E’ l’ora che nasca un nuovo partito socialdemocratico

Per lo scrittore Michele Donno “si è sempre parlato della necessità di socialdemocratizzare la sinistra italiana, senza mai riuscirci e volerlo veramente”.

di Michele Donno | 12 Marzo 2018

Caro Direttore,

ho letto il suo editoriale “Hanno perso tutti: cercasi nuovi protagonisti”.

 

È giunta l’ora, dunque. È giunta l’ora che nel nostro paese nasca un vero ed autentico Partito socialdemocratico italiano. Questa è la proposta rivoluzionaria che andrebbe lanciata il 24 marzo.

 

Dopo un quarto di secolo dal crollo del comunismo e dalla scomparsa del Partito socialista italiano, con queste elezioni i nodi sono venuti al pettine in maniera netta e, oserei dire, devastante.

 

In questo quarto di secolo si è sempre parlato della necessità di socialdemocratizzare la sinistra italiana, senza mai riuscirci e volerlo veramente. Si è invece creato sistematicamente il vuoto totale, in cui oggi sono caduti PD e LEU. E questo per colpa della stessa sinistra, ancora massimalista nell’animo, di tutti i suoi rappresentanti politici e degli studiosi (accademici e non) che ad essa si richiamavano e si richiamano.

 

Bisogna, come Lei dice, cercare nuovi protagonisti, ma prima di tutto bisogna riscoprire intere pagine della storia politica di questo paese. Bisogna riscoprire la storia socialdemocratica di questa Repubblica, che esiste ed è una storia gloriosa, per decenni dimenticata e vilipesa.

 

Bisogna riscoprire la storia di Giuseppe Saragat e di quei socialisti riformisti con la barba bianca, che agli albori della Repubblica capirono (con approfondite analisi di impressionante attualità) che la sinistra comunista si sarebbe schiantata e con essa la sinistra socialista massimalista e antieuropeista, psicologicamente succube dei comunisti. Un Partito socialista che Saragat e compagni provarono a salvare con la scissione di palazzo Barberini, che costò loro la damnatio memoriae, la quale sorprendentemente dura ancora oggi.

 

Bisogna ripartire da lì, con onestà, con umiltà, ritrovando quelle radici storiche che sole permetteranno di dare vita, nel secondo millennio, ad un nuovo e autentico socialismo democratico, che sia realmente un’altra storia della sinistra italiana. Bisogna fare, quindi, del sano revisionismo (brutta parola per certa sinistra post comunista) prima di tutto storiografico ma anche politico.

 

Distinti saluti

Michele Donno

Professore Universitario, storico, scrittore, autore di libri sulla storia della socialdemocrazia italiana.

21 commenti

  1. Marcello Ranieri

    Credo che soltanto la decisione di Matteo Renzi di lasciare il PD e creare una vera e propria forza socialdemocratica europea , degna dei principali paese europei , possa far sorgere in questo paese un’autentica forza liberalriformista , di matrice socialdemocratica europea.

