Perché giocare i Mondiali di calcio in Russia? Mai più.

di Enrico Martelloni | 9 ottobre 2017

Riporto le parole del portavoce militare Andriy Lysenko:

“Durante le ore serali e la notte del 6 ottobre, le forze ibride russe hanno usato due cannoni pesanti e lanciagranate contro le posizioni ucraine vicino alla città di Avdiyivka e i villaggi di Maiorsk e Opytne – Gli occupanti hanno utilizzato gli stessi tipi di armi presso la miniera di carbone di Butivka. Inoltre, hanno sparato contro le abitazioni usando veicoli da combattimento di fanteria nei pressi del villaggio di Zaitseve”.

Questa è una guerra di occupazione. Il cuore di Horlivka è coperto dal silenzio.  Le armi, come neri corvi beccano le viscere dei morti ricoperti di sangue e polvere raggrumati dal primo gelo che avvolge questo orrore.

La domanda deve essere posta da ciascun cittadino che abbia una coscienza viva e onesta. Non solo in Italia, ma in tutto il Mondo. Perché giocare i prossimi mondiali di calcio in Russia e non boicottarli come Regan fece a suo tempo per le  Olimpiadi, ritirando la rappresentazione degli Stati Uniti in conseguenza all’occupazione dell’Afghanistan? Oggi la Russia occupa mezza Ucraina dove quotidianamente muoiono ragazzi che la difendono. Oggi la chiamano guerra ibrida, fatta da russi che sono la in “vacanza”, delinquenti usciti di prigione, soldati di ventura, anche italiani. Un misto di tutto un po’, con armi, carri armati lanciagranate, mitragliatrici pesanti, armi non convenzionali, come già mi avevano raccontato i Cyborg allo spedale di Poltava nel 2015. Perché giocare in un paese assassino che uccide giornalisti e politici nemici del regime di Putin, occupano la Crimea e perseguitano i tartari nelle loro case? Non esiste un motivo logico per giocare…al pallone. Nessuno. Oggi sette ottobre è l’anniversario dell’assassinio  di Anna Politkovskaja di Novaja Gazeta, uccisa nell’ascensore della sua abitazione a Mosca da sicari di Putin. Denunciava a piena voce le atrocità dell’esercito russo in Cecenia, della sua ostinazione a torturare quel piccolo popolo caucasico che reclamava l’indipendenza. Un’indipendenza cercata da duecento anni, da quando Alessandro I inaugurò le guerre caucasiche. Perché poi? Anna lo affermava: non per il petrolio, ma per l’ostinazione della ricerca dei ceceni dell’indipendenza e della libertà, sconosciuta ai russi. Inconcepibile a tutta quella massa che oggi esalta Putin e la sua nomenclatura ed oligarchia che  lo sostiene al potere. Oggi è l’Ucraina che subisce l’attacco della Russia che si ostina ad occuparla, mentre il mondo vorrebbe giocare a pallone ospitato da una nazione sanguinaria senza scrupoli; forse perché così immensa e innaturale, ricca di minerali preziosi? Uno stato imploso dopo il crollo dell’Unione Sovietica in un nuovo impero, ma che si sta sgretolando sotto i suoi occhi. Che faranno gli Iacuti, i Buriati e gli altri popoli conquistati nei secoli davanti a questa situazione dove per selezione “darwiniana”, dalla rivoluzione d’Ottobre in poi nell’immenso arcipelago dei lager,  sono rimasti solo i peggiori che oggi fomentano guerre e sangue? Non solo in Syria con l’amico Assad, ma prima in Ucraina dove già sono caduti più di diecimila uomini, dove in Maidan si sono scarificati centinaia di civili. L’Ucraina langue per le resistenze interne, la corruzione. Lotta, e giorno per giorno cresce, si libera di quel giogo secolare. Perché, allora, giocare i campionati del modo di calcio in Russia, un paese così gelido e inglorioso, dopo aver abbattuto aerei civili e di continuo schiacciato popoli e uomini dissidenti?

Fiorentino di nascita ma senese d'adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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