Marina Ripa di Meana, una donna libera sino alla fine

Amava lo scandalo e la provocazione, Marina Ripa di Meana, ma sempre all’insegna dell’intelligenza, dell’arguzia, della sana goliardia.

di Luca Bagatin | 8 gennaio 2018

“Fatelo sapere”. Queste le ultime parole del videomessaggio di Marina Elide Punturieri, conosciuta da tutti come Marina Ripa di Meana, deceduta il 5 gennaio 2018 nella sua casa romana.

Fate sapere che la sedazione profonda è una alternativa alla “dolce morte”, all’eutanasia, ed è consentita in Italia ai malati terminali.

E’ un messaggio che mi ha commosso molto il suo. Un messaggio eminentemente politico, come politica è stata tutta la sua vita anticonformista e libertaria.

Amava lo scandalo e la provocazione, Marina Ripa di Meana, ma sempre all’insegna dell’intelligenza, dell’arguzia, della sana goliardia.

Usò la sua popolarità per dare voce all’ambientalismo militante, accanto al marito Carlo, il quale, va ricordato, votò nel 1998 – da deputato dei Verdi – contro l’adozione dell’euro quale moneta unica, denunciandone i pericoli e denunciò, anni dopo, fra i pochissimi, l’intervento militare dell’Italia in Libia.

Marina Ripa di Meana era una radical chic consapevole di esserlo, ma le etichette non le interessavano, preferendo andare avanti per la sua strada, senza ipocrisie e falsi pudori.

Fu icona di una stagione certamente migliore della nostra, quella dei Moravia (suo testimone di nozze, assieme a Goffredo Parise) e dei Pasolini, oltre che di Bettino Craxi, di cui fu molto amica.

Scrittrice, intellettuale, opinionista, addirittura regista e militante politica pur non appartenendo formalmente a nessun partito, ma da sempre vicina a socialisti, verdi e radicali (e ciò mi ricorda la mia originaria formazione politica, peraltro nel partito che guidò negli Anni ’90 suo marito e dal quale, come il sottoscritto, uscì). Marina Ripa di Meana ha fatto del suo corpo e del suo essere – mai tenuto nascosto, mai mascherato – un manifesto sino alla fine.

Un manifesto colorato come i suoi abiti ed i suoi bizzarri cappellini. Un manifesto che ha lottato per sedici lunghi anni contro una delle malattie peggiori che possano colpire essere umano. Un manifesto che ha voluto mostrarsi anche nella sofferenza, per dare speranza ai tanti che oggi soffrono di quella malattia.

La ricorderemo come la donna rara che è sempre stata. Una di quelle che oggi, forse, non esistono più.

Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale "L'Opinione delle Libertà" e de "La Voce Repubblicana", oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale. Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà (www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it). E' autore dei saggi "Universo Massonico" con prefazione del prof. Luigi Pruneti; "Ritratti di Donna" con prefazione di Debdeashakti e di "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia.

4 commenti

  1. Paolo Francia

    Condivido completamente il sentimento di questo pezzo, e perché non deve essere un valore? Certo che era un valore, un tesoro di donna, altro che storie! Una con le palle, va bene? Una che strilla e strepita, ma ha molto spesso ragione, allora basta di far passare per “arrogante” chi è semplicemente verace e passionale! Si puo’ offendere e essere volgari e rozzi senza alzare la voce e dicendo, per esempio, un sacco di stronzate. Lo stesso Sgarbi che ci litigo’ furiosamente, l’ha pure elogiata!
    Ma il video quando versa il suo piscio su Sgarbi urlando che è “piscio d’artista”, ma non l’avete mai visto?
    Guardatelo, une pièce de theatre, memorabile!
    Io fossi stato donna, sarei voluto essere come lei!
    La sua ultima critica a quelle puritane (e tutte zoccole) che hanno fatto la carnevalata vestite in nero ai Golden Globe…..già, se le signore non vogliono essere manco guardate, perché si son vestite come vedove allegre, con capi neri ma discinti e di alta moda? Che si mettessero la felpa della domenica e senza trucco, tutte hanno approfittato degli uomini, per fortuna esistono donne come la Ripa di Meana, e aggiungo la Deneuve e la Lollo che dall’alto della loro età le hanno pure cantate a quelle dementi.
    Ripa di Meana era semplicemente simpatica, bellissima, nuda come vestita, e quei cappelli poi, ha avuto la bella vita, ma una fine lunga non buona, con la sua voce stridula, a volte da gallina, ma intelligente invece, non banale, colta e punto di riferimento per un mondo, culturale, che appunto oggi non esiste piu.
    Triste per la sua scomparsa, la sua morte mi ha rattristato come quella della Marchesini e di Paolo Villaggio.

  2. marzio siracusa

    La perdita di Marina Ripa di Meana, gli ottanta anni di Celentano, però l’Italia ne ha di valori!

  3. Mi è bastato vederla in una trasmissione, cui la stessa assieme ad un’altro commentatore televisivo, attaccò in modo verbale e scorretto, anzi direi quasi aggressivo, un vero dottore con più lauree che assieme al suo cliente, malato di cancro, faceva notare che una dieta calibrata, lo aveva salvato.
    Apriti cielo…
    Tutti hanno notato il modo spropositato in cui hanno agito.
    Poi su altri fronti non lo so…

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