  2. Gentilissimo, l’anticapitalismo e, quindi, l’antiamericanismo sono sempre stati nel DNA della sinistra italiana, quella comunista e socialista massimalista, ma anche in certa parte del mondo cattolico. Furono due componenti essenziali -e direi vitali soprattutto per la sinistra- che dopo il fallimento dell’ideologia comunista (e del comunismo realizzato) sono state fatte proprie (come elementi propulsivi) dai movimenti no global, da buona parte dei movimenti ambientalisti, terzomondisti, da un certo integralismo cattolico ma anche dai cosiddetti catto-comunisti, cioè da coloro che dopo aver fisto fallire la propria fede comunista, “disorientati”, “increduli”, si sono “convertiti” (con stupore di molti) e hanno abbracciato la fede cattolica, quella fede cattolica per decenni considerata un ostacolo al comunismo realizzato, e per questo perseguitata. Per decenni si è parlato, e si parla ancora oggi (anche nella cosiddetta sinistra radical chic), di imperialismo americano (quasi fosse una moda) che è alla base della propaganda antiamericana. Tutto ciò, ha radici lontane, è conseguenza soprattutto della guerra fredda (particolarmente lacerante per l’Italia terra di confine) ma anche del fatto che la cultura italiana è stata per tutta la prima repubblica fortemente influenzata dal PCI (il più forte partito comunista in Occidente) e dai suoi intellettuali organici; i socialisti di Nenni rimasero appiattiti ai comunisti almento fino al ’56 (Nenni accettò il “premio Stalin”, cosa che Saragat non gli perdonò mai). Cultura dominata dal PCI anche per colpa della DC, più propensa ad occuparsi del governo del Paese.
    Per quanto riguarda il patto Hitler-Stalin, fu un trauma per la sinistra europea. Furono anche le potenze occidentali, non invitando l’URSS alla conferenza di Monaco (dove peraltro Inghilterra e Francia decisero, senza consultare la Cecoslovacchia stato sovrano, di concedere i Sudeti a Hitler) a spingere Stalin (che non si fidava delle potenze occidentali) fra le braccia di Hitler. Ma c’era soprattutto in Stalin il desiderio di una politica di potenza, “imperialista”, appunto. Hitler e Stalin si spartirono un bel pò di territori. Fu in quel momento che Saragat mutò ancora più radicalmente la sua visione: il patto di non aggressione del ’39 dimostrava le affinità fra i due regimi nazista e comunista: due regimi totalitari, imperialisti, sanguinari. Secondo Saragat, quindi, in quel momento i socialisti democratici e riformisti dovevano mutare prospettiva: lo scontro non era più fra borghesia capitalista e proletariato ma fra democrazia (Inghilterra, Stati Uniti) e dittatura (nazismo, comunismo, fascismo).
    Per quanto riguarda il massacro di Katyn in Polonia, consiglio di leggere il libro di uno dei miei maestri, Victor Zaslavsky, il quale dopo il crollo del comunismo entrò negli immensi archivi sovietici: il massacro fu operato dai sovietici, ma per decenni la propaganda comunista attribuì la responsabilità ai nazisti. Una delle tante drammatiche pagine della guerra mondiale riscritte dopo il crollo del comunismo, grazie, appunto, all’apertura degli archivi sovietici e agli storici cosiddetti “revisionisti”.

    • Luciano Priori Friggi

      Il ’56 e’ una data fondamentale, come lo era stato il ’48 per altri versi.
      In Italia causo’ il ripensamento del Psi e poi la rottura dell’allineamento con Mosca, che invece il Pci mantenne ancora a lungo (anche perche’ c’erano di mezzo i finanziamenti).
      Il mio professore di Storia moderna all’universita’, uno studioso di Machiavelli (forse il maggiore del dopoguerra), rischiò l’isolamento per aver rotto con il Pci sull’Ungheria (era stato tra l’altro segr. dell’istituto Gramsci).
      Ne pago’ le conseguenze, perche’ la maggior parte della case editrici (come quasi tutta la cultura “progressista”) erano controllate direttamente o indirettamente dal Pci.
      Diversa la situazione in Francia, ad es., dove tra gli intellettuali “progressisti” ci fu una vasta presa di coscienza.

      • È proprio così. Il 1948 e il 1956 (ma soprattutto il 1963 con l’ingresso dei socialisti di Nenni nel governo Moro) sono due date fondamentali nella storia d’Italia. Ed io nella mia “Storia dei socialisti democratici italiani (1945-1968)” cerco di ricostruire il decisivo ruolo di Saragat in quei due momenti storici.

        • Luciano Priori Friggi

          So ora dell’esistenza del suo libro. La tesi che Saragat sia stato d’importanza decisiva in diversi momenti della nostra storia è una puntualizzazione che sicuramente andava fatta.
          Mi piace ricordare di questo uomo politico, molto più attento al “popolo” di tanti populisti odierni, una cosa minima, ma indicativa, l’aver reso libera la spiaggia di Castel Porziano.

