Mazzini in Ucraina

Il nome di Mazzini trovò eco per la prima volta nel febbraio del 1834 attraverso le colonne del giornale “ Severnaja pcela “ e “ Moskovskije vedomosti” dove si parlava della “ Giovine Italia “ in toni negativi.

di Enrico Martelloni | 11 dicembre 2017

Ciò che distingue  patria da nazione è la lingua in comune di un popolo.  E’  ” l’amor patrio di Dante”, come scriverà Mazzini; quella lingua ch’è identità, parlata dai padri. Essa è la chiave di volta. E’ la prima forma di unità. Per l’ ucraina vale come per altri popoli il medesimo concento. Per secoli, invece, la lingua ucraina ha sopravvissuto, soffocata dallo Zar, prima, e dall’ Unione Sovietica, che ovunque nel suo impero aveva imposto il Russo. Un migliaio di inseganti, artisti, letterati, furono già ai tempi di Lenin deportati e trucidati alle Solovky, l’arcipelago vicino al circolo polare artico divenuto da luogo di preghiera a uno dei tanti  lager sparsi tra le repubbliche.  Ci sono dunque affinità tra l’Italia e l’Ucraina che nell’ottocento s’incontrarono alla ricerca dell’unità nazionale. Il nome di Mazzini trovò eco per la prima volta nel febbraio del 1834 attraverso le colonne del giornale “ Severnaja pcela “ e “ Moskovskije vedomosti”  dove si parlava della “ Giovine Italia “ in toni negativi. Mazzini era già allora un temuto agitatore anche per l’impero Austroungarico e per lo Zar Alessandro II. Nell’aprile del 1861 fu ristampato sul “ Kievskij telegraf” l’appello di Mazzini  “di liberare Roma e attaccare l’Austria nelle venezie”  L’attività del nostro Risorgimento destavano, interesse in molte delle persone più emancipate e qualificate della piccolorussia, come veniva chiamata l’Ucraina scippata del proprio nome da Pietro I.  Molti italiani vivevano già ad Odessa e nelle città di Crimea come Fedosija e Sebastopoli. Tra questi, Giovanni Battista Cuneo, collaboratore di Mazzini e lo stesso Garibaldi visse un breve periodo laggiù.  Da questo momento in tutto il paese, dalla Galizia in poi si diffusero le idee della “ Giovine Europa” non estranee alla vicina Polonia. A causa della diffusione delle idee libertarie nelle regione della Galizia, Valina, e Podolia vi furono molti arresti tra i quali il mercante di L’viv, Milikovskyj. La rivolta contadina Gajdamaca  nell’ Ucraina del settecento era ancora viva nei ricordi e il nome Gonta era riaffiorato nelle società segrete oggetto di controllo della polizia imperiale. D’altra parte, Odessa era una delle città citate dallo stesso Mazzini con Barcellona, Siviglia, Londra dove aveva corrispondenti.  Mazzini indica nel programma della “ Giovine Europa” esplicitamente il nome di Bogdan Chemel’nyckyi , atamano dei Cosacchi di Zaporozhye degli ucraini del XVII secolo, quando  “ le moltitudini della Lituania, della Galizia, dell’Ucraina fremevano speranze di libertà “, ricordando anche la rivolta Decabrista della più tarda epoca napoleonica a Pietroburgo e in Ucraina, specie a Poltava.  Il risveglio dei principi democratici che preoccupavano  gli imperi centrali, si ripercossero attraverso le affiliazioni alla “Giovane Polonia” fino ad arrivare nell’università di Kiev. Gli universitari ucraini Sosnovs’kyi e Cornyj, furono condannati a morte dal tribunale zarista, pena commutata nell’obbligo del servizio militare.  “ Ogni popolo, oltre ai propri obblighi, ha significativi doveri verso l’umanità ”. L’atto di fratellanza e lo statuto della “Giovane Europa” era diventato attraverso Konarski il principio di liberazione di Polacchi e Ucraini senza però risolvere le questioni tra i due stessi popoli. Negli anni seguenti  al 1836 l’influenza del risorgimento italiano provocò intense condanne a studenti e attivisti delle scuole e delle università di Kharkiv e Kiev dove era docente di Storia Mycola Kostamarov. Tra i letterati,  prima di tutti, Taras Shevchenko, il più grande poeta ucraino ed esponete del risorgimento ucraino, nella sua poesia “ l’Eretico” univa il motto della libertà nazionale all’appello del risveglio di tutti gli Slavi che “ diventino buoni fratelli e figli del sole della verità”.  Oltre a questi fondamentali uomini del risorgimento ucraino che presero parte alla società segreta dei santi Cirillo e Metodio, furono ancora tanti altri i nomi che provarono a creare quel moto di libertà per troppo tempo era soffocato, come Mykola Savic di Poltava che aveva incontrato a Firenze e Roma il confratello slavofilo  Fjodor Cizov. La Repubblica romana del ’49 e dieci anni dopo, la guerra d’indipendenza italiana del 1859 animarono ancor più l’Ucraina e l’interesse per questo paese. Le circostanze e le affinità verso la ricerca dell’indipendenza dell’Ucraina si era però, concentrata sui rapporti tra slavi seguendo ancora l’impostazione di Mazzini e di altri pensatori europei. Da qui il “ Libro dell’essere Ucraino “ di Kostamarov.   Molti furono coloro che sentirono necessario l’impegno per la libertà. Nel 1861 Krasovskyj scriveva : “ Non abbiamo bisogni di regni ! Non abbiamo bisogno di signori ! Zar e signore sarà il popolo !”  Il professor Dragomanov che aveva vistato Firenze  e altre città d’Italia e d’Europa, però, lamentava che in Ucraina non esistesse una figura come Mazzini, Garibaldi e Manin. La polemica, affermava Varvacev, aiutò gli ucraini a scoprire Mazzini e i mazziniani, segnando una pietra miliare che portò all’indipendenza nel nuovo secolo. L’agitatore Dragomanov, venne citato da Franko nel 1885, che scriveva nella lingua ucraina, apprezzando l’attività intellettuale tesa al risveglio del popolo.  L’Eco di Mazzini,  si espresse in fine nella grande poetessa Lesja Ukrainka che da San Remo nel gennaio del 1903 scrisse al professore dell’università di Roma Angelo De Gubertis, quando evidentemente ancora non erano sopite le speranze riposte di libertà per il suo popolo.

Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d'adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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