Perché i Comuni faticano a investire

Cosa frena gli investimenti dei “lavori” pubblici in Italia? Cosa servirebbe per accelerare l’apertura di cantieri per strade, ponti, bonifiche e nuovi acquedotti, rinnovo delle scuole?

di Maura Tuchelin | 11 settembre 2017

In Italia i lavori pubblici sono fermi da anni, sicuramente perché hanno subito un calo molto significativo, ma non si riesce neppure a spendere le risorse che l’Unione europea  mette a disposizione…

E questo mentre ci sono settori fondamentali che aspettano interventi emergenziali: la messa in sicurezza del territorio, il risanamento ambientale (acqua, suoli, aria), il risparmio energetico, la valorizzazione dei beni culturali, l’adeguamento normativo per sicurezza e salubrità delle scuole, degli ospedali, dei luoghi di lavoro

Cosa frena gli investimenti dei “lavori” pubblici in Italia? Cosa servirebbe per accelerare l’apertura di cantieri per strade, ponti, bonifiche e nuovi acquedotti, rinnovo delle scuole?

Ecco tre possibili frenatori ……

1 – carenza di fondi

Ma è vero che mancano i soldi? Mancano proprio tutti? Anche dimezzati, rispetto alle cifre di inizio secolo, i fondi c’erano e solo la politica di Tremonti (proseguita e perseguita da Monti) ha obbligato i comuni (e le società ad essi collegate) a smettere di investire, di spendere, di appaltare, di progettare.

Comuni come Assago, il più ricco d’Italia, o Segrate (secondo o terzo) hanno decine e decine di milioni fermi in banca. Milano ha chiuso il consuntivo 2016 con milioni di soldi non spesi.

Quindi i fondi, pur calati sensibilmente, ci sono! E non sono pochi!

2 – procedure fantasiose e impossibili da rispettare.

In gran parte vero (ma non è tutta colpa loro!). Qui siamo già in un campo diverso e articolato: certamente l’uscita di nuove procedure, una di seguito all’altra, nel breve volgere di qualche mese, ha comportato pesantissimi disagi e disturbi alle procedure seguite per decenni dai Comuni, piccoli e grandi.

Dall’aprile 2016 sono intervenute nuove regole e possiamo ben dire, col senno di poi, che, purtroppo, l’unione tra lo sciagurato obiettivo di risparmio indifferenziato nella spesa pubblica  di Tremonti e Monti con  il “j’accuse” generalizzato di ruberie “sicuramente presenti” in ogni appalto pubblico, distribuito a larghe mani sulla stampa quotidiana, ha portato al nascere di nuove e articolate procedure di autorizzazioni preventive di lavori pubblici necessari come il pane (pensiamo ai ponti che crollano perché non si ha il tempo di selezionare la ditta appaltatrice…).

Regole innovative, hanno detto in tanti, che però hanno comportato l’abbandono forzato di centinaia di progetti solo a Milano perché non adeguati rispetto alle nuove normative scaturite da questi processi preventivi (sulla carta) a progetti considerati potenzialmente strumenti per ruberie e/o furfanterie varie da parte delle ditte esecutrici, dei fornitori di materiali, dei tecnici degli enti pubblici incaricati per la direzione lavori e/o il collaudo, degli amministratori pubblici che avevano approvato i progetti di asfaltatura strade o rifacimento tetti di immobili comunali …..

3 – carenza di progettualità e professionalità.

Vero. I comuni ormai si sono visti ridurre il personale preparato: da anni vanno in pensione  quadri (e dirigenti) maggiormente esperti e preparati, anche per ragioni anagrafiche, oltre che professionali.

Ebbene la mancanza di ricambio con introduzione di nuovi tecnici, meglio preparati anche per l’impiego dei nuovi strumenti di progettazione, conoscitori della resa di nuovi materiali, aperti al nuovo come verrebbe da dire, ha comportato un oggettivo impoverimento nella pubblica amministrazione.

Milano, per esempio (ma non è stato il solo grande Comune a farlo), ha scelto di appoggiarsi sempre di più alle municipalizzate, le società controllate che negli anni hanno fatto da cassa e da quadra all’agire comunale: ATM è diventata società di servizi di mobilità (oltre al core business del trasporto pubblico); Metropolitana Milanese ha preso in gestione acquedotto fognatura e depuratori, oltre ai 28.000 appartamenti di edilizia residenziale popolare; Milano Ristorazione produce oltre 80.000 pasti al giorno nelle mense scolastiche; AMSA e A2A hanno in mano i servizi energetici e ambientali.

Per tanti medi e piccoli Comuni del Milanese è stato lo stesso: ci sono aziende deputate alla gestione delle farmacie, delle reti del gas metano, delle reti di acqua potabile o fognatura e ovunque possibile si è fatto di necessità virtù, affidando incarichi, lavori e finanziamenti a società snelle che per qualche anno non hanno avuto i vincoli dei Comuni in materia di lavori pubblici. Tempo scaduto, però, ora!

Sinergia tra pubblico, privato e società partecipate.

Stante il pericolo di cattiva gestione è finora rimasto un capitolo non sviluppato quello delle opere pubbliche realizzate direttamente dai privati.

Per la verità nei piccoli Comuni le opere a “scomputo oneri” rappresentano una grossa fetta dei lavori “pubblici” realizzati negli ultimi 30 anni, anche col concorso tecnico delle società municipalizzate per la gestione delle reti dei servizi tecnologici.

La vera novità verrebbe (con il condizionale d’obbligo) dalla collaborazione reale tra pubbliche amministrazioni.

Gli ultimi Governi (Renzi compreso) hanno commesso l’errore di colpire l’autonomia dei Comuni e questi potrebbero rispondere non solo e non tanto con la critica dell’accentramento amministrativo, ma proponendo regole che accorpano a livello territoriale metropolitano i lavori di manutenzione stradale, di impianti tecnologici omogenei, di ristrutturazioni stabili con pari funzione ecc. ecc.

Questo obbligherebbe anche a un accorpamento – temporaneo o definitivo sarà una variabile non indifferente –degli stessi soggetti chiamati ad eseguire bene, in tempi utili e a costi accettabili questi grandi e piccoli lavori.

La sfida non è semplice: occorre progettare bene quello di cui si ha bisogno, per scegliere le imprese adeguate, per far eseguire i lavori in modo corretto e in tempo utile, spendendo il “giusto” (difficile da definire al centesimo ma certamente si può arrivare all’ordine di idee accettabile).

 

Maura Tuchelin   http://www.mu-me.it/2017/09/07/perche-i-comuni-faticano-a-investire/

 

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