Menù Soluzioni 
(spazio per uomini e donne di buona volontà)

Chi ha voglia, coraggio e capacità di contribuire alla rubrica Menù Soluzioni, o come vorranno intestarla, mandi pure il suo scritto.

di Franco Luceri | 14 maggio 2017

E’ vero che a questo mondo non c’è limite al peggio; ma se ci fosse un tizio talmente fulminato da ammazzare un farmacista perché non ha ancora inventato il farmaco per la sua malattia incurabile, si dovrebbe riaprire un manicomio, sbatterlo dentro e buttare la chiave.

Ma se il matto accoppa farmacisti, a corto di farmaci inesistenti, grazie a dio ci manca; in compenso, abbiamo l’intero popolo italiano così plagiato dalla cultura, da incriminare (scimmiottando scuola e stampa) i farmacisti della politica, perché gli scienziati della politica, invece delle soluzioni, li riforniscono di medicine placebo, di pannicelli caldi per incancrenire i problemi fino alla distruzione totale dei sistemi sociali.

Tanto è, che quando spostiamo di peso i Machiavelli dalla politologia alla politica, dalle università a Palazzo Chigi, dal dire al fare, ci rendiamo conto che inventare parole, è un gioco innocuo per bambini scemi, ma tramutarle in soluzioni ammazza problemi, e non popoli, è un altro paio di maniche.

Considerare l’Università la sede dei padreterni, e Palazzo Chigi l’asilo dei bimbiminchia aggiunge danno a danno; perché poi i padreterni, spostati di peso dall’insegnamento, al “governamento“, del malato ne organizzano il funerale al posto della guarigione, (dopo Prodi, vedi Monti e Fornero).

La politica va inventata e attuata, non con atti terroristici, o pilotando la macchina del fango, o condannando i politici per crimini inesistenti, salvo poi assolverli dopo averli rovinati o distrutti.

Palazzo Chigi è solo la farmacia italiana numero uno. Ed è uno sprovveduto chi si scandalizza di non trovare là tutte le medicine salva Italia, che gli accademici non hanno ancora inventato, prodotto e distribuito. Come formare cittadini intelligenti e onesti, come contenere o debellare l’immigrazione clandestina, o il tracollo del sistema economico per scarsa competitività, o per globalizzazione servaggia, o per strozzinaggio mondiale, o per devastazione ambientale irreversibile, come quella generata da l’uso dei prodotti chimici, amianto, plastica ecc. ecc.

Io non sono un giornalista, e ho sempre introdotto le mie opinioni in punta di piedi e direi pure scalzo per non disturbare. Ma sono alle soglie dei 76, e ancora non riesco a vedere l’Italia come una Casa Comune, uno Stato di diritto, una Repubblica democratica, e con una classe dirigente che abbia in mano la chiave per un futuro meno scandaloso e drammatico per popolo e Stato.

Così ho deciso: o cambio o smetto. Ho informato il dott. Nicola Cariglia, direttore di questo favoloso giornale, del mio interesse a creare un gruppo di soggetti che volesse completare le analisi esistenti, inventando soluzioni sostenibili e ho avuto l’OK.

Chi pensa come me, che il giornalista debba sentirsi come un informatore medico, un rappresentante che mette in relazione i produttori coi venditori di medicine, i politologi coi politici che le acquistano per conto di burocrati e giudici col potere di curare e guarire; si candidi a diffondere questo concetto, e contribuisca a fermare la giostra dei matti, dove tutti siamo impegnati, (io da tre decenni) a bacchettare i politici, perché sprovvisti delle soluzioni attuabili ed efficaci, che la scienza politica non ha ancora inventato.

Questo non significa che domani si debbano mettere tutti i giornalisti e i giudici in cassa integrazione, o che debbano smetterla di criticare o perseguire i politici stupidi, corrotti o ladri; ma che le colpe per le soluzioni mancanti, vadano divise fra scienziati e manovali, fra politologi e politici; perché usare sempre e solo il Premier e il governo da capo espiatorio, è come tirare la coda a l’asino per farlo avanzare.

Analizzando i fatti, positivi o negativi, ci eleviamo a giudici di chi ne è stato l’artefice. Mentre proponendo soluzioni, ci esponiamo al giudizio altrui, ed è una posizione poco gradita dal mondo della cultura che ama lucrare carriere, guadagni e privilegi, su l’incapacità o disonestà della classe dirigente, e lascia che i sistemi sociali vadano in malora, dalle sale parto ai posti tomba.

Io cerco soggetti che non hanno paura a giudicare e nemmeno ad esporsi al giudizio altrui, proponendo la soluzione di qualche problema. La Redazione di Pensalibero sta predisponendo un indirizzo email specifico per tentare di dar vita a questo progetto. Chi ha voglia, coraggio e capacità di contribuire alla rubrica Menù Soluzioni, o come vorranno intestarla, mandi pure il suo scritto. L’Italia non ha mai smesso di produrre cittadini generosi e capaci, qualcosa ne verrà fuori. Buon lavoro.

 

Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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