Non ce la faccio più!!

Ho quattro tessere in tasca, da parecchi decenni e conservo caparbiamente l’iscrizione al Partito Repubblicano Italiano. Ritrovare le radici del nostro felice passato è sempre e comunque un gran bene.

di Renato Traquandi | 11 febbraio 2018

Alla mia “verde” età di anni 77, ho quattro tessere in tasca, da parecchi decenni.
Una è quella del Circolo fiorentino “Fratelli Rosselli”, per motivi dinastici e familiari; c’è poi quella della Fratellanza Garibaldina, in memoria del mio avo romano, guida a cavallo dei reparti garibaldini, nel 1849, durante la Repubblica di Mazzini, Armellini e Saffi.
Conservo caparbiamente l’iscrizione al Partito Repubblicano Italiano, da mazziniano convinto ed infine quella del Circolo Culturale “Unità d’Italia”.
Da oltre mezzo secolo ogni mattina mi reco presso un’edicola, ad acquistare un quotidiano, che al 90% dei casi è La Nazione, da qualche tempo chiamata anche “ Quotidiano Nazionale”.
Ho così appreso, con tristezza, devo dire, della dipartita a solo 60 anni, della mitica interprete del film di Verdone: “Bianco, Rosso e Verdone”, la signora Magda….. si proprio Lei, quella di …. “ non ce la faccio più!!!!!”: l’attrice Irina Sanpiter, bellissimo emblema moderno di moglie e madre fedele, sicura e succube di Furio, coniuge maniacale ed ossessivo.
Riflettendo sulle ingiustizie della vita, dall’inserto di Cronaca sono passato a quello dedicato a “Economia e Lavoro”.
A pagina 4 ho avuto modo di leggere l’articolo scritto da Stefano Vetusti, il cui titolo in neretto è: “ Quando i dipendenti si vestono da padroni”.
Nel bordo sinistro della pagina, un sottotitolo: “ Questo strumento anti crisi si chiama – workers buyout – e commenta che una società che rinasce così ha una vita media di 13 anni. Quando i lavoratori di un’azienda la salvano, trasformandola in una cooperativa il cui capitale iniziale è fatto dalle loro liquidazioni”, ecco di che si tratta!
Perché mi indigno, esclamando: “ Non ce la faccio più”!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.
Nell’aprile del 1860 uscì un libretto, scritto da Giuseppe Mazzini, dal titolo: “Doveri dell’uomo”, essenzialmente dedicato agli operai italiani, nel quale, tra l’altro si consigliava di lavorare in azienda mettendo “capitale e lavoro nelle stesse mani”. Il movimento delle cooperative è stato un assioma mazziniano, quindi, repubblicano e fede ne fa la storia dei patti di fratellanza, dal 1870 in poi.
Consiglio ai due di approfondire la materia. Mi va bene il fatto che questi operai sacrifichino le loro liquidazioni nel nobile tentativo di salvare il loro posto di lavoro. Ma resto sempre più convinto che apprezzare le forme cooperativistiche, unite a quelle previste sulla costituzione di società in accomandita semplice o per azioni, dovrebbero essere sempre più preferite alle mere ed aride società di capitale.
Non una parola, nessun accenno alle radici, solo anglicismi.
Ritrovare le radici del nostro felice passato è sempre e comunque un gran bene, per guardare meglio al nostro futuro.

Renato Traquandi
– Scuola Repubblicana – Arezzo
www.sentierirepubblicani.it

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