    • Gentile Michele, l’anticapitalismo, in realtà, fu prerogativa del socialismo originario: Pierre Leroux, Proudhon, Marx, Engels, Bakunin e per molti versi Garibaldi e Mazzini (critico quest’ultimo del liberalismo e dell’utilitarismo di Bentham).
      Nessun socialista originario, anarchico o repubblicano si disse mai “di sinistra”, che era concetto avulso al socialismo in quanto la sinistra è concetto nato con la Rivoluzione Francese a rappresentanza della borghesia.
      Non a caso Lenin dichiarò: “Siamo comunisti, non di sinistra”.
      Che poi vi siano stati compromessi fra il socialismo (Quarto Stato) e la borghesia (Terzo Stato) è altra cosa, che ha condotto all’attuale sinistra borghese liberale e capitalista, tutt’altro che sensibile nei confronti dei ceti deboli (e attualmente destinata alla sconfitta in pressoché tutta Europa).
      In merito suggerisco due saggi (li ho recensiti per Pensalibero in passato): “I misteri della sinistra” e “Il vicolo cieco dell’economia”, entrambi di Jean-Claude Michéa.

  3. Luciano Priori Friggi

    Professore, allora aggiungiamo un altro tassello, magari lo condivide, oppure no.
    Dare le colpe al capitalismo è uno sport trasversale, in cui eccellono oggi tra l’altro i cattolici, almeno a parole. Dare poi tutte le colpe all’imperialismo, ovviamente americano, basandosi su ricostruzioni dozzinali, è segno dei tempi.
    Forse sarebbe bene ricordare che la II guerra mondiale inizia con un patto, conosciuto con il nome Molotov-Ribbentrop. E’ del 23 agosto 1939, e dà il via libera all’occupazione della Polonia, subito spartita (si salvarono solo le forme, prima partì Hitler, poi si mosse la Russia, per la parte concordata). La famosissima cavalleria polacca affrontò prima i nazisti, poi i russi.
    Gia’ avevano dovuto affrontare i sovietici, che avevano cercato di invaderla, nel 1920.
    Incredibilmente a vincere furono i polacchi. Risale all’epoca uno dei piu’ feriici atti di barbarie che si ricordi, l’assassinio da parte dei russi di 8.000 ufficiali e altri 14.000 tra soldati, poliziotti e funzionari, fatti prigionieri e abbattuti a colpi di pistola Walter PPK nel bosco di Katyn.

  4. Può piacere o non piacere ma resta il fatto che senza gli Stati Uniti la storia dell’Europa probabilmente sarebbe andata diversamente (utilizzo il condizionale perchè non sono un amante della storia controfattuale. La ricostruzione storica non si fa con i se). Senza l’intervento militare degli USA nella prima e nella seconda guerra mondiale, la storia dell’Europa occidentale forse sarebbe andata diversamente. Nella prima guerra mondiale, dopo la volontaria uscita di scena della russia comunista, senza gli USA l’Inghilterra e la Francia probabilmente avrebbero ceduto all’impero tedesco. Senza gli USA, e le migliaia di giovani soldati americani morti in Europa, è probabile che Hitler, padrone di mezza Europa, avrebbe avuto più possibilità di resta in piedi. Per questo Saragat lodava pubblicamente (anche da Presidente della Repubblica) gli USA.
    Per quanto riguarda il piano Marshall, insomma, guardando la storia dei nostri cugini dell’europa dell’Est, vissuti per quasi cinquant’anni sotto un regime totalitario sanguinario, quello comunista, forse è stato un bene avere in Italia nel 1948 De Gasperi al governo e non il Fronte popolare di Nenni e Togliatti, il cui programma ricalcava quello delle “democrazie popolari” sovietiche. E la vittoria di De Gasperi avvenne anche grazie al piano Marshall che diede soldi ma anche materie prime e beni di prima necessità. L’obiettivo degli USA era ovviamente politico: arginare il comunismo attraverso la lotta alla povertà e alla disperazione in cui erano piombati i popoli dell’Europa occidentale; quelli dell’Europa dell’Est, purtroppo per loro, si trovavano già sotto il controllo dell’armata rossa alla fine della guerra.
    Ma il piano Marshall fu anche il seme della futura Europa unita. Gli USA costrinsero tutti i paesi aderenti al piano a sedersi intorno ad un tavolo per decidere insieme come utilizzare i soldi americani: dopo decenni di nazionalismi e chiusure i paesi europei tornavano a dialogare. Di lì è partita l’integrazione europea: una formidabile occasione di sviluppo economico e sociale (oggi in crisi) che pose fine alle guerre in Europa e rilanciò la democrazia. Saragat era fermamente convinto di tutti ciò: l’atlantismo (con l’europeismo) e la democrazia politica erano l’unica alternativa al comunismo e la dittatura.
    Il comunismo poi è imploso su se stesso: le popolazioni dell’Europa dell’Est non ne potevano più e dopo la liberazione hanno subito abbracciato il sistema capitalistico. E’ imploso anche per il “guerrafondaio” Reagan che sfidò gli URSS con una corsa agli armamenti super tecnologici (scudo stellare!!!! e cose del genere) che portò i comunisti sovietici al collasso finanziario e i popoli dell’Est europeo, strozzati dal peso finanziario dei regimi, ad una disperata insurrezione. Il comunismo è miseramente fallito per sue contraddizioni interne: è rimasto in piedi il sistema capitalistico che, quindi, ha globalizzato il mondo (anche la Cina comunista!!!) con tutti i suoi difetti e contraddizioni.
    Saragat morì nel 1988, pochi mesi prima il crollo comunista, un crollo che insieme ai suoi compagni socialisti democratici aveva previsto già 50 anni prima.

