Non Ceceno, ma Russo: il dramma di una nazione che non esiste.

di Enrico Martelloni | 10 luglio 2017

In Italia siamo troppo avvezzi a confondere le cose, vuoi per il solito complesso d’inferiorità, vuoi per malafede. Esempi nella Storia e nella cronaca attuale ne esistono. Storica, ad esempio, è quella di far agli italiani credere, di aver vissuto un “ Armistizio” a Cassibile nel dramma della seconda guerra mondiale. Questa convinzione perdura ancora nelle coscienze di molti. l’Italia, invece, a Cassibile firmò una resa INCONDIZIONATA. Nulla di meno. Nell’attualità di questi giorni, in seguito all’arresto di un presunto terrorista kamikaze a Bari, si parla di foreign fighter, cioè di soldato di ventura, Ceceno, dimenticando volutamente che quello spicchio di terra caucasica fa parte della Russia di Putin. Al quale Trump, avrà anche stretto la mano durante il G20 ad Amburgo, con più dolcezza e distanza per limitare le critiche e il rischio di Impeachment negli USA, ma ancora Putin resta di fatto un dittatore; se ancora l’originale non è stato sostituito da uno o più sosia, per un regime che non ammette deroghe. Resta, a questo punto da chiarire solo il fatto evidente, che la Cecenia non è uno Stato indipendente, ma fa parte della Russia; la quale è la vera responsabile, attraverso Kadirov, degli attentati in Europa di Jihadisti e dell’ISIS. La Cecenia vera, quella laica di Džokhar Dudaev è morta con lui nel 1996 e la sua gente vive lontano dalla sua patria, in Europa e in America. Chi ora vive in Cecenia, vive nel terrore della Sharia, sotto il pugno dell’uomo che è la quinta colonna di Putin. I giornali Italiani se ne guardano bene da riconoscerlo. Oggi, per questo motivo, non è possibile dire: sei un ceceno e non un russo. Dovresti allora dire che uno è Uzbeko, Buriato, Tagiko, Kirghiso, Iacuto e di tanti altri, cento popoli e nazioni, rinchiuse nell’impero russo di Putin; non dire, genericamente : russo. Questi popoli dovrebbero avere la loro indipendenza come la desiderano, se vogliamo distinguerli e riconoscerli. Per lo più, queste popolazione sono musulmane, alle quali fino dai tempi dell’Urss, sono state distrutte le tradizioni e la lingua. L a Cecenia, la fiera Cecenia, ha combattuto la Russia fino dalle guerre caucasiche di Alessandro I. I guerrieri ceceni hanno sempre incusso ai russi timore per il valore e la loro determinazione in guerra. C’è voluto Putin nel 1999, e la distruzione attraverso il bombardamento della capitale Grozny, per piegare i ceceni e la loro lotta per l’indipendenza. La fuga e la morte di migliaia di civili, durante quella guerra, il dramma di Beslan e del teatro Dubrovka a Mosca, sono costate lacrime ad un popolo mai domo. Quando mai al lupo mancano le scuse per aggredire l’agnello? Annulla è valso la denuncia della Politkovskaja, e restano intonsi ai più in questo paese, i suoi libri di denuncia, uccisa in un agguato, come centinaia di giornalisti e osservatori che hanno accusato i crimini di Putin. La Russia ha di fatto distrutto e annientato questo popolo. Chi è restato, è rimasto lealista alla Russia e al pericolo dell’integralismo islamico, fuggito , questo, dall’Afghanistan e riparato in Cecenia, dove Jihadisti e ISIS si sono riorganizzati, vero, in una confusione politica militare difficile da ricostruire per le faide interne che vi si formarono. Quindi, quando si parla di Omar il Ceceno, numero due dell’ISIS ucciso due anni fa, o di questo ultimo episodio dell’arresto a Bari di un estremista e fanatico, si deve parlare di Russi, non di ceceni.

Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d'adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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