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NICOLA CARIGLIA

I laici rappresentino il cambiamento ora che i due poli si stanno sgretolando

A conferma di una tendenza di pensiero già da tempo emersa, a Firenze si è verificato il primo tentativo di riunire le forze laiche e liberali nel cosiddetto Gruppo dei 101, “un autentico laboratorio – ci dice Nicola Cariglia, che ne è stato uno dei principali promotori – che ha costituito non una federazione di forze diverse, ma una novità vera e propria, una proposta politica basata sul dialogo, l’ascolto e le adesioni di coloro che poi ci hanno dato un voto d’opinione, non di partito. Un risultato ottenuto con una campagna elettorale condotta senza mezzi e senza nessuna visibilità mediatica, che ci fa guardare con ottimismo al futuro, perché se veramente si realizzasse la possibilità di ampliare il nostro modello a livello nazionale, riunendo in un unico partito le forze laiche e liberali, potremmo decuplicare i voti”.

Ci sono le condizioni per concretizzare questo progetto?

“Prendiamo atto che dieci anni sono sufficienti per una mutazione genetica dell’elettorato, quindi quell’area laica un tempo quantificabile nel 25% dei voti non esiste più, perlomeno non in quella misura. Ha subito una trasformazione che ci deve indurre al realismo, necessario per riunire gli eredi dei partiti laici e farne una forza organizzata per conquistare un nuovo elettorato”.

Ci sembra che l’ostacolo principale a questo progetto possa situarsi negli individualismi delle singole forze.

“Indubbiamente, il pericolo è che un buon risultato possa generare illusioni ed ambizioni che spingano ognuno a coltivare il proprio piccolo orto piuttosto che un grande podere comune. Certo, è importante non dimenticare le proprie radici, ma questo deve tradursi in una cultura produttiva di proposte credibili agli elettori. Dobbiamo avere la forza di presentarci come una novità, in un momento in cui il bipolarismo si sta sgretolando per le oggettive difficoltà che travagliano tanto il centrodestra che il centrosinistra. Possiamo essere una sponda di approdo per i naufraghi che non si occupano più di politica, perché non ne sono più attratti”.

Qual è la base comune sulla quale si può costruire?

“Quella data dai valori laici e liberaldemocratici. Detto così sembra un concetto astratto, ma è chiaro che i principi devono tradursi in soluzioni concrete ai problemi politici e sociali, in un metodo democratico dentro e fuori i partiti, in scelte verificate, nella garanzia della laicità dello stato, che ultimamente è stata molto ingiuriata con leggi come quella sulla fecondazione assistita, mentre la ricerca scientifica deve essere libera e non vincolata da finalità etiche e religiose che, se mai, si pongono nell’analisi dei risultati. E, ancora, nel garantismo e nella separazione delle carriere in magistratura. I nostri valori, e l’approccio al reale che ne deriva, si ripercuotono in tutti i settori vitali del Paese; sono un patrimonio ideale, custodito dagli sparsi eredi dell’area laica e liberale, che può dare vita ad una forte organizzazione in grado di attrarre giovani che eredi non possono essere, perché “nuovi” in ogni senso”.

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Un commento

  1. Luigi Mainolfi

    Sono convinto che la società incomincia ad avvertire l’esigenza di valori laico socialisti. Chi ha assorbito questi valori non deve rimandare a domani l’iniziativa di rafforzare il movimento liberalsocialista europeo.
    Spero che la mia mail mainolfilu@virgilio.it riceva disponibilità.

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