Pioggia e vento, crolla tutto

Italia fragile da Portofino a Venezia, da Roma a Tarquinia, dal Veneto alla Val d’Aosta. Tecnologia e meteorologia dovrebbero essere alleate e non improvvisate “conoscenti” all’indomani di un disastro.

di Fabrizio Binacchi | 5 novembre 2018

Caldo estivo fino alla seconda metà di ottobre e poi con l’ora solare ecco l’autunno violento: venti a 120, e chi registra 190, chilometri all’ora, che sembra Trieste con la Bora in tutta Italia, e temporali violenti e notti di pioggia seminano morte distruzione e crolli in mezza Italia.

Italia fragile fragilissima ahimè.  Col sole si pensa che siamo tutti incrollabili. Con il primo vento forte siamo tutti deboli, fragili, indifesi.  Morti in auto schiacchiate dalle piante cadute, morti per cavalcare un’onda contro gli scogli, morti negli appartamenti al pian terreno o sotto il piano del terreno.  L’ Agordino nel Bellunese sconvolto, la bassa va d’Aosta sconquassata, foreste distrutte come in guerra.

Siamo fragili e ci facciamo sempre trovare impreparati dal tempo e dal maltempo. E invece dovremmo prepararci perché non basta dirci ad ogni convegno che il nostro clima si sta tropicalizzando bisogna anche prenderne atto e fare qualcosa di concreto, bisogna investire in sicurezza pubblica, nei porti, sui litorali, nelle cale e calette della Liguria come sul lungomare di Tarquinia.

Sul litorale romano in un giorno spazzati via locali e parchi, porti e moli. A Roma solita emergenza tra nuove buche e piante crollate, scuola chiuse.

In Liguria emergenza su emergenza. Paesi devastati, spiagge sparite, Monterosso in ginocchio, rischiamo di passare dalla Cinque Terre alle Due Terre residue se non difendiamo coste e borghi.

Tecnologia e meteorologia dovrebbero essere alleate e non improvvisate conoscenti all’indomani di un disastro. Hanno fatto il giro del mondo le immagini drammatiche dei pavimenti a mosaico invasi dalle acque alte della Basilica di San Marco a Venezia.

Dice il primo procuratore della Basilica che con due giorni di acqua in chiesa il monumento è invecchiato di decenni. Mica poco, come responsabilità. Acqua alta a Venezia come non si era mai vista negli ultimi trenta quarant’anni. Ma è anche vero che non è proprio una novità che Venezia vada sott’acqua, lo sanno anche forse i pescatori di Macao.

Perché ci facciamo trovare impreparati? Era proprio impossibile difendere con meccanica e tecnologia meccanica il pavimento della Basilica di San Marco? Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

Quella frana che ha interrotto la strada che collega Portofino, uno dei gioielli dell’Italia, al resto del mondo era proprio ineluttabile? Fa impressione vedere quell’immagine di asfalto inghiottito dal mare e i cavi o le condotte sotto appese al nulla, e fa impressione doverlo ricordare tutte le volte che succede qualcosa che dovremmo farci trovare preparati.

Ci diciamo appunto che siamo un Paese fragile e poi ci sentiamo forti appena il tempo cambia e il vento si calma, ed invece dovremmo usare proprio quei tempi quei mesi per rafforzare difese e costruire fortezze contro il maltempo violento.

Non possiamo piangere morti schiacciati da un albero che pensavamo sicuro dentro una macchina che pensavamo indistruttibile.  Dalle parti di Ravenna è crollata una passerella che  era proprio ispezionata in quel momento da un tecnico della Protezione civile: crollato il ponte, morto il tecnico travolto dal manufatto che ispezionava.

Sembrano cronache marziane, sono cronache italiane che non vorremmo raccontare.

Fate uscire la tecnologia della difesa del suolo e dell’ambiente dai laboratori delle università e delle accademie e applichiamo qualcosa di innovativo ad uno dei settori  più importanti del nostro vivere quotidiano: l’ambiente che  ci ospita.

Andiamo a scartabellare tutto il buono che c’è nei tanti progetti di ricerca dei nostri ingegneri dei materiali, negli studi dei nostri geologi e ingegneri dell’ambiente e del territorio, facciamo analizzare studiare analizziamo le nostre microzonazioni e cerchiamo di capire come difendere, col territorio, noi stessi.

 

Fabrizio Binacchi

 

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l'Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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