Papa Francesco, l’ultimo Re socialista, parla di lavoro alla quarantottesima settimana sociale dei cattolici italiani

In definitiva ancora in primo piano per la Chiesa cattolica c’ è l’Uomo attorno a cui deve girare la finanza, l’economia, la robotizzazione industriale.

di Guglielmo Adilardi | 6 novembre 2017

Dal 26 al 29 di Ottobre si è tenuta a Cagliari la quarantottesima settimana sociale dei cattolici italiani. Tema del convegno: “ Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale” .

Le settimane sociali furono pensate e create dal beato Giuseppe Toniolo, economista e sociologo, (1845 -1918) all’indomani del non expedit e dellaRerum Novarum (1891), la prima enciclica sociale della Chiesa cattolica che giungeva ben dopo il Manifesto di Marx (1848) proprio per contrastare l’avanzata del materialismo socialista fra gli operai. La prima settimana sociale dei Cattolici italiani si tenne nel 1907. Toniolo fu impegnato anche nella costituzione nella Federazione Universitaria cattolica italiana (1896). Dopo lo scioglimento dell’Opera dei Congressi (1904) Pio X affidò al prof. Toniolo l’ Unione popolare, una delle tante conformazioni cattoliche dal cui seno uscirà il Partito popolare dello scomunicato Romolo Murri e di don Luigi Sturzo, esiliato negli S.U d’America dalla stessa Chiesa cattolica per far piacere a Mussolini, “ l’uomo inviato dalla Provvidenza”, e successivamente, in tempi più liberi, la Democrazia Cristiana.

Papa Francesco non poteva far mancare il suo messaggio ai congressisti in Cagliari in quanto più volte ha incitato i cattolici a scendere nuovamente in politica senza per questo rifondare un partito della Chiesa, ma facendo sentire le loro voci nei partiti e nelle strutture sociali di singola appartenenza. Recentemente si rivolse all’Azione Cattolica perché riprendesse il proprio posto nella politica come un tempo; ricordiamo soltanto i due più famosi, fra i tanti, “azionisti”, Giulio Andreotti, Oscar Luigi Scalfaro….

Dobbiamo riconoscere che il discorso del Papa, fatto in differita ai congressisti, è risultato essere di alta politica sociale, la quale contrasta con lo spettacolo quotidiano dei nostri politici, senza distinzione, diciamolo con coraggio, a rischio di essere definiti qualunquisti.

Il Papa, partendo da una frase storica di Toniolo, ha toccato vari punti essenziali per la dignità del lavoratore:

<< Noi credenti sentiamo, nel fondo dell’anima, […] che chi definitivamente recherà a salvamento la società presente non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi . Ci si santifica lavorando per gli altri, prolungando così nella storia l’atto creatore di Dio (Dal saggio: Indirizzi e concetti sociali) >> .

 

Francesco ha sottolineato come la Dottrina sociale della Chiesa nacque per difendere i lavoratori dipendenti dallo sfruttamento, per combattere il lavoro minorile e auspicare un minor numero di ore lavorative, inseguendo, secondo il nostro modesto parere, la vulgata socialista.

Il Suo pensiero è andato anche ai disoccupati che cercano lavoro e non lo trovano, agli scoraggiati che non hanno più la forza di cercarlo, e ai sottoccupati, che lavorano solo qualche ora al mese senza riuscire a superare la soglia di povertà. A loro ha detto:

<< Non perdete la fiducia. Lo dico anche a chi vive nelle aree del Sud d’Italia più in difficoltà. La Chiesa opera per un’economia al servizio della persona, che riduce le disuguaglianze e ha come fine il lavoro per tutti >>.

 

Obiettiva la diagnosi della crisi economica mondiale che è iniziata come crisi della finanza, poi si è trasformata in crisi economica e occupazionale:

<< La crisi del lavoro è una crisi ambientale e sociale insieme (cfr Enc. Laudato si’ ,13). Il sistema economico mira ai consumi, senza preoccuparsi della dignità del lavoro e della tutela dell’ambiente. Ma cosi è un po’ come andare su una bicicletta con la ruota sgonfia: è pericoloso! La dignità e le tutele sono mortificate quando il lavoratore è considerato una riga di costo del bilancio, quando il grido degli scartati resta ignorato. A questa logica non sfuggono le pubbliche amministrazioni, quando indicono appalti con il criterio del massimo ribasso senza tenere in conto la dignità del lavoro come pure la responsabilità ambientale e fiscale delle imprese. Credendo di ottenere risparmi ed efficienza, finiscono per tradire la loro stessa missione sociale al servizio della comunità >> .

 

In definitiva ancora in primo piano per la Chiesa cattolica c’ è l’Uomo attorno a cui deve girare la finanza, l’economia, la robotizzazione industriale, senza mai perdere di vista il fine ultimo di ogni attività umana che deve restare l’Uomo con i suoi bisogni, i suoi sogni, il suo desiderio di miglioramento sociale.

Insomma parole per nulla scontate che al di là delle ideologie, possono farci partecipi e seguaci. Non così quando parlano i nostri politici, i quali promettono promettono e mai mantengono. Se non altro la Chiesa cattolica una Caritas ce l’ha e funziona. I nostri governanti per i milioni di Italiani indigenti che stanno facendo?

Il Papa ha continuato dicendo:

<< Senza lavoro non c’è dignità… Ma non tutti i lavori sono “lavori degni”. Ci sono lavori che umiliano la dignità delle persone, quelli che nutrono le guerre con la costruzione di armi, che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori. Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione. Io ho sentito tante volte questa angoscia: l’angoscia di poter perdere la propria occupazione; l’angoscia di quella persona che ha un lavoro da settembre a giugno e non sa se lo avrà nel prossimo settembre. Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono. Rimane poi la preoccupazione per i lavori pericolosi e malsani, che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e di invalidi.

 

Il Re d’Italia ha parlato da vero socialista. Una voce nel deserto inascoltata da tempo, purtroppo; un cuore che batte a sinistra insieme a tanti altri.

 

Guglielmo Adilardi

 

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