Martelli: e’ urgente che alla prossima prova si arrivi uniti

Parte la discussione su come costruire una alternativa di governo al populismo e al sovranismo.

di Claudio Martelli | 14 maggio 2018

Sabato 11 maggio, sala della Biblioteca del Senato. La presentazione del progetto della collezione del giornale socialista ultracentenario in forma digitalizzata ha richiamato quasi tutti gli ex dirigenti del PSI del periodo precedente la diaspora del post Tangentopoli ed i rappresentanti delle Fondazioni e istituzioni culturali di area socialista. Tutti i numeri del glorioso quotidiano, il racconto ed il punto di vista su più di un secolo della nostra storia, da ora in poi, saranno facilmente consultabili da lontano, tramite internet. Ma non solo di questo si parla dopo l’intervento ufficiale dello storico Zeffiro Ciuffoletti. C’è l’attualità che preoccupa e non può essere trascurata da persone che, se lontane dalla politica da molti anni, non hanno smarrito la passione. E Claudio Martelli prende di petto il problema: come costruire un’alternativa di governo nella drammatica crisi democratica che attraversiamo? Quella di Martelli è una proposta forte: un fronte che comprenda PD, tutta la diaspora socialista dispersa in mille rivoli, i laici ed i moderati. Insomma, molto di più del richiamo all’unità della sinistra che pure è stato un obbiettivo mai raggiunto. Pubblichiamo la parte dell’intervento di Martelli che affronta il tema. In altro articolo, di seguito a questo, una prima risposta: quella di Felice Besostri, anch’egli socialista, già senatore e avvocato impegnatissimo contro le leggi elettorali truffa, delle quali ha investito, con successo, la Corte Costituzionale.

I socialisti e i loro alleati grandi e piccoli per quanto oggi indeboliti e divisi hanno imparato dalla loro storia che rifiutare la modernità o lasciarsene travolgere sono errori catastrofici che lasciano senza protezione le vittime designate. Così non si serve né il progresso né la giustizia.

Il socialismo non è morto e non morrà finché  porrà uno scopo grande alla propria lotta e la nostra esige che non ci si accontenti di celebrare il passato ma si viva nel presente.

Conosciamo i nostri alleati e riconosciamo anche i nemici che per quanto vestiti di panni diversi non riescono a nascondere i noti lineamenti dei nazionalismi che aizzano opposti nazionalismi, dei protezionismi che aizzano opposti protezionismi, del culto dei capi, della manipolazione dei deboli, del ricorrente tentativo di corrompere la democrazia in demagogia.

Far sembrare facile il difficile è l’imbroglio degli opportunisti e dei trasformisti. Conosciamo il loro ritornello: sotto la coltre di declamazioni eroiche o francescane esso consiste nella più triviale delle ambizioni:  “levati tu che mi ci metto io”.

Presto, sembra molto presto, saremo tutti chiamati come cittadini a una nuova prova elettorale. La seconda in pochi mesi. Non si era mai visto. E se poco o nulla cambiasse? Torneremmo al voto per la terza volta? Ha ragione Rino Formica a temere una crisi di sistema e a chiedere sostegno per il presidente della Repubblica al quale i vincitori dimezzati vorrebbero togliere anche il potere e la responsabilità di indire nuove elezioni anticipate.

Ma difendere Mattarella non basterà. E nemmeno il PD visto all’opera nell’ultima campagna elettorale e anche dopo basterà. E’ necessario, è urgente che alla prossima prova si arrivi uniti e preparati. Uniti tra di noi socialisti al di là di divisioni antiche e recenti, uniti ai democratici, ai radicali, ai verdi e alla stessa sinistra che si vuole più intransigente anche se troppo spesso nel momento della scelta si è dimostrata più capace di far perdere divisi che di vincere insieme.

Quel che la storia vivente ci insegna coincide con la lezione delle grandi vittorie del passato e di non minori sconfitte.

Ora il messaggio deve essere chiaro, senza equivoci: nella drammatica crisi democratica che attraversiamo è diventato necessario e urgente unire riformisti e moderati, laici e cattolici e persino conservatori e rivoluzionari purché condividano l’imperativo del momento: bisogna fermare la resistibile ascesa dei sovranisti anti Europa che prendono a modello despoti come Putin, come Orbàn e quella parallela di chi predica la democrazia della rete mentre sottomette se stesso e la dignità della politica a un’azienda privata.

Non c’è speranza senza lotta e la nostra lotta è quella di rinnovare la democrazia italiana per difendere il popolo dai ciarlatani e dagli avventurieri.

Claudio Martelli

Claudio Martelli è un politico, giornalista e conduttore televisivo italiano. È stato esponente del Partito Socialista Italiano, dei Socialisti Democratici Italiani e del Nuovo PSI.

Un commento

  1. La prima volta che lessi Alain De Benoist su sulle colonne di Critica Sociale.
    Imparai, via via, ad approfondire il socialismo originario, che è populismo, nel senso più positivo del termine.
    Scoprii Michéa, Clouscard, riscoprii Pasolini, Mazzini, Proudhon.
    Negli ex socialisti non vedo nulla di quello spirito (che purtuttavia aveva Bettino Craxi).
    E non mi stupisce che, in Europa, i cosiddetti “socialisti”, non abbiano saputo difendere i popoli ed i poveri, ma, anzi, abbiano attuato privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, austerità.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*