica.

di Claudio Bellavita | 12 novembre 2017

Questo il vero risultato delle elezioni siciliane, che con ogni probabilità si ripeterà alle politiche, che –speriamo- segneranno la fine della seconda repubblica. Speriamo che segni anche la fine di Vespa, che rappresenta la continuazione nei secoli della figura dell’italico cortigiano, ignobile, allusivo, ricattatorio.
Un risultato analogo c’era già stato alle precedenti regionali di Sicilia, e in quelle del 2014 dell’Emilia-Romagna, dove i voti validi furono il 37,71% degli aventi diritto. Anche se la nostra informazione e il nostro ceto politico non ha mai voluto approfondire, in Emilia c’era una ragione specifica, l’incapacità dei dirigenti delle coop rosse, che fallivano una dopo l’altra, privando i soci del lavoro e della casa: è stato il fallimento dell’indivisa di Parma che ha regalato il comune ai grillini. E il fallimento della Coopsette, che ha fermato i lavori del grattacielo della regione aumentandone i costi, segnerà la perdita del Piemonte.

In Sicilia le regionali non interessano più neanche ai mafiosi, ai quali piaceva collaborare con gli squallidi politici locali, ma i più avveduti evitano di farlo sotto elezioni perchè la locale magistratura ci sta attenta. E comunque dopo la legge Bassanini è più utile, meno costoso e più prudente avere a che fare coi burocrati che coi politici.

Alle prossime politiche tutti i partiti destano la stessa attrattiva di un cane morto: si tratta solo di vedere quanto inciderà l’aumento dell’astensione su ciascuno di loro e finora neanche i migliori sondaggisti hanno messo a punto una tecnica idonea. Il dato costante è il tracollo della sinistra, in tutte le sue versioni, che ha deluso le speranze di cambiamento che motivavano il voto e la militanza.

Dopo le troppe leggi elettorali incostituzionali prodotte dalla seconda repubblica, si è raggiunto il risultato di allontanare dal voto uno dei paesi con la maggiore partecipazione politica. Forse sarebbe il caso di fare ancora una legge, riproponendo una saggia misura della prima democrazia del mondo, quella ateniese: l’estrazione a sorte degli eletti. Magari abbinandola a una redditizia lotteria nazionale. Estraiamo a sorte i parlamentari che spetterebbero ai non votanti, che avrebbero la maggioranza rispetto a quelli nominati dai 7 o 8 segretari dei partiti che sono stati gli unici veri elettori della seconda repubblica, riempiendo parlamento e governo di scodinzolanti arriviste e arrivisti preparati solo a cambiar casacca, che han frequentato salotti e non partiti.

 

Claudio Bellavita

 

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

2 commenti

  1. La mia proposta però è di attribuire i seggi non ai parlamentari nè ai politici (per carità !), ma ai cittadini medesimi che non sono andati alle urne.

  2. Caro Claudio, condivido, anche perché la tua proposta di estrazione a sorte da attribuire ai non votanti è stessa che propongo da qualche anno attraverso il pensatoio Amore e Libertà.
    Una forma di maggiore democrazia diretta.

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