Papa Francesco portaerei di Pace in Birmania e Bangladesh

La visita del Papa nasce dall’esigenza di visitare “le periferie” del mondo ove i cristiani sono poco numerosi, per fargli sentire la vicinanza della Chiesa.

di Guglielmo Adilardi | 4 dicembre 2017

Birmania e Bangladesh due Stati malati di militarismo e xenofobia, vasi di ferro, di cui i Rohingya stanno nel mezzo come un vaso di coccio. Chi sono i Rohingya ? Un popolo senza terra tenuti assieme da una religione, la musulmana, unica loro identità non gradita ai buddisti della Birmania, ai generali che presidiano lo Stato e alla stessa Aung San Suu Kyi che si è espressa in modo ambiguo sulla questione. Il premio Nobel per la pace, infatti, ha più volte evitato di parlare dei Rohingya nei discorsi ufficiali e nelle interviste. Le origini di questo popolo, circa ottocentomila persone, si perdono nella storia. Alcune teorie sostengono che questa etnia risieda nel Paese da secoli, altre che i Rohingya siano giunti in Myanmar con la campagna migratoria dell’ultimo secolo. Di certo la loro presenza è attestata nel 1785, anno dell’invasione birmana che uccise migliaia di indigeni, tra cui molti Rohingya. Una specie di Rom italiani che molti vorrebbero “ruspare”. Papa Bergoglio ha fatto bene a seguire il “consiglio” dei generali della Birmania, di non nominare questo popolo sospinto a forza di uccisioni verso le nazioni adiacenti, soprattutto verso il Bangladesh che li circoscrive in campi profughi molto simili a quelli della Libia e ne utilizza la manodopera a basso costo. Nella visita in Bangladesh papa Francesco ha trovato il coraggio non soltanto di nominarli, ma di accogliergli alla Sua presenza. La visita del Papa, comunque, nasce dall’esigenza di visitare “le periferie” del mondo ove i cristiani sono poco numerosi, per fargli sentire la vicinanza della Chiesa. Ha anche un’altra motivazione questo viaggio ai confini dell’India, paese ove notoriamente il Papa non è gradito nonostante i tentativi fatti nel tempo da vari pontefici per visitarlo. Ed è proprio l’India che fra i paesi d’oriente discrimina e perseguita i cristiani e i musulmani. Quindi sfiorando i confini della più grande democrazia dell’oriente papa Bergoglio ha quasi la funzione delle portaerei americane presso la Corea del Nord. Avverte Narendra Modi, presidente del Governo indiano, che la Chiesa cattolica non abbandonerà mai il popolo cristiano di quel paese, ancorché minoranza in India (neppure il 3% , ma quasi trenta milioni di fedeli). E se il Papa prende le difese di un popolo mussulmano senza terra di ottocentomila persone da tutti discriminato, compresa l’India, e schiavizzato senza remore, moto di più, minaccia, sarebbe costretto a fare se le persecuzioni religiose abbiano a continuare. Fra l’altro i cristiani in India non sono come i Rohingya in Birmania e Bangladesh, ma sono molto ben posizionati e occupano alcuni posti all’interno della governance indiana.

 

 

Guglielmo Adilardi

 

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