L’Unione Europea come la democrazia e la vecchiaia non sono un gran che: ma sempre meglio delle loro alternative

Un mito da sfatare e’ che l’Italia non e’ indipendente ed ogni legge deve essere concordata con Bruxelles. In realta’ possiamo prendere tutte le decisioni proprie di uno stato sovrano.

di Redazione Pensalibero.it | 8 Ottobre 2018

I nuovi governanti pensano che l’Italia sia una specie di prefettura del governo centrale di Bruxelles e quindi la causa di tutti i problemi di cui soffre il nostro Paese, compreso il crollo del ponte di Genova come ha dichiarato un nostro ministro. Un sottoprodotto del populismo imperante e’ che realta’, fatti, ragionamenti sono sommersi da falsita’, demagogia, slogan, dogmi. E’ importante ribadire alcune verita’. Un mito da sfatare e’ che l’Italia non e’ indipendente ed ogni legge deve essere concordata con Bruxelles. In realta’ possiamo prendere tutte le decisioni proprie di uno stato sovrano. Possiamo dichiarare guerre, abbassare o aumentare tasse, abolire il servizio sanitario nazionale o le forze armate, vaccinare o non i bambini ecc. In modo democratico e liberamente abbiamo deciso di creare, come cerchi concentrici, a livello locale, nazionale ed europeo istituzioni che si occupano di tematiche propie per la loro area di competenza. Naturalmente in queste istituzioni ci sono persone elette direttamente ed indirettamente da noi. Il debito, il deficit, l’inefficienza della burocrazia, della magistratura, delle banche sono tutte cose Made in Italy. I famigerati vincoli economici europei derivano dal fatto che abbiamo deciso di aderire, accettando termini e condizioni, alla moneta unica, l’euro, che per alcuni economisti e’ stata la causa della nostra stagnazione economica che e’ iniziata appunto con l’avvento della moneta unica.

Per la stragrande maggioranza degli economisti interrogarsi sull’effetto dell’euro sulla nostra economia e’ un fatto accademico, non si puo’ avere la controprova ed ormai siamo parte integrante di un sistema economico basato sull’euro. Una piccola minoranza di economisti insiste nel sostenere che un ritorno alla lira potrebbe essere il toccasana, la bacchetta magica per far ripartire l’economia e farla tornare agli anni del boom economico. Il problema e’ che questi economisti appartengono all’area populista al governo ed un ritorno alla lira potrebbe essere il simbolo di una politica ispirata al patriottismo, al nativismo, al sovranismo in contrapposizione al globalismo della famigerata elite. In questo contesto la nuova legge finanziaria che prevede solo spese, sembra essere fatta apposta per provocare una reazione negativa o forse una insanabile frattura con l’eurozona. Non occorre essere economisti per vedere gli effetti negativi che scatteranno automaticamente con la nuova finanziaria, basta avere presente il quadro della nostra situazione. Il nostro debito ammonta a circa 2400 miliardi di euro, equivalente al 132% del PIL, a cui si aggiungerebbero circa 100 miliardi della manovra economica. I titoli di stato (il debito) sono in mano alle nostre banche per il 50%, investitori esteri per il 30% ed il resto ai piccoli risparmiatori. Piu’ aumenta il debito, piu’ aumenta il rischio di non potere rimborsare i titoli, piu’ aumenta l’interesse da pagare sul debito. Gli investitori stranieri per limitare le perdite venderanno i nostri titoli, deprezzandoli ancora di piu’. Le nostre banche, zeppe di titoli di stato, subiranno una svalutazione dei loro capitali e non potranno neanche vendere i crediti in sofferenza agli investitori esteri, dileguatisi, e non saranno piu’ nelle condizioni di fare i necessari prestiti all’economia reale per mancanza di liquidita.

Questi automatismi sono ben noti agli economisti governativi, quindi c’e’ da chiedersi qual’e’ il vero scopo della finanziaria. L’unica risposta possibile e’ che la finanziaria sia il grimaldello per far saltare l’eurozona e quindi l’Unione Europea, simbolo della collaborazione internazionale intergovernativa cosi’ invisa a Trump da fargli dichiarare all’ONU: E’ FINITA L’ERA DEL GLOBALISMO INIZIA QUELLA DEL PATRIOTTISMO.

 

L. Ulligani

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