Mazzi di rose per Berlusconi

di Giuseppe Mele | 4 dicembre 2017

Mesi fa, una convention estiva vicino se non adiacentissima a Berlusconi, aveva presentato una solfa di vecchi nomi, volti consueti, gonne consunte. Mancavano ovviamente gli sconfitti della guerra civile interna a Forza Italia, gli irriducibili finiani, gli ex montiani, i girovaghi della micronesia casiniana. Mancavano i morti perché l’età media è in linea con quella del capo. Mancavano per forza di cose gli incarcerati. Non avevano fatto, in verità, ancora in tempo a tornare i mauri ed altri ex europeisti; altri non troppo coinvolti nella sbandata che aveva fatto confondere Forza Italia con Forza Toscana e Forza Sicilia, si preparano a tornare prima del momento elettorale.

Mancheranno infine gli impresentabili, che non sono tali per ragioni penali ma per atti assai più gravi, quali l’aver fatto il ministro o la minestra passata di sinistra di tre governi non eletti con i voti della destra. Infine mancheranno per onore gli eletti presidenti al parlamento europeo che, kapò o meno, aveva capito in lauto anticipo ed in tempi non sospetti da che parte andava il bilancino dei consensi. Ultimissimi mancheranno i traslocati nei partiti alleati che faranno la stessa parte di prima con il vantaggio di far risparmiare scranni di onorevoli disponibili.

Quindi al prossimo appuntamento elettorale, si ripresenteranno gli stessi donne ed uomini di Forza Italia di un lustro fa; che poi più o meno erano quelli del lustro precedente; e via di questo lustro. Ci sarà qualche anchor men tv in più, e qualche reduce partitico in meno, dato il tempo trascorso dalla loro scomparsa, qualche generale in più e qualche velina in meno, vuoi per la neverending story del processo ruby, affluenti e canalini, vuoi per l’inamovibilità, a parte qualche sesta misura, delle donne della compagine che, dato il tempo trascorso, fanno scordare l’età allegra del can can, vuoi per l’anzianità dell’elettorato votante con poco testosterone.

Nondimeno, contro le leggi della fisica e della logica, la compagine di Berlusconi è destinata alla vittoria. Lo è malgrado non ci sia più l’unica testa pensante dell’ultima esperienza di governo; lo è malgrado che quell’esperienza abbia mostrato l’ostilità che l’insieme delle forze internazionali è capace di produrre contro il rischio di minimo revanscismo nazionale che peraltro, resta escluso dall’orizzonte, con la destra rappresentata da Forza Italia & co.

La vittoria annunciata non fa neanche meraviglia. Tutti i non comunisti credettero alla crociata anticomunista di Berlusconi nel ’94 mentre sulle sue tv avevano posto solo i comunisti. Tutti i non grillini credono oggi, compreso Scalfari, alla crociata antigrillina odierna quando i due movimenti sono gli unici guidati da 70enni miliardari. Nel 2012 i forzisti erano una squadra di grandi vecchi campioni di calcio alla soglia dei 50, capaci ancora di uno o due gambeta eccezionali, ma non di pochi metri di corsa. La loro debolezza è stata però la loro forza.

In un uragano di manifestazione di odio fisico, i partiti concorrenti avevano puntato tutto sull’eliminazione di Berlusconi, convinti che una volta fosse stato estromesso, si sarebbe sciolto elettoralmente come neve al sole. Lo odiavano ma pur detestandolo lo invidiavano. Una volta che Berlusconi è veramente scomparso, l’invidia ostativa si è trasformata in identificativa. Man mano che il retaggio di battaglie di sinistra, sventolato contro il nemico di Arcore, veniva abbandonato per le politiche volute dal Mondo, non volevano essere più i nemici di Berlusconi ma gli eredi. Ed il popolo dell’indignazione costruito da apprenditi stregoni contro di lui e sfuggito di mano, si rivoltava contro i mandanti, riempiendo il campo dell’astensione o di strane formazioni di pazzi e portinaie.

Nel campo sarebbe stato facile fare gol ai grandi vecchi campioni senza fiato, ma non era più chiaro in quale porta buttare la palla. E’ finita con il cappotto di autogol dei nemici di Berlusconi. Le imitate litanie sul liberalismo di massa e sull’impresa sono divenute il programma di tutti, malgrado il noto copyright ed anche se tutti sanno che l’Italia, per come è combinata, con un programma davvero liberale morirebbe di fame per un decennio.

Tutto questo avveniva nella partitica. Intanto, nella realtà, è cresciuto degrado e pessimismo. Tutti hanno perso colpi tranne il vecchio Berlusconi, che proprio al momento della massima debolezza, si è preso la Rizzoli, è stato l’unico italiano abbastanza forte e coraggioso da affrontare a viso aperto i francesi per poi disperderli con perdite mentre uno dei suoi si faceva il Corrierone.

Con questi risultati, le istituzioni proseguono a infierire su se stesse in un delirante harakiri. La Tv pubblica si fa più odiosamente autoreferenziale diretta non più da un giovane sciocco ma da un vecchio ruffiano. I togati folleggiano sulle bombe dell’ex premier, sugli stupri di massa, quasi lo vede stragista a Sebreniza e non vede che nessuno l’ascolta, mentre a vederli il passante ammicca come allo scemo del villaggio.

Ecco il motivo di tanta vittoria annunciata. Come già nel ’94 il segreto del suo seguito non sta nella partitica ma nel successo tra i grandi della terra mentre i suoi competitor con tutta la forza del database istituzionale, finanziario e massmediatico, non combinano niente se non bruciare e salvare banche in un loop ininterrotto. Chiunque può dire una sciocchezza o una cosa arrischiata; altra cosa è se la dice chi sta tra i blue chip dell’economia, e ci resta pur avendola detta.

Così senza politica, senza neanche un cuoco, un vecchio malandato con i pannicelli caldi, unica medicina per sé e gli italiani, si appresta a marciare sul suicidio della partitica che si pasce di ortiche e vuole che si dicano rose.

Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore Agenda news UilCom Capitale. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016. E’ in corso di uscita Renzaurazione.

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