    • Rispetto il suo punto di vista, sia storico che politico. Lo condividevo una decina di anni fa anche io. Oggi non più per le ragioni che ho scritto nei commenti e anche in diversi articoli su Pensalibero.
      Penso che la Storia sia sempre più complessa di come l ideologia di qualsiasi colore voglia presentarla.
      Posso solo osservare le conseguenze: occupazione militare del suolo europeo da parte di truppe straniere, le quali sono e continuano ad intervenire in mezzo mondo per destabilizzarlo (non parliamo solo del Cile socialista di Allende, ma anche dei Paesi socialisti e laici di Iraq, Libia e Siria, unici argini ad un fondamentalismo islamico nutrito dall Occidente e dai suoi alleati sunniti); asservimento degli Stati ad un modello unico, prima unicamente capitalista oggi capitalista assoluto e ove comanda l economia finanziaria su quella reale (aspetto combattuto strenuamente da Bettino Craxi…ma sappiamo che fine gli è stata riservata).
      Ad Est il capitalismo ha peggiorato le cose. La Russia ha ritrovato una sua dignità solo con Putin. In Ucraina comanda l estrema destra con simpatie naziste, idem altrove. La stragrande popolazione vorrebbe un ritorno al comunismo (crollato più a causa di destabilizzazioni che per altro).
      L Europa unita lo è solo poi sotto il profilo economico. Prevale austerità e precarizzazione. La società famigliare è stata distrutta, anche a causa della precarietà. Un lavoro pagato dignitosamente è una chimera. I servizi pubblici, a iniziare da quelli fondamentali della sanità e scolastico sono al tracollo.
      Questo dubito sarebbe piaciuto a Saragat, ma è quanto avvenuto non certo per colpa del comunismo.
      Ora, fuori dalle stesse ideologie novecentesche, penso che una riflessione in tal senso andrebbe fatta.
      Mi scuso per la lunghezza dell intervento e grazie per il confronto.

