Palumbo: sviluppi del giudizio antitalikum-antirosatellum presso il tribunale di Messina

Depositate dai ricorrenti alcune note autorizzate nel giudizio pendente. L’Avvocatura dello avrà tempo sino al 2 gennaio per depositare la sua replica, dopo di che, all’udienza del 12 gennaio, il giudizio dovrebbe andare in decisione.

di Pensalibero | 4 dicembre 2017

Ancora non si conosce la data del voto e nemmeno come saranno composti i collegi uninominali previsti dal nuovo sistema elettorale, il Rosatellum.  Il clima è già rovente, pur essendo appena agli inizi della campagna elettorale. Ma la cosa più sorprendente è che sulla legge appena approvata pende il rischio di  nuovi esami della Corte Costituzionale, che potrebbero mandare tutto all’aria. Era già noto il primo appuntamento del Rosatellum con la Corte Costituzionale. Il 12 dicembre la Consulta dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità di due ricorsi sulle modalità di approvazione dell’Italicum tramite la fiducia. Sono conflitti di attribuzione sollevati da quattro deputati e dai gruppi grillini di Camera e Senato. Ma siccome la stessa modalità è stata osservata dal governo Gentiloni, i gruppi grillini hanno sollevato lo stesso conflitto di fronte alla Corte anche contro la fiducie sulla legge appena approvata.

Ora, si ha notizia che anche i nuovi ricorsi presentati in vari tribunali italiani dal gruppo di avvocati che già avevano affossato Porcellum ed Italikum, potrebbero, a breve, portare la Corte Costituzionale a pronunciarsi sul Rosatellum. Venerdì 1 dicembre, l’avv. Vincenzo Palumbo, già parlamentare del PLI, ha depositato alcune note autorizzate nel giudizio pendente presso il Tribunale di Messina. “L’Avvocatura dello Stato – ha dichiarato Palumbo – avrà tempo sino al 2 gennaio per depositare la sua replica, dopo di che, all’udienza del 12 gennaio, il giudizio dovrebbe andare in decisione, che mi auguro intervenga prima dello scioglimento delle Camere”.

Una corsa contro il tempo, dunque, per ottenere, in tutto o in parte, la decadenza di una legge attraverso la quale, secondo i ricorrenti, “ i partiti egemoni dell’attuale sistema politico si sono fatti lecito di ritagliarsi sulla loro misura la normativa elettorale (quella di oggi come quelle precedenti), allo scopo di ricavarne un indebito vantaggio e senza neppure farne derivare una qualche utilità di sistema, come pure sarebbe stato teoricamente possibile sostenere nell’ambito di un qualche sistema di tipo maggioritario”.

Se veramente si voterà con questa legge, oppure no, sarà deciso sul filo di lana.

P.

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