Papa Francesco smobilita gli avamposti del potere della cristianità per ricostruire un nuovo Occidente

Papa Francesco abbandona chiese sconsacrate ma non la volontà di includere: religioni minoritarie scismatiche o numerose quali l’Ortodossa e infine vengano pure i seguaci di Maometto.

Papa Bergoglio

di Guglielmo Adilardi | 3 Dic 2018

Papa Francesco ha dato il via alla vendita delle chiese non più in funzione. Ma già da tempo, senza clamori, il fenomeno era già in atto. Se ne duole, rassegnato il “Ministro” della cultura cardinale Gianfranco Ravasi ed il direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci (La Nazione del 1.12.2018). Anche se il Santo Padre ha espresso il desiderio che il ricavato vada ai poveri il Direttore ha chiosato: << Non esiste solo la povertà materiale, ma anche quella di spirito. E la fame di pane è più facilmente saziabile di quella di bellezza…. Anche chi non crede, capisce perfettamente che opere come queste non possono essere trattate alla stregua di qualunque pezzo di antiquariato, da vendere al miglior offerente.>>.

Una crisi del cristianesimo che colpisce in Europa anche il mondo protestante; soltanto gli anglicani dal 1969 ad oggi hanno venduto 1.600 chiese tanto da costringere il dicastero di Ravasi e gli organi della CEI a riunirsi in una tre giorni per elaborare un piano di dismissioni che non faccia nascere nella case del Cristo cattolico pizzerie e discoteche.

Le chiese oltre a rappresentare il centro delle comunità cristiane hanno rappresentato per secoli il potere dalla Chiesa. Da una parte l’Impero con i castelli e le rocche, da l’altra i molteplici campanili a sacralizzare un proprio territorio. Gli Imperi sono finiti e anche molti regni; la Chiesa cattolica è ancora qui e tutto sommato in buona salute rispetto alla realtà politica mondiale mutevole e cangiante nel tempo. Quale il segreto di tanta vetustà millenaria? La regola è tradizionalissima, per niente rivoluzionaria e papa Francesco, uomo nella storia, la segue pedissequamente.

E’ notorio che il primitivo cristianesimo assorbisse molto dal mondo pagano. Una dimostrazione lapidea si trova ancora oggi nel duomo di Siena attraverso le immagini delle dieci Sibille (1482-1483), originarie dei vari paesi del mondo allora conosciuti, che rappresentavano con i loro oracoli l’annuncio pagano della venuta del Cristo. Siamo nel Rinascimento italico ove la riscoperta di Platone farà entrare nella Chiesa di Santa Maria Assunta Ermete Trismegisto a cui vennero attribuiti alcuni scritti, il più famoso dei quali è il Corpus hermeticum, un insieme di opere che indicativamente fiorirono negli ambienti ellenizzati dell’antica Alessandria. Dietro questi trattati, o nome, è bene immaginare un gruppo di seguaci di Platone al quale attribuivano “rivelazioni” metafisiche dogmatiche e mistiche contro un atteggiamento avverso degli scettici o eclettici. Così come i pitagorici attribuivano a Pitagora le loro opere per renderle autorevoli, allo stresso modo gli ermetici facevano risalire all’egiziano Theuth, citato da Platone nel Fedro e nel Filebo (inventore dell’alfabeto e della scrittura), la paternità delle loro idee. Theuth, fu presto identificato con il dio egizio Thoth che vantava l’appellativo di “ grande grande” e già Erodoto lo individuò nel dio greco Ermete. Ma non vi è dubbio che l’incipit di tutto questo travaglio filosofico spirituale vada ricondotto a Platone, il quale non manca di essere ricordato sulla facciata del duomo di Siena assieme al profeta Abacuc, una Sibilla, Re David, Re Salomone, Mosè e Gesù di Sirach…sul lato destro il filosofo Aristotele. Ma la Chiesa non ebbe necessità di riscoprire nel Rinascimento dottrine metafisiche platoniche e cabaliste nelle quali si dedicò Pico della Mirandola che cercò di dimostrare la divinità del Cristo attraverso la magia e la cabala appunto, fuggito in Francia con l’accusa di eresia e assolto da papa Alessandro VI, a cui non dispiacque il suo studio.

