L’ora più buia

“Ci vorranno sangue, fatica, lacrime e sudore, ma alla fine vinceremo”.

di Maria Rita Monaco | 11 febbraio 2018

Joe Wright, il regista del film, esplora i corridoi angusti  dei rifugi di guerra, quei locali sotterranei sovraffollati di ministri, segretarie, là dove si tenevano gli scontri tra Laburisti e Conservatori, contrasti tra appartenenti allo stesso partito, lo studio del primo ministro, i vagoni della metropolitana, dove incontra  il proprio elettorato, dietro suggerimento del Re Giorgio VI, alla fine convinto  della necessità di intraprendere una guerra di difesa  che doveva necessariamente sfociare nella vittoria,

Uno schermo nero: ad un tratto si accende una fiamma. Sir Churchill, nel buio assoluto della sua stanza, accende l’immancabile sigaro. Quella luce  diventerà la fiamma della speranza. Fiamma che si svilupperà fino al suo storico discorso a Westminster e infiammerà il parlamento e  l’Inghilterra

 

Uno stratosferico Gary Oldman veste i panni di Winston Churchill, diventato in seguito un’icona sempre con il sigaro in bocca, cappello in testa, bevitore di scotch, immortalato con le sue dita aperte a V in segno di vittoria ma non è dell’icona che ci vuole parlare il regista, ma dell’uomo che salvò l’Inghilterra e l’Europa dal dominio di Hitler da lui definito “quell’imbianchino”.

 

Siamo nel maggio 1940 stagione nefasta per l’intera Europa; le insegne naziste dominano nel Belgio caduto, la Francia è in procinto di cadere, l’esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo la Norvegia e il disprezzo per ogni patto sottoscritto con l’Europa Hitler è pronto ad invadere l’Inghilterra.

 

La Camera inglese chiede insistentemente…(avverbio eufemistico per descrivere le offese rivolte al Primo Ministro in carica) le dimissioni di un rammaricato e malato Neville Chamberlain; la successione sembra orientarsi sul nome di Winston Churcill, uomo di indubbio valore ma scostante, rissoso, scontroso, dalle maniere spicce e soprattutto inviso a re Giorgio VI che ne ha più o meno timore ripensando anche a precedenti azioni di guerra non proprio vittoriose.

Altro avversario del Primo Ministro designato il Ministro degli Esteri il visconte di Halifax (grande anche l’ interpretazione di Stephen Dellane). Dietro insistenze della moglie che amorevolmente sottolinea i difetti ricorrenti al consorte  (Kristin Scott Thomas) Sir Winston cerca di smussare gli angoli più acuti del suo carattere, a cominciare da trattare con più garbo la sua dattilografa personale Lily Jaimes, anche se in questo film è l’intero cast a dare il meglio di sé.

La storia è nota: più o meno obtorto collo, Churcill ha la fiducia di Conservatori e Laburisti e inizia la sua incisiva lotta contro la svastica imperante. Una lotta fatta di retorica, di forza persuasiva, di mugugni di tanto scotch bevuto e di tanti sigari fumati e di tanta forza di persuasione. Ogni uomo dubbioso si deve ricredere, compresi re Giorgio e Chamberlain; l’unico a credere in una utopistica azione diplomatica resta il solo Halifax “sono in contatto con Bastianini uomo di Mussolini che mi ha assicurato…”

 

Lo stesso Primo Ministro coltiva dei dubbi, ma seguendo il consiglio regale di “seguire la volontà del popolo” è deciso a fare la guerra trascinando con sé tutto il Parlamento, con, ovviamente la sola eccezione del visconte.

 

“Abbiamo di fronte molti, molti lunghi mesi di lotta e sofferenza! Anche se tanti vecchi e importanti Stati sono caduti nella morsa del dominio nazista, noi difenderemo la nostra isola quale che sia il prezzo da pagare! Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle piste di atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline! Non ci arrenderemo mai! Perché senza vittoria non può esserci sopravvivenza!

 

A tale decisione definitiva, il primo Ministro, giunge dopo essersi intrattenuto con il variegato mondo dei passeggeri della metropolitana, il muratore, la madre casalinga, il viaggiatore nero acculturato…tutti lo esortano a combattere Hitler.  “Ci vorranno sangue, fatica, lacrime e sudore, ma alla fine vinceremo”. E alla fine” Winston Churchill salvò l’Inghilterra… e non solo.

La fiamma, accesa all’inizio del film continuerà a restare accesa fino alla fine della guerra, fino alla definitiva sconfitta di “quel caporale, quell’imbianchino”

Ovviamente il viaggio in metropolitana è una invenzione della sceneggiatura, ma sicuramente di effetto.

Il film è candidato a 5 Oscar e dopo il successo ai Golden Globe c’è da aspettarsi il 4 marzo p.v. anche qualche statuetta. Secondo me Oldman la merita senza ripensamenti o dubbi.

 

Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

4 commenti

  1. Enrico Martelloni

    Bravo Adalberto. Su tutto condivido. “Il discorso del re ” è magnifico. Solo gli inglesi riescono a raccontare con la loro Storia, e non solo la loro, in film esemplari. Ma loro hanno una Storia condivisa, e non divisa e dimenticata come in italia, faziosa, dogmatica. E’ triste vedere, poi, multisale che non dedicano almeno una sala per film eccezionali e di nicchia. Questo preoccupa, hai ragione Maria Rita.

  2. Adalberto Scarlino

    Dopo l’indimenticabie “Il discorso del Re “, ecco “l’Ora più buia”. Due opere straordinarie raccontano l’epopea inglese nella coraggosa, intrepida battaglia in difesa della libertà e della Patria.
    Ill cinema, i registi italiani,invece, non hanno voluto rappresentare, tanto meno valorizzare, la nostra ( forse unica, certo autentica ) epopea del Novecento: quella della precedente guerra; quella del Piave e del Grappa. Siamo rimasti fermi al divertente e pur ben fatto “La Grande Guerra” di Monicelli e al recente ” I prati fioriranno ” ( cito correttamente, Maria Rita Monaco ? ) di quell’Olmi a vocazione buonista-pacifista-retorica, che sii è dimostrato ignorante della storia e , quel che è peggio, del ruolo svolto allora dall’Italia, del coraggio e della dignità dei nostri soldati alpini, fanti-contadni, ufficiiali e volontari borghesi. Qualcuno se ne ricorderà , da oggi al prossimo 4 novembre 2018 ?

  3. Maria Rita Monaco

    Se leggi Serra oggi su repubblica vedrai che le cose ancora più gravi di quello che sembrano anche se la mancanza di sale serie nelle periferie e nella piana sono segnale di scarso amore per il cinema di “nicchia” a tutto vantaggio delle multisale

  4. Enrico Martelloni

    Possibile Maria Rita, che per vedere questo film, in tutta la ” piana” tra Pistoia e Firenze ci sia solo una sala che lo proietta ? …. Siamo al declino manifesto…

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