Matteo ti voglio bene

Se fossi in politica, sarei stata ancora più diretta e più passionale di Matteo. Per questo ho deciso che gli voglio bene. Anzi, ora che gli danno addosso, pure di più.

di Florenza Carsi | 12 Marzo 2018

Mi danno ancora della signorina mentre l’Italia torna ad essere una simpatica macchietta. La cosa mi rincuora: ho tempo per rivedere un paese meno burlone. Casomai, nel frattempo, rughe, tette cadenti e cuscinetti faranno la loro mesta comparsa, ma pazienza.
Quando alcuni anni fa iniziai la mia vita girellona echeggiavano ironie sul bunga-bunga, ma erano rumori di un tempo a finire. Poi, anche altri hanno avuto le loro belle bucce di banana (dalla Brexit a Tramp, dagli xenofobi – più o meno ovunque – alla figuruccia catalana). Ho veleggiato serena per un pochino. Certo sta storia del nostro debito era ricorrente, ma Padoan (con Matteo e Gentiloni) era un buon argomento.
Ieri ho ricevuto dallo straniero la prima domanda sul trionfo di un lepenista e su quello di un movimento di plastica e marketing che regalerà “mille lire” al mese a tutti. “Ognuno ha i suoi problemi” è la risposta che preferisco. E non ne faccio un dramma. Sono un mezzo cervello in fuga e i miei legami con il torpedone italico sono sentimentali e molto poco pratici.
Ieri, ho anche visto un vecchio simpaticone nostrano: il “cummenda”. Ha fatto trovare mimose a tutte (me compresa). Dopodiché ha archiviato il suo 8 marzo alle 11.32 quando ha accennato ad una sua nuova avventura galante. Non è entrato nel dettaglio perché (dopotutto) non è dirimente: per lui l’importante è pubblicizzare la propria condizione di sciupafemmine perché rappresenta il primo passo per proporsi e poi (olé) sciuparti. Tenta con me, senza successo, da tre anni… nondimeno, si ritiene obbligato ad insistere.
Il commenda è leghista ed è felice come un bambino.
Di me non sospetta possa essere una dalla doppia vita e che tappezza il proprio diaruccio d’inviti all’uso elettorale della materia grigia. Non ipotizza che celata dentro un tubino, sotto dieci centimetri di rialzo e appresso ad unghie smaltate, si celi sta popò d’anima kennediana. Credo mi percepisca come una carrierista sgobbona (vero), una incline all’uso godereccio del proprio corpo (vero), una stronza in orario d’ufficio (vero), una che sorride prima di dare un calcio (vero), una che si disinteressa della politica (falso) ed infine, una che si alza dal letto d’albergo molto prima di quello con cui si è divertita e se ne va senza dare il numero di cellulare (vero). Non pensa che possano esistere Dem così, dalla doppia vita: appassionate nella loro esistenza e disciplinate tagliagola sul lavoro. D’altronde, è il bipolarismo di una professione (la mia) che richiede assoluta imparzialità, nessuna insegna e una distanza siderale dalla politica (come immagino sia per un giornalista). Un limite che compenso facendo esplodere altrove la mia sfacciataggine.
So però, che se fossi in politica, sarei stata ancora più diretta e più passionale di Matteo.
Per questo ho deciso che gli voglio bene. Anzi, ora che gli danno addosso, pure di più.
Forse avrebbero definita anche me una sola al comando. Certo, è una vetta piuttosto alta tra le suggestioni da rivogare al pubblico visto che un Segretario Dem è l’unico capo partito italiano ad essere eletto davvero, ad avere una data di scadenza certa, ad avere poteri delimitati e pure organi collegiali (e pubblici) a cui rispondere.
Però, non siamo un popolo (esattamente) interessato alla fredda, semplice rappresentazione della realtà. Così come non lo è il cummenda, che serenamente continuerà a sognare di tastarmi il sedere mentre gli cammino davanti e continuerà a reputarmi una spietata bonazza (con mutandine di pizzo nero) che forse potrebbe cedere alla sua corte.
Io invece abbraccio Matteo che si prenderà un po’ di riposto (meritato). Spero che il PD stia dove deve stare: a fare l’opposizione. In fondo, a difendere un’idea di democrazia a dispetto di una classe (molto poco) dirigente che preferisce pensare che costituzionalizzare un movimento politico non sia chiedere conto del suo agire e delle sue bugie, ma sia dargli il potere e sperare nello Spirto Santo. È un vizio tutto nostrano ed una mesta soluzione sperimentata anche cent’anni fa.
Così di fretta, appena zompata su un treno… con scarpe nuove e un bacio volante per Matteo

 

Florenza Carsi

Florenza Carsi, libero professionista. Cura un proprio blog sul social Facebook

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