Non è un Paese per pendolari

Accanto all’Alta Velocità ecco il grande infinito mondo delle linee ferroviarie ad Alta Lentezza, che nel caso del cibo funziona perché è bello mangiare lento, nel caso degli spostamenti non funziona

di Fabrizio Binacchi | 26 Nov 2018

E’ peggio viaggiare sui treni della linea Mantova – Milano o su quelli della Reggio Calabria – Taranto?  Bella gara. Siamo un Paese di pendolari, più di 5 milioni e mezzo al giorno secondo le ultime rilevazioni statistiche, eppure non siamo un Paese per pendolari.

Siamo il Paese che in Europa ha il più alto tasso di popolazione  che vive in campagna pur lavorando in una città, come ha scritto -forse con un po’ di invidia-  anche Der Spiegel, noto giornale tedesco che spesso si occupa di vita italiana. Eppure non siamo capaci di sostenere con livelli standard questo fenomeno, queste condizioni di vita quotidiana.

Per tornare alla domanda iniziale ovvero se sia peggio viaggiare sulle linee pendolari in Lombardia, una delle regioni locomotive d’Europa, tra Mantova e Milano oppure nel sud del sud cioè tra la punta mediterranea dell’Italia continentale e Taranto:  ebbene siamo lì lì,  tanto la linea peggiore in assoluto è da un’altra parte. La peggiore? La Roma Ostia Lido.

C’è una letteratura sulla linea pendolari che collega la Capitale al mega centro del litorale romano: carrozze in stato di degrado tra riscaldamento da forno e aree da gelo siberiano, ritardi, soppressioni, malfunzionamenti e via discorrendo.

La classifica è di Legambiente che ogni hanno stila l’elenco drammatico di Pendolaria.  Una volta ho preso anch’io la Roma Ostia Lido pensando che fermasse in una stazione dell’Eur e invece , parlo di tanti e tanti anni fa, avevo sbagliato corsa e stavo finendo al mare. Capita.

Ci siamo rifatti il look sulle linee primarie, e in dieci anni con i Treni ad Alta Velocità che sfrecciano, è proprio il caso di dire, ad altissima velocità superando talora anche i 300 chilometri all’ora nelle pianure padana e laziale, portando viaggiatori da Milano a Bologna in un’ora secca, da Bologna a Firenze in poco di 30 minuti, collegando città una volta lontanissime da un punto di vista ferroviario come Verona Roma, Bergamo Roma, Venezia Torino, Firenze Salerno, in tratte quasi metropolitane, cioè da percorrere con comodità nell’arco di una giornata o a volte mezza giornata.

Solo qualche lustro fa nessuno avrebbe immaginato una corsa di alta velocità tra Mantova e Roma con possibilità di fare andata e ritorno nello stesso giorno. Una volta dovevi mettere in conto tra passaggi, cambi e soste almeno 6 o 7 ore di viaggio.  Mica prima della Guerra, solo 30 anni fa.

Accanto all’Alta Velocità ecco il grande infinito mondo delle linee ferroviarie ad Alta Lentezza, che nel caso di Slow Food per il cibo  funziona perché è bello mangiare e degustare lento, nel caso degli spostamenti non funziona.

E’ deprimente ed ottundente dover fare ogni giorno due ore di viaggio ( questa è la media, quindi qualcuno ne farà anche 4 e immaginate come saranno quelle ore!) in condizioni spesso incredibili per gli anni di modernità che sulla carta viviamo.

I problemi sono in tutte le regioni, ma al Sud di più. In cima alle linee pendolari problematiche c’è la Circumvesuviana, poi la Messina Catania Siracusa, e pure la Bari Martina Franca Taranto.  Due anni e rotti fa abbiamo scoperto che sulla Bari Barletta i capistazione si telefonavano per comunicare che partiva o arrivava un treno e infatti tra Andria e Corato è avvenuto il disastro.  Ma non stanno messe bene nemmeno la Brescia Cremona e la Treviso Portogruaro, sempre secondo classifica di Legambiente.  Abbiamo fatto salti da gigante sulla Milano Roma e sulla Torino Venezia mettendo in condizioni le persone, per esempio,  di dormire a casa a Verona e lavorare a Torino di cenare a Bologna e prendere servizio a Milano. Treno AV come un bus. A volte più veloce. Ma mettiamo in croce quelli che da Monfalcone devono andare a Udine o da Siena a Firenze.

Non è necessario un nuovo miracolo italiano , probabilmente basterebbe fare un piano di risanamento e rilancio delle linee cosiddette secondarie dando sicurezza ai viaggiatori e producendo, vedi mai, nuovi posti di lavoro, con investimenti e sviluppo a cascata sul territorio. Molti esempi internazionali confermano che investire in trasporti e mobilità sostenibile è stato decisivo per lo sviluppo dell’intero Sistema economico – sociale.

Buon viaggio.

 

Fabrizio Binacchi

 

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l'Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Un commento

  1. Adalberto Scarlino, Firenze

    Denuncia bene informata e puntuale, complimenti. Anche troppo blanda,però. Ci sono gravissime responsabilità dei governi e dei ministri…. competenti ( si fa per dire ). Ancor più gravi , se possibile, quelle dei vari Cimoli, Catania, Moretti, Mazzoncini, padrini/padroni installati al comando di una rete e di un servizio ferroviario non più statale, “privatizzato” con metodo infame. Alta velocità subito diventata non una possibilità di scelta per ll cittadino, ma una imposizione , praticamente senza alternative per il viaggiatore , a caro prezzo, è il caso di dire, anzi, a cari prezzi. Italo e Trenitalia hanno occupato/sfruttato le linee nord-sud ai due lati della catena appenninica; poi la Torino-Milano-Venezia. Hanno lasciatoil resto nello stato che Binacchi ben descrive. Ora infine, volendo spremere allo spasimo il servizio per interessi che non sono quelli dei normali viaggiatori, nè quelli in generale del nostro Paese, sono arrivati a “intasare” anche le linee principali, sulle quaii ritardi sono da tempo pesanti e costanti ( verificare per credere ). Il nuovo governo ha già dimostrato di essersi reso conto di questa oscenità, ma temo che non avrà la forza di realizzare civili cambiamenti. Coraggio, comunque. Varrebbe la pena, almeno, di tentare. E di mandare a farsi fottere – scusate – chi ha fatto tanti danni e tanti “furti”.

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