Ministro dell’Agricoltura. Oltre il ridicolo (“Sembro Gesù quando parlava nel deserto…”), a che serve?

Crediamo di non aver bisogno di predicatori o Gesù per far valere la nostra operosità e la nostra qualità. Anzi, visto quanto ha fatto in questi mesi il nostro ministro dell’Agricoltura, se non ci fosse in assoluto sarebbe un bene per tutti.

(ANSA/ANGELO CARCONI)

di Vincenzo Donvito | 3 Dic 2018

In una recente intervista (1) il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, ha dispensato le sue ricette per il rilancio di un settore, quello dell’export alimentare, che lui ritiene in crisi, normativa e strutturale.
La sua preoccupazione nasce dal fatto che sarebbero troppi gli interlocutori istituzionali e non con cui gli acquirenti dei prodotti italiani avrebbero a che fare: le fiere, l’Ice, l’Enit, le camere di commercio, le camere di commercio estere, le ambasciate, le regioni, i comuni, i consorzi. Preoccupazione che rimane tale e, a nostro avviso, sterile, visto che lui non propone nulla, a parte i soliti “vedremo”, “mi sentirò coi colleghi”, etc. Non solo, ma dichiarandosi contrario all’accordo Ue/Canada in materia (CETA), dichiarando che farà di tutto chè il Parlamento non lo ratifichi, ma siccome è gia’ in vigore, “vediamo come butta” dice, non si sa mai… Un ministro che ha le idee chiare, e futuribili!!
Quindi il nostro ministro sembra che auspichi una sorta di dipartimento unico del suo ministero che tratti con tutti gli acquirenti del mondo (manco la Repubblica Popolare Cinese, arriverebbe a tanto) , nonché una chiusura dei nostri mercati ad accordi internazionali come il CETA.
Noi crediamo ad una soluzione più semplice e più consona al funzionamento della nostra economia agricola verso i mercati internazionali: abolire il ministero dell’Agricoltura, così come avevano deciso alcuni anni fa gli italiani con un referendum, ma che tutti i governi succedutisi a quel referendum non hanno mai preso in considerazione (2). La logica è semplice: il nostro Paese non ha un coltura e una cultura unica in agricoltura, e accordi come il CETA (che essendo tra UE e Canada sono possibili e fattibili solo da organismi come l’Unione e non certo da singoli Stati come il nostro, coi loro “mercatini”, per autorevoli e di qualità che siano) stanno moltiplicando il business di un nostro “made in Italy” basato sulla qualità… che è quello per cui già oggi nel mondo abbiamo più che un merito.
Questo però comporterebbe l’assenza di poltrona per il ministro Centinaio… ma questo è un altro problema, che ci interessa in particolare e in generale.
Soprattutto perché in questa intervista da cui siamo partiti, il nostro ministro, sulla necessità di cooperazione o unicità da lui auspicata per le politiche verso l’export, disconoscendo l’Ue e accordi come il CETA, salvo il suo “vediamo come butta…”, afferma: “Sembro Gesù quando parlava nel deserto…”. Comprendiamo la sua difficoltà a farsi ascoltare, ma che lui sia un novello Gesù Cristo….
Ribadiamo. Crediamo di non aver bisogno di predicatori o Gesù per far valere la nostra operosità e la nostra qualità. Anzi, visto quanto ha fatto in questi mesi il nostro ministro dell’Agricoltura, se non ci fosse in assoluto sarebbe un bene per tutti. E pensare che Centinaio ha anche il compito di una sorta di ministero del Turismo (altro gioiello della nostra qualità ed economia), ministero anch’esso abolito a suo tempo da un referendum (2)…..

1 – http://www.tespi.net/NotaAlimentare/LNA301118.pdf
2 – https://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1993_in_Italia

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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