Orari esercizi commerciali. Liberi, altrimenti si compromette la nostra democrazia

di Vincenzo Donvito | 15 aprile 2017

Il turbinio delle feste di fine aprile propone l’eterno problema degli orari degli esercizi commerciali: le classiche domeniche mescolate a Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio e ponti connessi. Le forze in campo, mescolate ad opinioni e fatti e notizie, cercano di affermare diritti che sarebbero violati, ad intimita’, privacy ed economia. Alcuni sindacati sul piede di guerra, con scioperi ad hoc per motivare i dipendenti del commercio a non sottostare a quelli che vengono ritenuti soprusi e ricatti. Lavoratori che vogliono lavorare. Consumatori che vogliono consumare. Religiosi che vogliono pregare. Festaioli che vogliono festeggiare. Pacieri che vogliono stimolare la pace. Insomma, ognuno sembra che abbia un proprio ruolo da difendere ed affermare. Bisogna che qualcuno vinca? Esistono dei diritti superiori ad altri? A nostro avviso, nel rispetto dei dettami delle leggi, tutti i diritti hanno -per l’appunto- diritto di cittadinanza. Partiamo dal
presupposto che le leggi non siano irrispettose di questi diritti differenti. Quindi, abbiamo dei paletti, cioe’ leggi che -canone fondamentale in regime di democrazia- non devono regolamentare tutto, e quello che non e’ regolamentato e’ liberamente disciplinato dalla volonta’ dei singoli. Quindi leggi che NON dovrebbero essere:
– corporative: a difesa dei diritti di un gruppo, delle sue posizioni di rendita, a svantaggio di altri.
– xenofobe: discriminatorie verso cio’ che e’ “straniero” o -in una interpretazione estensiva- “diverso”. Omettiamo razziste (superiorita’ di una razza sull’altra) perche’ usiamo come base di confronto e costruzione, la nostra Costituzione e i Trattati comunitari e internazionali a cui il nostro Paese aderisce, che escludono a priori il razzismo; base che dovrebbe essere tale per tutti, in una dialettica oltre la quale diventa questione di ordine pubblico.
– liberticide: che affermino la liberta’ di gruppi maggioritari senza tutelare e garantire i gruppi minoritari e -soprattutto- gli individui in quanto tali.
In questa nostra visione di democrazia e legalita’ (che non ci sembra particolarmente estremista e fuori dei ranghi della nostra comunita’ civica nazionale e internazionale -di quella parte del mondo cosiddetta occidentale, a cui apparteniamo)… in questa nostra visione, ci sembra “bizzarro” che nel 2017 ci sia ancora chi, in nome del diritto al lavoro e al riposo e alla felicita’ e alla sicurezza, pensi di fare bene imponendo gli orari agli esercizi commerciali. Probabilmente lo fa rispetto ad un proprio standard di questi diritti, che ritiene vada difeso ed affermato ed imposto anche se viola altri standard… ma e’ qui il problema: i gruppi (maggioranze o minoranze che siano) devono affermarsi a dispetto di altri o non devono, piuttosto, tutelarsi nel rispetto degli altri gruppi e -soprattutto- degli individui? Noi peroriamo gli individui che: lavorano, consumano, dormono, pregano, amano, si divertono e, di conseguenza, sono in grado di scegliere per proprio conto
cosa fare o meno per vivere in questo modo; e devono avere leggi che consentano loro di essere tali.
Questo puo’ accadere solo in un regime di liberta’. Dove, quella economica, per esempio, non puo’ esser tale se non c’e’ anche quella religiosa.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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