Di Maio: “inammissibile che volino stracci fra Consob e Bankitalia”

Di Maio in relazione alle mancate comunicazioni tra Bankitalia e Consob sulla situazione della banche andate poi in crisi fa un discorso al solito apparentemente populista, in realtà non utile al raggiungimento della verità

di Luciano Priori Friggi | 9 novembre 2017

Nel corso della presentazione del libro “Morte dei Paschi” di Lannutti e Fracassi, Di Maio  fa una dichiarazione che lascia francamente perplessi: “inammissibile che volino stracci fra Consob e Bankitalia”. Eccolo qua, quello che sfida e scappa, finalmente viene fuori la verità e lui, Giggino, li vuol mettere a tacere, questo il succo del discorso. Perché? ma perché se si fa luce, non viene più bene evidentemente il discorso di noi, i puri, e “loro”, cioè tutti gli altri, gli impuri.

E infatti alla fine Di Maio trova il modo di attaccare Renzi anche questa volta, che è l’unica cosa a quanto pare che gli preme davvero. Invece io penso che i vertici di Bankitalia e Consob devono dirci tutto, non scappare, ora, troppo comodo, e che volino gli stracci, anche perché a chi mente in Commissione banche si applicano le leggi penali sulla falsa testimonianza. Poi si dovrà tornare a ridiscutere di certe decisioni, come la conferma di Visco da parte del premier Gentiloni, dopo un no del Parlamento.

Di tutt’altro tono le dichiarazioni di Enrico Zanetti , ex-sottosegretario all’Economia, e membro della Commissione banche: “Dalle risposte del testimone dott. Apponi di Consob alle mie precise domande emerge con chiarezza che, relativamente a Banca Popolare di Vicenza, Bankitalia non soltanto non ha comunicato di sua iniziativa per 17 anni una informazione rilevante per la Consob sulla inadeguatezza dei criteri di determinazione del valore delle azioni, ma in occasione degli aumenti di capitale dal 2006 in avanti ha anche omesso di comunicarlo a fronte di espressa richiesta della Consob. Non solo mancanza quasi ventennale di proattivita’, dunque, ma addirittura comportamenti omissivi a fronte di espressa richiesta in occasione degli aumenti di capitale”.

Ergo, servono non dichiarazioni roboanti del tipo “via tutti, e’ un teatrino, sono tutti uguali”, che e’ ormai un giochetto scoperto, ma andare dentro i meccanismi di comunicazione tra istituzioni, che ci sono, ci saranno, e che, a quanto pare, non hanno funzionato.

Di qualcuno la colpa sarà. Ed è bene che si sappia nel dettaglio.  Che si stiano toccando centri nevralgici di potere, non necessariamente il “sistema”, perché in società complesse i sottoinsiemi spesso si rendono autonomi, appare ormai chiaro. Siamo solo all’inizio.

Risibile pertanto l’argomentazione di Di Maio: basta con il teatrino “… anche perché ci mettono in difficoltà a livello internazionale. Cosa deve pensare un investitore straniero di fronte a questo?”.

Incredibile poi la conclusione: “I nostri avversari a noi dicono ‘se andate al governo non siete credibili’, e sarete credibili voi, con questi teatrini drammatici che stiamo vedendo…”.

luciano priori friggi

Laureato in Scienze Politiche, ha insegnato a lungo in Master post-laurea e tenuto corsi presso l’università di Perugia. Giornalista economico e politico. Ha pubblicato “Ricominciare da Bastiat”, “Briganti contro l’Italia”, curato “Machiavelli teorico delle crisi” (con Introduzione e Intervista a S.Bertelli), “Dante” di M. Monnier (Traduzione e Postfazione).

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