Piove…meno male!

E’ sotto gli occhi di tutti, anche qui da noi, come è effettivamente la situazione a livello mondiale con eventi climatici estremi sempre più frequenti dove esseri umani perdono le loro vite.

di Cristina Arduini | 12 novembre 2017

Eh si, anche se a qualcuno non piacerà, perché il traffico impazzisce, i tombini si intasano e le strade si allagano. Ma ne abbiamo un disperato bisogno e quando dico disperato è realmente disperato. Non piove in maniera seria, ossia pioggia sottile e leggera che serve ad areare il terreno, alle piante di crescere, da mesi e mesi. Una lunghissima estate dove il sole ha imperversato in un cielo totalmente azzurro e dove le nuvolette che talvolta apparivano all’orizzonte sparivano in un soffio, che ha portato il livello dei fiumi quasi a zero, alle sorgenti a seccare, come persino quella del maggiore fiume italiano il Po, ed infine i laghi al disotto del limite minimo.

E’ sotto gli occhi di tutti, anche qui da noi, come è effettivamente la situazione a livello mondiale con eventi climatici estremi sempre più frequenti dove esseri umani perdono le loro vite. Basti pensare ai devastanti incendi recenti in Piemonte e in Lombardia dove scellerati personaggi hanno innescato il fuoco aiutati da terreni asciutti, incuria e forti venti caldi. Insomma non abbiamo ancora ben chiaro che chi ci rimette siamo noi, le nostre abitudini, le nostre case e soprattutto il nostro modo di vivere. Ormai non si ragiona più a milioni di dollari ma a MILIARDI quando si fanno i conti dei danni dovuti al dissesto idrogeologico, agli eventi meteorologici estremi. Sono soldi che dovremo in un modo o nell’altro avere se vogliamo sopravvivere come umanità.
In effetti è forse il principale problema in Italia e non solo: la percezione del cambiamento climatico in atto. A parole siamo bravissimi ma nei fatti, anche quotidiani, non siamo disponibili a rinunciare ad un briciolo delle nostre comodità. Basta guardare il traffico di oggi a Milano; piove e quindi tutti in automobile, con conseguenze pesanti sull’aria che respiriamo. E non solo su quello.
Ed è proprio in questo periodo che si apre a Bonn con la presidenza delle Isole Fiji, la Cop23dove 190 paesi del mondo dovranno decidere come applicare l’Accordo di Parigi. Accordo sottoscritto con grande difficoltà, ma anche con grande speranza che ha generato un grandissimo impulso sia nelle persone comuni che nei politici che ora devono tradurre in realtà le promesse sottoscritte a Parigi. Ormai non si contano le class action portate avanti da associazioni o gruppi spontanei di persone, che portano i governi recalcitranti di alcuni paesi, come Stati Uniti, Irlanda, di fronte alla giustizia per rispondere di inadempienze nei confronti della tutela della salute umana e dell’ambiente in cui si vive.
Possiamo anche contare, per fortuna, sul supporto politico ormai consolidato dimostrato dalla pronta risposta a livello mondiale al patetico tentativo dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Trump, di minare i valori fondamentali scaturiti proprio dell’Accordo di Parigi con il ritiro unilaterale degli Usa. Un coro unanime: l’accordo è non negoziabile.
Ma la ciliegina sulla torta è proprio di questi giorni. La Casa Bianca ha approvato la pubblicazione del rapporto scientifico prodotto da 13 agenzie nazionali americane, dove le conclusioni contraddicono in pieno il negazionismo dell’amministrazione Trump.
Quindi alla fine una speranza c’è?

Cristina Arduini   (lavocemetropolitana.it)

 

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