“Non so quello che voglio ma lo voglio subito.”

C’è una strana sintonia tra gli Stati Uniti e l’Italia in questo momento.

di Oscar Bartoli | 14 maggio 2018

C’è una strana sintonia tra gli Stati Uniti e l’Italia in questo momento.

Da una parte gli ambienti liberali si stanno flagellando chiedendosi che cosa mai sia successo in America e stia per succedere in Italia.

Da oltre un anno l’America è gestita (si fa per dire) da un presidente che rappresenta il 42% dell’intera popolazione e che, nonostante le indagini sociali condotte dai media che non lo amano, galleggia su una economia che sembra solida nei suoi fondamentali.

Inutile fare la sottile disquisizione che Donald Trump si è trovata scodellata sul suo tavolo di lavoro alla Casa Bianca un’economia risanata dall’odiato nero che per otto anni è riuscito a rimettere in sesto una nazione che sembrava avviata sull’orlo del precipizio.

La memoria dell’americano medio e’ molto corta e la cultura storica degli USA e’ affetta da una stabile miopia.

Proprio quel nero che per cinque anni Donald aveva cercato di sputtanare affermando che Obama non era cittadino americano ma nato in Kenya.

Quando poi le evidenze documentali hanno sancito che si trattava dell’ennesima bufala messa in campo dal palazzinaro di New York, Donald con noncuranza ha preso atto della inconcludenza della sua campagna negativa, senza peraltro chiedere scusa al diretto oggetto delle sue pesanti accuse.

Perché questo è il suo stile, questa la sua cifra: lanciare il sasso nello stagno e poi vedere quello che può succedere.

Ne abbiamo scritto diverse volte su questo nostro blog ma e’ opportuno ribadirlo: gli Stati Uniti sono una nazione fondamentalmente divisa in due parti radicalizzate.

Il presidente Donald Trump parla alla pancia di uno dei due segmenti solleticandone i bassi istinti, affermando e confermando il diritto di girare armati con mitragliatori da guerra e facendo lo slalom tra i numerosi scandali sessuali e le pesanti accuse di aver messo a rischio la democrazia americana con i suoi, in corso di accertamento, rapporti di estremo interesse economico con la nomenklatura russa.

Il popolo dei votanti americani aspettava uno come Donald Trump che gli rinfocolasse antichi e mai sopiti veleni sociali che sono poi quelli che costituiscono la base del suprematismo bianco non solo negli Stati Uniti ma anche in altri paesi.
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In Italia tra qualche giorno sarà varato un governo costituito dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega.

Due entità politiche che per anni hanno infarcito la loro propaganda con l’invito ad uscire dall’Europa, cancellando la moneta unica.

Questa predicazione sovranista ha trovato un largo ascolto in milioni di persone che sia nel referendum del 4 dicembre 2016 sia recentemente nelle elezioni generali del 4 marzo hanno votato all’insegna del: “Non so quello che voglio ma lo voglio subito.”

Oppure se preferite il motto del mio concittadino Gino Bartali che è passato alla storia non solo per le sue vittorie sportive ma per il: “Gli è tutto sbagliato, gli e’ tutto da rifare.”

Anche se poi a livello personale il grande Gino con la sua vittoria al giro di Francia fu in grado, inconsapevolmente, di bloccare la guerra civile in Italia dopo l’attentato a Togliatti. E pochi ricordano che era solito mettere documenti riservati nel manubrio delle sue biciclette per salvare amici e conoscenti ebrei dai nazi-fascisti.

Complice la larga percentuale di astensione nelle votazioni, la disoccupazione giovanile, gli eterni problemi del mezzogiorno, il dominio della criminalità organizzata, l’incapacità della casta politica di gestire al meglio una nazione la cui cifra di corruzione è tra le più alte del mondo, la restante parte del popolo votante italiano ha seguito i pifferai populisti con grande entusiasmo sperando ingenuamente in una istantanea conversione.

Era troppo pretendere che il cittadino medio italiano potesse riconoscere che, al di là della simpatia o meno per un personaggio come Matteo Renzi grande esperto di harakiri, i governi del Partito Democratico hanno fatto cose che in altre culture sociali avrebbero potuto trovare approvazione.

La storia è piena di momenti tragici nei quali i populisti di turno hanno parlato alla pancia della gente.
Promettere “Panem et circences” porta sempre vantaggi immediati al trombone di turno il quale dovrà poi avere risorse economiche sufficienti per garantire quanto promesso.

Un governo composto da entità politiche che hanno sempre dichiarato il loro scetticismo nei confronti della Nato e il loro apprezzamento per il dittatore a vita Putin, costituisce un enorme punto interrogativo non solo a livello europeo ma anche e soprattutto Atlantico.

Qualcuno potrà obiettare che ogni politico è capace di dire e smentire quello che sostiene all’insegna di una immoralità del resto codificata dal Machiavelli.

E, come diceva il cieco, staremo a vedere.

Oscar Bartoli    (letter from Washington)

 

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell'IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche' gli piaceva, ha lavorato come chitarrista - cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d'Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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