Natale 2017 e la perdita del Sacro presso la civiltà occidentale liberal-capitalista

Anche una forma rituale antica, oggi, diviene un simulacro di un sistema totalizzante nel pieno della crisi dei valori, conseguenza proprio di una società del piacere effimero.

di Luca Bagatin | 4 dicembre 2017

Mai come quest’anno sembra si voglia archiviare, anzitempo, il Natale.

Forse sarà una mia personale percezione, ma ogni anno noto che si tende ad anticipare sempre più tale festività, attraverso addobbi in ogni dove, a cominciare dal posto meno spirituale del mondo: il negozio ed il centro commerciale.

Quest’anno sembra che gli addobbi siano addirittura comparsi i primi di novembre !

Anche il Natale ridotto, dunque e da tempo, a feticcio economico. Così come da tempo è avvenuto per l’amore, la sessualità, l’amicizia e così via. Tutto ridotto a mercificazione, feticcio, virtualità commerciale ed edonistica.

Anche una forma rituale antica, oggi, diviene un simulacro di un sistema totalizzante nel pieno della crisi dei valori, conseguenza proprio di una società del piacere effimero, che ha perduto ogni senso di comunità, di ritualità, di identità e, quindi, di sacralità.

Il Natale è una forma rituale antica il cui significato originario andò perduto già per molti versi con l’avvento del cristianesimo, il quale utilizzò la festività pagana del Sol Invictus ovvero del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno Natale del Sole Invincibile), la festività di Yule secondo il calendario celtico e dei Saturnalia secondo quello romano, per decretare – attraverso l’Imperatore Costantino – la nascita di Gesù detto Il Cristo.

Simbolicamente, ad ogni modo, anche la nascita (simbolica ma non storica) del Cristo può indicare la Luce, il Sole che illumina d’amore le coscienze terrene e le invita al dono ed è in questo senso che il Natale può essere celebrato e vissuto. Non certo come la festa del commercio, del consumo, dello spreco.

Il Natale, dunque da tempo, nell’occidente capitalista, liberale e globalizzato, non si celebra. Si subisce attraverso la pubblicità commerciale in ogni dove. L’invito all’acquisto. L’invito alla promozione commerciale. L’invito all’ennesimo sballo consumista che culmuna nel cenone e nel pranzone successivo con profusione di alimenti per tutte le pance e gli stomaci. Tanto poi ci si metterà a dieta, no ? E per finire proseguirà con la fine dell’anno, con tanto di botti che danneggiano tutti e non lasciano null’altro se non qualche arto amputato.

C’è poco di che festeggiare se non la follia dell’uomo moderno nichilista, egocentrico, narcisista, liberal-capitalista, irreligioso e anti-comunitario, che ha sostituito al dono delle antiche civiltà matriarcali il “libero” commercio delle odierne società cosmopolite urbanizzate. Quelle del degrado delle periferie e dei baccanali del centro, che dureranno sino a che non ci si ricorderà della crisi economica, la quale certo non si risolverà con un aumento dei consumi indotti, ma con una inversione di tendenza radicale, con una uscita sistematica dall’attuale sistema capitalista totalizzante e con un ritorno all’antica spiritualità, alla civiltà dell’innocenza e dell’infanzia. Una civiltà che ci faccia tutti tornare un po’ bambini, alla ricerca di noi stessi e di quell’armonia che abbiamo perduto divenendo, purtroppo, delle pedine adulte senza coscienza e nelle mani di un sistema economico egoista e disumanizzante.

 

Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it), collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” ed in passato de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.altervista..org – www.amoreeliberta.blogspot.it). E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti e di “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia. Presidente e fondatore del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.blogspot.it

2 commenti

  1. Adalberto Scarlino Firenze

    Proprio come dice – bene – Luca Bagatn. A Firenze ho visto i primi panettoni all’inizio di novembre!
    Del resto – con squallida coerenza – è sempre più diffusa la pratica di dire, scrivere, annunciare
    BUONE FESTE; sempre meno la consuetudine di augurare BUON NATALE

    • Sul Buone Feste il luogo del Buon Natale non saprei, penso dipenda da quanto è radicata la tradizione cattolica.
      A Roma noto infatti che il Buon Natale è spesso molto più usato del Buone Feste.
      Personalmente, da pagano e teosofo, non cattolico, preferisco il Buone Feste o, se si tratta di amici teosofi, utilizzo il Buon Solstizio.
      Ad ogni modo più che la forma bisognerebbe guardare alla sostanza, che permea spesso tutti quanti.
      Da dove nasce il consumismo ? Dalla pubblicità, dal dio danaro ecc… Vero. Ma anche dall’insoddisfazione e dalla solitudine che spesso attanaglia la gran parte delle persone, specialmente durante le feste. E’ spesso solitudine interiore.
      Penso che questo sia forse uno dei più grandi e gravi mali del secolo delle società opulente, quello che provoca depressione, malinconia e tristezza e occorre seriamente porvi rimedio.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*