Luigi Pruneti: De Turribus Tenebrarum. L’enigma delle torri maledette. Prefazione di Manlio Triggiani. Ed. L’Arco e la Corte. Bari, 2017

“Le torri oscure sono un mito senza tempo, affiorano dalle pagine dei libri sacri, emergono dai testi letterari, si articolano in antiche leggende, sono presenti in opere tradizionali ed esoteriche”.

di Guglielmo Adilardi | 6 maggio 2018

Sette torri del diavolo fra realtà ed immaginario, fra storia e leggenda. Luigi Pruneti ci conduce nel territorio della “contro-iniziazione” ove in origine si insediò “il male” ancestrale con i suoi riti demoniaci e ctoni. Un territorio di confine ove l’umano-civile indietreggia sorpreso dal caos apocalittico feroce e sanguinario. Tutte leggende? Troppi i riferimenti letterari concordi sul punto geografico delle torri per non ammettere almeno l’esistenza nelle origini dell’umanità della sua ferinità che riemerge dal racconto dell’Autore.

Allora le torri del diavolo, al di là della loro esistenza effettiva, sono allegorie. Procedimento retorico ed esegetico attraverso cui un testo, o un’immagine, esprime un concetto e un senso riposto, non immediatamente intellegibile e diverso dal significato letterale. Lo stesso Aristotele si accorge che le narrazioni dei poeti richiedono un’interpretazione capace di svelare le significazioni nascoste. Ma è con i padri della chiesa che l’allegoria diventa un procedimento esegetico che permette al cristiano di comprendere il significato spirituale della sacra scrittura andando al di là del significato letterale, per approdare al significato anagogico (= anticipatore: la resurrezione di Cristo come modello della resurrezione di tutti i fedeli). Ebbene Pruneti ci avverte attraverso miti, leggende, ma anche “storie” che esistono elementi di contro-iniziazione con origine antica, ma sempre vitali. Miti e “fiabe” presenti nel subconscio collettivo pronti a riemergere nell’oggi e a condurre l’umanità verso il baratro dell’errore.

Narrare per Pruneti non significa semplicemente descrivere, informare, cioè scambiare puri e semplici frammenti di conoscenza, anche se questo elemento è sempre presente e costituisce , come vedremo dal testo l’utile, ma significa raccontare la vita, fornire un senso e un valore alla realtà (che altrimenti ne rimarrebbe sprovvista), cioè scambiare elementi forti di riflessione, di vissuto, di esperienza, di saggezza che non è dunque semplicemente sapere!

Nelle conclusioni infatti avverte: << Le torri oscure sono un mito senza tempo, affiorano dalle pagine dei libri sacri, emergono dai testi letterari, si articolano in antiche leggende, sono presenti in opere tradizionali ed esoteriche. Esse rappresentano le tenebre sempre presenti in questo nostro “giardino” che spesso si mostra come un arido deserto, culla del nostro scontento, della nostra ansia di uomini pronti a esaltare “le magnifiche sorti e progressive” della civiltà della quale ci sentiamo figli, ma affetti dal male di vivere >>.

Guglielmo Adilardi

Giovedì 10 maggio alla Libreria Giunti di Prato. Corso Mazzoni , ore 19,30 presentazione del libro.

 

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