PD: la pantomima delle candidature

L’investitura di Minniti a candidato a Segretario PD assomiglia molto al più tipico dei cavalli di Troia.

di Daniele Marchetti | 15 ottobre 2018

Pantomima. L’investitura di Minniti a candidato a Segretario PD assomiglia molto al più tipico dei cavalli di Troia. Una mossa ordita alla “corte” renziana per togliere di mezzo un avversario potenzialmente scomodo, assolutamente più titolato ed “ammanicato” del Presidente della regione Lazio Zingaretti. Un candidato autorevole da “bruciare” o, nel peggiore dei casi, da “influenzare”.

Molti gli indizi. Innanzitutto l’estrazione “comunista” del neo candidato che oltre ad apparire poco lungimirante sul fronte ex-DS perché andrebbe a dividere l’elettorato con Zingaretti non rappresenterebbe in alcun modo l’anima più viva del partito. Ovvero l’anima cattolica a cui, fra l’altro, Renzi ha sempre ed orgogliosamente ricordato di appartenere.

Ma c’è di più. Negli scorsi giorni, anticipando molto i tempi -ed in politica i tempi sono tutti-, l’ex Ministro Graziano Del Rio, cattolico e renziano “conclamato”, ha avanzato, molto sommessamente ma chiaramente la richiesta di candidato unitario. Una fuga in avanti azzardata e poco meditata che se da un lato era volta a togliere di mezzo Zingaretti, dall’altra rischiava di favorire, sconsideratamente, l’ascesa di Minniti già da tempo lanciato (ufficiosamente) verso il soglio del Nazareno.

Dopo tutto questo bailamme di dichiarazioni, prese di posizione e candidature (oltre a Nicola Zingaretti sono già in campo Francesco Boccia, Matteo Richetti e, si mormora, il giovane turco Matteo Orfini), l’uscita dei 13 sindaci renziani è parsa doverosa da un lato per insidiare, sul suo terreno -ovvero a sinistra-, Zingaretti e dall’altro per lasciare intonso tutto quel campo di consenso che è il mondo della Leopolda.

Quel mondo cattolico, motore degli anni ruggenti della rottamazione e che, pur nella delusione, è rimasto e sta ritornando a sperare in un “Progetto renziano”. Quel mondo -di Centro- da cui, una volta scongiurata la candidatura Minniti, arriverà il vero candidato dei renziani sia esso unitario o di parte.

Il candidato che con ogni probabilità, come è accaduto in Toscana con la proposta in extremis ma vincente di Simona Bonafe’(fedelissima renziana anticipata anch’ella da una candidatura “farlocca”), avrà l’onere di guidare il (fu) PD verso un nuovo progetto politico.

Ed il cerchio sarà chiuso!

Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

Un commento

  1. Marco Bonavia

    Una tale pletora di vagabondi della politica, di perdigiorno di Montecitorio non la ricordo da quando ventenne cominciai a seguire chi ci governa e chi non era d’accordo. Mentre la compagine governativa dispensa lezioni di pragmatismo con provvedimenti che, se attuati, cambierebbero la vita degli italiani (se in meglio o in peggio attendo di scoprirlo anch’io), l’allegra brigata dei pierini piddini continua, incurante delle brutte figure, a rincorrersi e prendersi a fiondate un giorno sì e l’altro pure….. L’unico signore presentabile in questo mite autunno di minoranze e opposizioni – tale Zingaretti – che potrebbe almeno incuriosire il deluso pubblico renziano e non renziano, è già stato impallinato e disinnescato dai suoi stessi compagni di sventura. Tanti piccoli uomini non fanno un grande uomo, questo è certo!
    Diario di bordo: il governo veleggia, l’opposizione in affanno.
    Cordialmente

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