Per una forza politica figlia della cultura socialista

Il recupero della tradizione libertaria e sociale delle forze socialdemocratiche appare sempre più importante per sconfiggere movimenti senza orientamenti culturali definiti e guidati da populisti arruffapopolo. Verso la Conferenza programmatica.

di Aldo Potenza | 9 settembre 2018

Il declino delle forze politiche organizzate nella forma di partito e la propaganda contro la politica ha favorito la nascita di movimenti personali.

Si è iniziato con Berlusconi, poi si è esercitato con successo Grillo, ci ha provato Renzi e ora Salvini.

Tutto ciò non è avvenuto per caso, ci sono stati errori, ma la regia comincia sin dal 1975  a seguito del rapporto “The Crisis of Democracy” commissionato dalla Trilaterale e dalle azioni che ne sono seguite tutte ispirate culturalmente  dal neoliberismo.

In Italia negli ultimi 20 anni i risultati dei movimenti personali sono stati: l’aumento del debito pubblico; la liquidazione delle imprese pubbliche e l’indebolimento di quelle private; la crescita della disoccupazione con particolare riferimento di quella giovanile; la crescita della povertà e l’impoverimento del ceto medio; la crescita delle diseguaglianze; la scarsa rilevanza all’estero dell’Italia…..

L’elenco sarebbe più lungo, ma è ben noto.

Una domanda credo sia legittima: cos’altro deve accadere perché si rinsavisca e si capisca che occorre favorire una decisa svolta politica prima che sia irrimediabilmente troppo tardi?

Il 24 marzo a Livorno i socialisti si sono incontrati ponendosi diverse domande, ma la principale è stata: cosa fare?

La sinistra è evaporata, la destra è in crescita e manca in Italia una forza politica figlia della cultura socialista che altrove, negli USA, in Portogallo, e nel Regno Unito, ha ripreso a crescere consapevole degli errori compiuti nel seguire la disastrosa terza via che si è concretizzata nella accettazione della cultura neoliberale con una spruzzatina di libertà civili trasformandosi, come ha efficacemente descritto Nancy Fraser, in una forza neoliberale progressista.

Il recupero della tradizione libertaria e sociale delle forze socialdemocratiche appare sempre più importante per sconfiggere movimenti senza orientamenti culturali definiti e guidati da populisti arruffapopolo.

A Livorno i socialisti hanno indicato con un documento le ragioni delle difficoltà politiche e culturali che hanno generato questi disastri e hanno delineato il perimetro politico- culturale di riferimento.

L’obiettivo per il quale lavorare non è la nascita di una forza politica reducista, ma la costruzione di un movimento che favorisca il confronto fra tutte le forze che si richiamano ai valori sociali e culturali della sinistra democratica affinché sia superata l’anomalia italiana e possa essere ricomposta una forza di stampo socialista.

Per conseguire questo obiettivo abbiamo assunto l’impegno di organizzare la conferenza programmatica a Rimini nell’autunno di quest’anno, impegno che è stato e sarà preceduto da diversi incontri politico-organizzativi a Roma (7 luglio ), Budrio (BO, 15 settembre), Napoli (29 settembre), Genova (Gruppo di Volpedo, 13 ottobre)…..

Sappiamo bene le difficoltà che ci attendono, ma siamo consapevoli che gli orientamenti politici dei cittadini non sono immutabili.

Le vicende che hanno riguardato FI e lo stesso PD, dimostrano che in mancanza di risposte convincenti tutto può mutare.

Anche il grande consenso attribuito alle forze che compongono l’attuale Governo non è granitico e prima o poi alle illusioni seguiranno le delusioni.

Con la speranza che i danni compiuti non siano devastanti, il nostro compito è di lavorare per preparare una solida e credibile alternativa di orientamento socialista chiamando a raccolta quanti vogliono evitare ulteriori guasti ed avventure il cui esito sarebbe il disastro per l’intera comunità nazionale.

 

Aldo Potenza

2 commenti

  1. Gian Franco Orsini

    La sinistra deve chiarire in quale sistema economico operare in un mondo economicamente globalizzato. Ha coscienza la sinistra che attualmente in Europa opera una economia di mercato a libera concorrenza? I cosiddetti sovranismi si affermano perchè le nazioni dell’UE si fanno economicamente concorrenza fra loro. Se la moneta è unica, non è unica l’inflazione nei vari stati. In una parola: solo l’integrazione politica può salvare l’UE. All’autore dell’articolo mi permetto di ricordare che il debito pubblico italiano è nato in modo significativo dopo il 1970 con i governi di centro sinistra. L’esplosione del nostro debito pubblico è avvenuta negli anni ’80, ma l’Italia riusciva a progredire anche con un debito pubblico in forte crescita perchè aveva la sovranità monetaria. Con il trattato di Maastricht del 1992, firmato dal socialista Gianni de Michelis, l’Italia ha rinunciato alla sovranità monetaria e sono stati proibiti gli aiuti di stato all’economia. Di conseguenza il nostro paese ha smantellato le partecipazioni statali. Come si vede il sovranismo centra poco nella nostra crisi economica. Personalmente sono un socialdemocratico. Penso che in economia a sinistra ci sia molta confusione. Inoltre, a mio parere, la sinistra deve prendere coscienza che l’immigrazione incontrollata distruggerà la nostra società. Il nostro welfare sarà spazzato via. Ogni anno la popolazione dell’Africa aumenta di circa sessanta milioni di individui.

  2. Fare appello ad un “socialismo” senza parlare di anticapitalismo e senza ricordare che il populismo era nei fatti socialismo (da Herzen al People’s Party) mi sembra fare appello alla solita marginalità liberal capitalista, estranea alla storia della Prima Internationale dei Lavoratori e del Socialismo.
    Il socialismo in Italia è finito con Bettino Craxi.
    Non averlo compreso mi sembra del tutto anti storico oltre che contro producente.
    Oggi a parlare di socialismo autentico in Italia mi sembrano esserci solo i comunisti del Partito Comunista di Rizzo, che non solo hanno recuperato quel termine, ma denunciano il sistema del captlitale.
    La medesima cosa fanno in Francia i socialisti rivoluzionari dell Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea; così in Russia il Partito Comunista della Federazione Russa, il Partito Comunista Operaio Russo e i nazionalbolscevichi di Limonov e così in America Latina i bolivariani, sandinisti e peronisti.
    Possibile si inseguano ancora chimere liberal capitaliste o socialdemocratiche, che nei fatti appaiono in continuità e non in contrapposizione all’ austerità imposta da Bruxelles e dal Fondo monetario internazionale?

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*