  5. Luciano Priori Friggi

    Gentile professore, il filo-atlantismo di Saragat era il filo-atlantismo di tutto lo schieramento di governo. Fuori restavano solo Pci, Psi e Msi, che pero’ era comunque filo-americano pur se a suo modo (cioe’ in quanto anti-comunista).
    Il ’48, in particolare, fu un grande movimento di popolo a favore del mondo libero. Oggi puo’ sembrare retorica, ma allora era una questione di vita o di morte, un fatto sentito nel profondo in particolare da tutti coloro che poi fecero il miracolo economico: coltivatori diretti, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, che spuntavano come funghi.
    Nella citta’ dove sono nato, 5mila abitanti (20mila con le campagne) in centro Italia, c’era una fabbrica di trebbiatrici, e lo stesso imprenditore ne fondo’ anche una di televisori.
    Nessuno chiedeva allo Stato di risolvergli i problemi, era impensabile.
    Gli impiegati si contavano sulla punta delle dita.
    La Chiesa mobilito’ le masse contro il comunismo. Nelle campagne e nelle citta’, le statue della madonna passavano (restandovi almeno un giorno) di casa in casa.
    Nessuno si sentiva “dominato”da nessuno, e gli americani che erano passati vicino alla città, diretti verso il nord, erano stati salutati da tutta la popolazione, che vi assiste’, nella festa generale, facendo ala al loro passaggio.
    E ha ragione, professore, quando dice che gli americani gestirono direttamente gli aiuti.
    Ma bisogna prima capire com’e’ l’America (i giovani non lo sanno), una formidabile macchina di associazionismo, totalmente e orgogliosamente al di fuori dello Stato.
    Ebbene, molti di quegli aiuti furono il frutto della raccolta dell’associazionismo, che poi consegnava il ricavato e controllava la sua esecuzione.
    Ad es. ancora nel ’56-’57, quando ormai gli anni duri del dopoguerra erano solo un ricordo, le monache della mia citta’ gestivano una mensa per gli studenti (che poi non ce n’era nemmeno bisogno, vi ricorrevano quelli del circondario nell’attesa di prendere l’autobus), e distribuivano panini di cioccolato Ferrero, con su scritto “dono del popolo americano”, ed era proprio così com’era scritto, erano aiuti dell’associazionismo cattolico americano, consegnati direttamente alle associazioni cattoliche italiane per distribuirli sotto forma di servizi.

  6. NICOLA CARIGLIA

    Caro Bagatin,

    Puoi ovviamente pensarla come vuoi sulla politica dell’immenso (rispetto, poi, agli odierni capipopolo!) Giuseppe Saragat. Ma per insinuare che possa essere stato accondiscendente verso interessi stranieri o economici, lui che per anni ha sfidato piazze in subbuglio e il vento mefitico della calunnia, significa proprio che non lo hai conosciuto. Del resto, sei giovane….

    • Che il Psdi fosse filo Atlantico lo dice la Storia.
      Al di là della Storia occorre andare oltre e guardare all’ attuale situazione, conseguenza per molti versi di ben due eventi tragici per molti versi connessi: la caduta ad est del comunismo e la falsa rivoluzione di tangentopoli.
      Oltre che l avvento, conseguente a tutto ciò e non solo, del capitalismo assoluto.
      Come uscirne ?
      Attraverso, a parer mio, un sano socialismo originario, di matrice popolare e populista.

      • Lo stesso Pacciardi, figura alla quale mi sento molto legato, fu filo Atlantico, nulla da dire.
        Ogni cosa va infatti storicizzata, certo.
        Purtuttavia, con il senno di poi, una riflessione sul fatto che l Atlantismo nel corso dei decenni abbia forse fatto più male che bene andrebbe oggi fatta.
        Ma alla luce non della Storia passata, ma di quella odierna.
        L americanizzazione del mondo è un fatto, che ha portato all’ attuale globalizzazione e a tutte le sue storture (svendita del patrimonio statale, precarizzazione del lavoro, governo dell’ economia finanziaria sulla politica ecc…).

        • NICOLA CARIGLIA

          Caro Luca,

          eccome, se erano filo atlantici i socialdemocratici. In tempi difficili, soprattutto in regioni come la mia Toscana. E’, ancora oggi, il merito più grande.

          • Ci fu un tempo in cui anche io credetti nell Atlantismo. Oltre dieci anni fa.
            Allora ero giovane davvero e non avevo approfondito a sufficienza.
            Oggi, alla luce di come è diventato il mondo, mi pongo molti più dubbi e preferisco rivalutare il socialismo, ma quello originario (da Proudhon a Garibaldi, da Peron a Chávez).

