Mazzini e Cavour, due Italie a confronto

Per Romano, il disegno di Cavour era “pragmatico, liberale e consapevole delle molte debolezze storiche e civili della società italiana”, mentre il disegno di Mazzini “era idealistico, spirituale e fondato sul concetto potenzialmente pericoloso di una grandezza preesistente che attendeva di essere risvegliata e restaurata”.

di Gianfranco Sabattini | 10 marzo 2013

mazzini e cavourIn una sua risposta a un lettore del “Corriere” del 19 febbraio scorso, dal titolo “La nazione ideale di Mazzini e quella pragmatica di Cavour”, Sergio Romano rifacendosi a un recente libro di Roberto Vivarelli, nel quale è riproposta la tradizionale distinzione tra Cavour e Mazzini, aggiunge alcune valutazioni sue personali sulla figura del grande patriota italiano, che non paiono condivisibili.
Vivarelli espone che nel processo di unificazione del Paese vi sono state due concezioni contrapposte: la concezione concreta e liberale di Cavour e la concezione romantica e spirituale di Mazzini. Secondo la prima concezione, l’Italia si doveva concretizzare in una nazione di cittadini, uniti dal rispetto delle leggi e dalla convinzione che solo la libertà di pensare, parlare, scrivere, intraprendere e competere avrebbe migliorato le condizioni materiali e morali dell’intero Paese. Secondo la seconda concezione, invece, quella mazziniana, la nazione italiana si doveva concretizzare in una comunità di fedeli uniti dalla religione di una patria risorta e pronta ad accomunarsi alle nazioni-sorelle europee.
Per Romano, il disegno di Cavour era “pragmatico, liberale e consapevole delle molte debolezze storiche e civili della società italiana”, mentre il disegno di Mazzini “era idealistico, spirituale e fondato sul concetto potenzialmente pericoloso di una grandezza preesistente che attendeva di essere risvegliata e restaurata”. In ultima istanza, le idee di Mazzini, per Romano, avrebbero contribuito a fare del nuovo Stato unitario uno Stato nazionalista; per cui dopo l’Unità si sarebbe formato un movimento di idee che avrebbe legato “la nazione di Mazzini allo Stato di Mussolini”. La seconda guerra mondiale ha sconfitto i nazionalismi, ma l’Italia non sarebbe riuscita a ricuperare la prospettiva indicata da Cavour e a diventare una nazione di cittadini, sino a dare la stura al consolidarsi dei particolarismi pre-unitari. L’affermarsi ed il diffondersi di questi non sarà stata tutta colpa di Mazzini, ma – conclude Romano – nella strada imboccata dal Paese i valori dei quali è stato portatore il patriota genovese hanno avuto una parte importante.
Una valutazione come questa sul conto di Mazzini è solo infondata; lo prova il fatto che molti intellettuali e storici, pur non condividendo la sua proposta politica, hanno mostrato un’apertura nei confronti della comprensione del pensiero dell’esule genovese che è opposta a quella di Romano. Pur rifuggendo dall’accettazione della sua ipotesi conciliativa del rapporto tra lavoro e capitale, essi hanno riconosciuto a Mazzini diversi meriti. In primo luogo, il fatto che è stato l’unico tra i rivoluzionari italiani ad indicare la stretta relazione tra soluzione del problema dell’Unità nazionale e riforma dei rapporti sociali prevalenti; in secondo luogo, che la concezione politica mazziniana, pur accettando l’esistenza di due classi sociali contrapposte, ha sempre affermato la necessità del superamento del contrasto in un nuovo e più equo ordinamento sociale; in terzo luogo, che Mazzini, pur rifuggendo dal proporre misure che avessero potuto portare all’eversione dei rapporti giuridici esistenti, ha cercato di delineare in maniera articolata l’insieme delle riforme che avrebbero dovuto contribuire ad avviare la nazione italiana verso una nuova e superiore organizzazione sociale, caratterizzata dall’assenza degli antagonismi e da una diffusa e generalizzata solidarietà.
La storia ha registrato la liberazione e l’unificazione dell’Italia alla vigilia della morte di Mazzini; ed ha anche registrato il successo della sua visione repubblicana, quando l’Italia unita è divenuta una repubblica, il due giugno del 1946. A quel punto, l’abolizione della monarchia, l’introduzione del suffragio universale e l’adozione di una Carta costituzionale nella quale veniva sancito il principio che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, sembravano contribuire a dare attuazione all’obiettivo mazziniano della realizzazione di una nazione repubblicana intrisa di molti elementi solidaristici ed affrancata dagli egoismi. Queste previsioni, però, si sono presto volatilizzate, nel senso che il passato degli Stati pre-unitari è tornato a prevalere; per cui la democrazia repubblicana non è riuscita a completare l’obiettivo mazziniano di una nazione giusta e solidale, e tanto meno a realizzare l’auspicata rigenerazione morale dei componenti della nazione.
La democrazia italiana ha adottato molte delle proposte proprie del repubblicanesimo mazziniano, senza però che esse fossero accompagnate dall’interiorizzazione dell’austero spirito empatico di Mazzini e dei suoi ideali di cittadinanza. In Italia, l’adozione delle proposte mazziniane si è accompagnata ad un processo di burocratizzazione – centralizzazione dei processi decisionali d’interesse collettivo, che ha trovato originariamente il proprio supporto nelle pratiche conciliative, spesso inconfessabili, con cui Camillo Benso Conte di Cavour ha governato e diretto la rivoluzione nazionale del Paese.
Il risultato, dopo 150 anni di storia unitaria, è sotto gli occhi di tutti: uno Stato unito sul piano territoriale ed amministrativo, ma privo di una nazione coesa.

Un commento

  1. Enrico Martelloni

    Non so come Romano arrivi alle sue conclusioni abbastanza d’uso comune: pragmatismo di Cavour, idealismo di Mazzini. Lo statista aveva un concetto servo del regno e ha fallito più di una volta le sue azioni diplomatiche e politiche. Il liberismo, non s’addice come moderna idea economica al Cavour ed i suoi apologeti politici, hanno seguito una politica chiusa e autarchica anche nel dopo guerra, per nulla convinti del libero mercato e della concorrenza internazionale. Il Piemonte, poi, era uno degli stati italiani più arretrati e l’idea del capitale era dal punto di vista agrario, quindi chiuso. Mazzini era vissuto in Inghilterra e con quel paese, si confrontò costantemente. Strinse amicizie importanti come Mills e fu simpatizzante dei Cartisti, i socialisti ante litteram senza essere marxisti. Mazzini sapeva distinguere ed era un cittadino, che comprendeva le diversità sociali dei due paesi.

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