Oltre la nebbia che avvolge l’Italia

di Nicola Cariglia | 27 febbraio 2013

Non è detto che Berlusconi continui a condizionare centrodestra e centrosinistra; il voto non è contro l’Europa ma contro la sua gestione distorta. E il PD, piuttosto che il giaguaro, dovrebbe smacchiare il suo “fattore K”O

nebbia-2e78eAncora l’Italia è come uno stadio affollato all’inizio di un attesissimo e tesissimo derby. Il rettangolo di gioco è quasi invisibile per il denso fumo dei mortaretti che sono stati sparati dalle due curve che ospitano le tifoserie più accese.

Se usciamo dalla metafora calcistica per rientrare nel clima calato sul Paese dopo l’esito elettorale, la cortina fumogena non è da meno. E, come i tifosi, anche gli elettori (ammesso che siano qualcosa di diverso) faticano a scorgere l’inizio della partita.

Mentre ancora non si sa quale sarà l’esito dello stallo che si è determinato in Parlamento per effetto del voto, può aiutare a capire qualcosa di più sgombrare la nebbia di troppi equivoci che si sono nel frattempo determinati. Insomma: se volessero continuare ad “imbriacare” gli elettori, consigliamo di non provarci nemmeno.

Punto primo: non è detto che la presenza di Berlusconi debba continuare a condizionare il centrodestra. E non è detto che Berlusconi possa continuare ad essere il comodo alibi del centrosinistra. Berlusconi può legittimamente sentirsi non sconfitto dopo venti anni di presenza sulla ribalta politica. Ha fatto il nuovo miracolo che gli permette di uscire con onore. Basta che lo faccia di propria iniziativa e non perché costretto. Già questo permetterebbe di sbloccare tante cose e sprigionare nuove energie nell’uno e nell’altro campo. Addirittura di ridisegnare un nuovo sistema, come avvenne dopo Tangentopoli. L’importante è non commettere gli stessi errori.

Punto secondo: non è vero che gli italiani hanno votato contro l’Europa dando i loro consensi a Grillo, negandoli a Monti, e togliendone a Berlusconi in misura minore al previsto. C’è, giustamente, un diffuso sentimento di ripulsa verso una Europa degli egoismi che infligge sacrifici ai più poveri per non scalfire i privilegi consolidati dei più ricchi. Gli italiani sono per l’Europa, ma non per quella della Finanza, delle Banche, degli Euroburocrati e dell’asse Merkel-Sarkozy.

Punto terzo: il PD non sfonda, nemmeno quando gli avversari di sempre arretrano. Perde quando è il favorito, quando non dovrebbe esserci partita. Molti anni fa, quando ancora una parte del PD si chiamava PCI e l’altra DC, venne coniata da Alberto Ronkey, un grandissimo giornalista, a lungo direttore de La Stampa, l’espressione “fattore K”. Significava che gli italiani non riuscivano a digerire quel profumo di comunismo e assuefazione all’Unione Sovietica che, a torto o a ragione, imputavano al vecchio PCI. E’ da presumere che questo fattore pesi ancora non poco se persino le vittorie hanno il sapore di sonore batoste.

Bersani e tutto il gruppo dirigente, invece di smacchiare il giaguaro, farebbero bene a pensare a loro stessi. Forse dovrebbero pensare ad uno scioglimento del PD, che non ha funzionato, per dare vita ad una rifondazione su basi diverse con nuovi personaggi e nuove aggregazioni culturali.

Sarebbe un bene per l’Italia perché innescherebbe un ciclo virtuoso che coinvolgerebbe anche altri. E sarebbe un bene anche per il PD, altrimenti destinato ad avvitarsi in una pericolosa caduta libera.

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

3 commenti

  1. simona gori nidito

    hai perfettamente ragione. il fattore “K” esiste. basta sentir parlare i pdessini. sono pieni di sè anche ora che dovrebbero avere la coda fra le gambe per la figuraccia del suo leader che, dopo aver magnificato la grande affluenza del suo “popolo” alle primarie, con una campagna elettorale disastrosa è riuscito a portare l’italia in una situazione di ingovernabilità. sono prepotenti. sfacciatamente arroganti. basta sentir parlare la portavoce di bersani. si sentono forti perché hanno la magistratura che li appoggia e tanta parte dei direttori di testate giornalistiche, ma non hanno espresso un programma politico fino ad ora. speriamo bene!

  2. Giampaolo Mercanzin

    In effetti Bersani sig.ra Maddalena “non poteva” fare un passo indietro. Renzi lo ha sfidato, tentando di rottamarlo, ma si è scontrato con un apparato consolidato che, con un massiccio fuoco di sbarramento, l’ha costratto all’angolo. In quel momento, dato che nessuno gli aveva impedito di ergersi a “rottamatore” dei FERRIVECCHI, non solo di quelli PD, egli doveva prendere atto del fallimento del suo progetto ed uscire dal PD, dove la sua idea non aveva avuto successo. Se l’avesse fatto, con ogni probabilità non avremo avuto la fallimentare esperienza Monti e lui avrebbe potuto catalizzare veramente un movimento “alla Grillo”, ma molto più concreto, che abbandonando l’arruginito Bersani gli avrebbe dato la pssibilità con poca spesa di rottamare anche il “Silvio Nazionale”, con una fava sola. Invece ha accettato la sconfitta ed é rimasto a fare il “cicisbeo” di Bersani sostenendolo nello sdrucciolevole percorso che quest’ultimo andafa a fare.
    Renzi può ancora redimersi, non accettando nulla dal PD, che certamente, come è prassi, farà di tutto per integrarlo, rendendolo inocquo, ma proseguendo il suo programma di esperto rottamaro.
    E’ l’unica possibilità che ha per riprendere il suo progetto, altrimenti sentiremo ancora parlare di lui, ma certo non in positivo.

  3. Maddalena Gentile

    Sono perfettamente d’accordo. E penso che se Bersani avesse fatto un passo indietro a favore di Renzi, invece che boicottarlo, il PD avrebbe stravinto.

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