Populismo, Pensalibero dice la sua

Pensalibero prepara un convegno su populismo e sovranismo

di Giulio Laroni | 8 ottobre 2018

Quasi mille morti in mare negli ultimi quattro mesi. Senza più le Ong nel Mediterraneo i morti si moltiplicano, il mare strappa alla vita centinaia e centinaia di esseri umani. Basterebbe questa folle tragedia a squalificare qualsiasi tentativo di difendere il governo, a unire la sinistra in nome  della solidarietà e dell’umanità. E invece l’opposizione è tiepida, taluni, nella galassia della sinistra, guardano al governo con malcelato interesse. L’aggressività e l’autoritarismo, così cari a Salvini e a Di Maio, esercitano su costoro una strana, inquietante fascinazione.

Il crescente successo delle forze populiste, in Italia e nel mondo, può essere letto in tanti modi. È il prodotto di un humus sociale e politico che nasce da lontano, che si intreccia coi destini dell’industria culturale e della società tecnologica avanzata. I tentativi – del tutto riusciti – di indurre le masse all’abiura delle “grandi narrazioni”, l’emergere di forme di controllo sociale sempre più sofisticate, da Wikipedia ai social network, travestite da espressioni di democrazia “diretta”: tanti sono i fenomeni che ci hanno condotto a questo exploit. Ma forse ce n’è uno che, meglio di altri, incarna e giustifica la temperie in cui ci troviamo: il culto irrazionalistico della sensazione, del “nuovo” fine a se stesso. Nei “Minima Moralia”, Adorno ci racconta che il nazismo era appunto sensazione assoluta. La sua capacità di coinvolgere e financo di avvincere il pubblico passava attraverso un gusto della stupefazione collettiva, una retorica del cambiamento e del coup de théâtre. Questa forma ostentata di “nuovismo” e di effettismo tipica dei populismi, e da cui né Berlusconi né Renzi sono stati immuni, produce effetti paradossali. Da un lato, in nome della fede nel “nuovo”, induce a cancellare la memoria, magari a suggerire, come fanno Lega e 5 stelle, un superamento dell’antifascismo; dall’altro, in nome di questa rimozione, scatena un ritorno all’antico. È in questo grande paradosso che si gioca tutta la fortuna dei populismi: nell’ostilità al passato in nome del presente e nell’ostilità al futuro in nome dell’antico. Ed è sempre da qui che nasce il rifiuto della dicotomia destra-sinistra comune a molte di queste forze, Lega compresa (quasi a voler ignorare che destra e sinistra sono due archetipi cui nulla si può sottrarre): dalla volontà più o meno consapevole di sfuggire a qualsiasi giudizio di valore. Un po’ come faceva il postmodernismo quando assolveva e celebrava il kitsch dicendo che il kitsch non esiste più.

Il nostro dovere di spiriti liberi e laici è invece quello di sottoporre il presente a un esame critico, di fare appello a una razionalità dialettica – e non formale – per dare un nome alla realtà che vediamo.

Un anonimo dirigente ministeriale di area salviniana, citato dall’Espresso, ha affermato che “al tempo della post-verità e dei fatti alternativi il principio di realtà è un paradigma sopravvalutato. La realtà è una ‘percezione’, un ‘racconto’ ben fatto. Oggi noi e quelli della Casaleggio siamo quelli che costruiscono le realtà più credibili.” Di fronte a parole così maledettamente pericolose, siamo chiamati a liberarci dalle incrostazioni della propaganda per misurarci senza paura con i fatti, mettendo in campo il pensiero critico che la nostra formazione ci ha trasmesso.

Ed è sulla scorta di questo pensiero critico che la situazione in cui versa questo Paese dopo appena quattro mesi di governo gialloverde appare in una luce nuova. Responsabile morale dei quasi mille morti nel Mediterraneo, questo governo ha riportato in auge concetti che rimandano, appunto, all’antico: dal razzismo al nazionalismo, dal corporativismo (“il datore e il dipendente non devono essere nemici, non devono essere due realtà staccate”, dice Di Maio) al culto dell’aggressività. Pensalibero, comunità di donne e uomini libertari e democratici, ha deciso di dire la sua sull’argomento, e di organizzare un convegno cui prenderanno parte alcune delle personalità maggiormente impegnate nello studio dei populismi e dei sovranismi. Un convegno che si proporrà prima di tutto di capire il funzionamento della propaganda gialloverde e dei suoi strumenti di manipolazione. E poi cercherà di capire se davvero le politiche di questo governo aprono la strada a possibili, imminenti derive autoritarie. Un’iniziativa, questa, che fa il paio con quella di cui parla Nicola Cariglia nel suo editoriale: l’idea cioè di preparare una nuova Epinay per ricomporre la diaspora socialista. State sintonizzati.

Giulio Laroni

Un commento

  1. Caro Giulo Laroni,

    complimenti per questo articolo che motiva dal punto di vista culturale, politico e morale l’iniziativa da te proposta di una approfondita riflessione sul momento inquietante che stiamo attraversando. Ed hai ragione a vedere una connessione tra la tua proposta e la mia, tendente a ricomporre (per quanto possibile) la diaspora del mondo laico liberale e socialista. Abbiamo bisogno di solide radici culturali per contrastare questo viaggio oscuro verso una democrazia illiberale che abbiamo intrapreso in Italia e che deve essere arrestato in tempo, prima che sia troppo tardi. Pensalibero ha cominciato a denunciare questa deriva già da alcuni anni. E molte anime candide sostenevano che stavamo esagerando. Esagerata io trovo solo la propensione diffusa ad adagiarsi alla corrente e fare finta di non vedere ciò che è proprio sotto i nostri occhi. Le minacce ai giornalisti, agli alti dirigenti dello Stato, alle autorità terze che si ripetono in questi giorni e in queste ore, sono la spia più evidente di una mentalità totalitaria che non distingue fra governo e Stato, che è insofferente alle critiche e a qualsiasi opposizione, che vorrebbe ricondurre tutto alla maggioranza del momento, senza i pesi e i contrappesi caratteristici della democrazia liberale e dello Stato di diritto. Per questo, cerchiamo di fare tutto il possibile perchè democrazia e libertà non siano oltraggiate.

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