Infatti lo stesso Tommaso d’Aquino già nel 1260 si faceva tradurre da un suo confratello Guglielmo di Moerbeke Aristotele e i suoi commentatori. La fama di Michele Psello a Bisanzio, cultore di Platone, arrivava fino dal XI secolo in Italia. D’altronde i Greci vivevano in Italia e Italiani andavano in Grecia, larghe zone d’Italia erano rimaste nell’orbita bizantina. Non a caso Ruggero Bacone considerava la penisola italiana come una specie di ponte teso fra mondo latino e mondo greco.

Perché è necessario far riferimento alla cultura greca e soprattutto alla riscoperta di Platone nella sua quasi interezza in epoca rinascimentale? Perché gli uomini del Rinascimento riscoprono i principi, i fondamenti su cui sui basa la cultura occidentale. La Chiesa cattolica aveva tratto, soprattutto con Sant’Agostino, elementi fondativi del Cristianesimo rielaborati alla luce degli studi di Platone e Aristotele, quale l’anima, abbandonando e alcune volte cancellando, distruggendo, ciò che non si conformasse a tale rielaborazione teologica. In nome della Rosa di Eco docet.

Forse i cristiani non disporrebbero del concetto di anima e gli occidentali del concetto di Storia se Sant’Agostino non avesse rivisitato, alla luce di Platone, la concezione ebraico-cristiana dell’uomo, e alla luce del disegno di Dio, opponendosi alla totale visione greca del tempo. Agostino quindi è un pensatore decisivo per la storia dell’Occidente. Decisivi vanno chiamati i pensatori che offrono una cultura a un popolo, e ad una civiltà le condizioni per pensare e comprendere se stessi.

Anima e tempo due parole chiave nella cultura dell’Occidente.

La parola nefes ebraica che i greci tradurranno con psiche e i latini con anima in ebraico significa “vita” e tutto ciò che concorre alla vita. Perciò nel Salmo 107: <<…affamati e sitibondi ringraziano Jahvè, perché saziò la loro nefes assetata ed affamata >>; e ugualmente Endos interroga David con queste parole:<< Perché vuoi mettere un cappio intorno alla mia nefes così da farmi morire?>> dove il riferimento è alla gola e non all’anima. E nel Deuteronomio si legge << Il sangue, questo la nefes e per ciò, là dove non è previsto il perdono; se ci sarà danno, porrai occhio con occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, nefes per nefes >>. Lo stesso cristianesimo delle origini non parlava di anima, bensì soltanto di resurrezione delle carni. Sono stati i pensatori cristiani della Patristica che hanno elaborato dai Greci il concetto di anima. Anche per gli stessi filosofi orfici la psiche non era altro che un’ombra, un ricordo dei vivi piuttosto che un’essenza della persona. Ulisse quando scende nell’Ade per incontrare la madre vede un’ombra senza l’essenza di ciò che era stata. Per Platone il corpo è un peso, un ceppo per l’anima. Non solo, ma i sensi di esso sono ingannevoli come il mito della caverna insegna. Al contrario nel Cristianesimo esso è santificato dalla venuta del Messia, figlio di Dio che si fa uomo. Mentre per Platone il corpo è la tomba dell’anima, per il Cristianesimo esso ha pari dignità dell’anima stessa essendo parimenti creato da Dio. Per questo la teologia cristiana parla di resurrezione dei corpi. Infatti lo stesso Cristo salirà al Cielo dopo tre giorni in modo che non si corrompa e ugualmente accadrà nel racconto del Vangelo alla Vergine il cui corpo ha contenuto il seme del Cristianesimo.

Mentre il tempo per Platone, a diversità di Sant’Agostino, permane circolare in un continuo divenire. L’anima stessa alla morte del corpo ritorna al Nous per rimettersi nella circolarità della vita dopo aver bevuto alla fonte di Lete (dimenticanza), per il Cristianesimo la storia è lineare da l’ Alfa all’Omega: dalla venuta di Cristo all’Apocalisse descritta da Giovanni.