  7. Gentilissimo,
    i socialisti democratici di Saragat, dopo la scissione dai socialisti filo comunisti di Nenni, nel 1947 agli albori della Repubblica sostennero la dura politica economica deflazionistica del liberale Einaudi, perchè capirono che in una situazione di emergenza solo quella politica avrebbe permesso di uscire dalla crisi (Saragat e Tremelloni erano stati allievi di Einaudi). E la sinistra socialcomunista di Nenni che guardava alle mirabili gesta di Stalin e della sua economia pianificata cominciò a scagliarsi contro di loro. Successivamente, dal 1948 grazie agli aiuti americani del piano Marshall i socialisti democratici di Saragat, al governo con De Gasperi, cercarono di contenere le conseguenze della politica einaudiana favorendo una politica produttivistica (come volevano gli americani) ma correndo in aiuto dei ceti più deboli. Il socialdemocratico Tremelloni fu tra i responsabili dell’attuazione del piano Marshall in Italia, per evitare che i soldi americani finissero preda dei grandi speculatori ma il loro utilizzo venisse programmato in base alle priorità economiche e sociali del paese (come del resto volevano gli stessi americani). La politica economica di Einaudi, gli aiuti americani, la libera iniziativa degli italiani, crearono le premesse del successivo miracolo economico italiano di cui De Gasperi, sostenuto fortemente da Saragat, fu il principale artefice.

    Poi arrivarono gli anni settanta e Ottanta e le politiche in deficit spending. I favolosi anni Ottanta sono andati avanti così. I successivi vincoli europei del 3%, introdotti agli inizi degli anni Novanta, hanno chiusi i rubinetti della spesa pubblica per tutti e la nostra politica economica è andata in crisi. Austerità, precarietà, mobilità, fine del mito del posto fisso. Debito pubblico alle stelle come le tasse, inevitabili per mantenere in piedi uno stato ingrassato nei decenni precedenti e per compensare l’evasione fiscale che in realtà è sempre esistita. Saragat, nel 1948, in un intervento alla Camere, ricordò che in molti paesi era già previsto il carcere per gli evasori fiscali. A settant’anni si distanza siamo ancora a discutere di questa possibilità. Cordiali saluti Michele Donno

    • Grazie per questo excursus storico che conosco.
      Molti anni fa lodai anche io la politica di Saragat, ma negli anni ho avuto modo di approfondire e attualizzare.
      Penso che ogni cosa ad ogni modo vada storicizzata.
      Mi chiedo, con il senno di poi, se il Piano Marshall non sia stato piuttosto l inizio di una colonizzazione americana nei confronti dell’ Europa.
      Il generale e presidente De Gaulle fu il primo a comprenderlo e ad evitare l occupazione militare della Francia da parte della potenza straniera Usa. I suoi successori, diversamente, consegnarono il Paese direttamente all’ occupante.
      Non parliamo poi dell Italia, salvo gli acari d orgoglio di Craxi e della sua politica autonomista e sovranista (fatta anche di ottimi rapporti con il Mediterraneo, il socialismo latinoamericano, il socialismo arabo, la Romania socialista).
      Non sarà forse che proprio questa politica di autonomia e di sovranità nazionale, che negli anni 90 si proponeva di bloccare le privatizzazioni selvagge, abbia noscuto a Craxi ?
      Lo stesso non può dirsi per la politica estera di Berlusconi, che aveva rinsaldato i rapporti con il Mediterraneo e con l Eurasia, ma ciò, non piacendo ai poteri Atlantici, l ha costretto alle dimissioni nel 2011?

      • Mi scuso per gli errori di battitura.
        Scatti, non acari.
        Nosciuto, non nosciuto.
        Il problema di fonti è che dagli anni 90 ad oggi la politica non conta più nulla.
        Conta l’economia finanziaria. Comandano le multinazionali e le corporation.
        Comandano ancora gli USA e si diffida della Russia, unico argine serio al terrorismo.
        Giustamente i cittadini preferiscono il populismo.
        Storicamente andrebbe ricordato ne populismo è socialismo originario e politica di popolo.
        Personalmente, lungi dal considerare la socialdemocrazia una soluzione, preferirei più socialismo, ovvero più autogestione e partecipazione diretta dei cittadini a decisioni e economia.

  8. Il problema è che in tutta Europa i cosiddetti socialisti democratici hanno introdotto precarietà, austerità, flessibilità.
    Ciò che non ha fatto la destra liberale in Francia e in Italia l hanno fatto i sinistri cosiddetti socialisti democratici (solo in Gran Bretagna Corbyn si sta smarcando, ma dopo anni di precarizzazione introdotta dal guerrafondaio Blair).
    Non a caso le persone, soprattutto i ceti operai, disoccupati e subterni, votano altrove.
    Come dar loro torto, del resto.

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