 

La scoperta della metafisica: le idee platoniche (al di là del sensibile, dopo la fisica, oltre la fisica stessa) non solo nel Fedone, sottese ad esse, con la seconda navigazione, mette in moto da una parte la razionalità del pensiero e la conseguente ricerca, dall’altra la curiosità per il mondo antico fatto di mistero, magia, ermetismo. In una parola il mondo dell’anima o soprasensibile. Anch’esso descritto da Platone, il quale usa il termine anemoi per indicare l’anima: essa è “portata dai venti”, che penetrano nei corpi per saldarla alle solide catene de corpo che risulta sempre ingannevole non potendo secondo il Filosofo fidarci dell’esperienza sensibile, perché i corpi sono inaffidabili in quanto mutano ed invecchiano, si ammalano, sono preda di passioni, perciò sull’identità del corpo non si può costruire un’ identità personale, né un sapere immutabile a tutti comune. “Occorrerà allora raccogliere l’anima da tutti i punti del corpo e concentrarla in se medesima in modo che da sé possa giungere alla verità, libera dal corpo come da catene” (Fedone). Raccoglimento e concentrazione saranno da Platone in poi, le due operazioni che consentiranno all’anima di svolgersi in pura interiorità e raggiungere la verità contro l’inganno dei sensi. Il concetto sarà ripreso in Sant’Agostino “ In interiore homine habitat veritas”.

 

Cosa rappresentavano le Chiese fino all’anno Mille se non avamposti della cristianità? Soltanto dopo il Mille quando sorsero le bianche cattedrali in Europa in ringraziamento dello scampato pericolo della fine del mondo esse rappresentarono anche la continuità imperiale romana di cui la lingua colta, il latino, ancora in uso ne fa fede.

Il cattolicesimo si plasmò a somiglianza del mito di Roma e in alcuni casi si identificò nel parcere subiectis e debellare superbos, in altri casi ancora si sostituì per lungo tempo ad esso quando la potenza di Roma declinò: Attila e Leone I il grande, le Crociate… e rimase comunque nella storia e nell’immaginario collettivo europeo: ricordiamo il Sacro Romano Impero, sacro perché appunto cattolico, che finì con Napoleone il Grande nonostante che anch’egli volle cingersi la corona di ferro di Carlo Magno incoronato da Leone III nell’800 primo Imperatore del Sacro Romano Impero

Il mito di Roma fu costruito guerra su guerra dagli stessi romani imponendo la loro pace: pacique imponere morem; parcere subiectis et debellare superbos.

Farà suo questo motto la Chiesa cattolica. Infatti dal 1545 al 1563 si era tenuto il Concilio di Trento, il quale chiudeva una stagione non soltanto medicea di ricerca di percorsi spirituali gnostici spuri se non proprio eretici. Alchimia, ermetismo, cabala, fino ad allora tollerati dalla Chiesa cattolica venivano così classificati come percorsi ereticali, per ciò stesso condannabili. E’ la Controriforma in pieno esercizio di chiarezza teologale. L’Indice e la Santa Inquisizione opereranno al meglio da tale data in poi per debellare i superbi (eretici).

Papa Francesco abbandona chiese sconsacrate ma non la volontà di includere: religioni minoritarie scismatiche o numerose quali l’Ortodossa e infine vengano pure i seguaci di Maometto. La Chiesa cattolica non teme contaminazioni temporanee e provvisorie poiché ha dalla sua lo Spirito che soffia dove Egli vuole e sa trovare sempre la strada di Casa prima o poi, con o senza campanili. Mentre a noi umani mortali non resta che mormorare con il Vate della Terza Italia:

 

………

Addio, semitico nume! Continua

ne’ tuoi misterii la morte domina.

O inaccessibile re de gli spiriti,

tuoi templi il sole escludono.

 

Cruciato martire tu cruci gli uomini,

tu di tristizia l’aër contamini:

ma i cieli splendono, ma i campi ridono,

ma d’amore lampeggiano.

In una Chiesa gotica (Odi Barbare).

 

Guglielmo Adilardi

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