Lombardia: tiene il 4° motore, ma perde qualche colpo

La Lombardia si sta riproponendo come locomotiva per l’intero Paese, offrendo il suo contributo alla ripresa dopo la lunga fase di crisi. Ma alcuni elementi di debolezza richiedono un cambio di passo anche da parte della Regione Lombardia se si vuole competere per la leadership anche a livello europeo.

di Antonio Santangelo | 12 novembre 2017

A confermare la qualità del sistema lombardo è uscita la seconda edizione di un’indagine comparativa all’interno dei Quattro motori d’Europa, insieme a Lombardia, il Baden Wurttemberg, Catalogna, Rhone Alpes, con l’aggiunta di Monaco e Emilia Romagna. L’insieme rappresenta le eccellenze produttive europee.

Nel report “Le performance delle imprese europee: un’analisi benchmark“, Assolombarda ha messo al centro dell’analisi temi quali innovazione, internazionalizzazione, governance e struttura di impresa, forza lavoro, credito e burocrazia e, non potevano mancare, i primi esiti di Impresa 4.0.

Su alcuni di questi temi la Lombardia regge il confronto: in ambito ricerca e innovazione risulta che ben il 50% delle imprese ha sviluppato progetti nel triennio 2013-2015, con un incremento di 10 punti percentuali rispetto al triennio precedente, alla pari dei tedeschi.

Bene anche per la presenza nell’export e nella produzione diretta all’estero, passata da 6% nel 2013 a 15% nel 2015.

Siamo più indietro, invece, sul terreno dell’automazione e di impresa 4.0, anche perché siamo partiti con un ritardo di 3-4 anni. In Lombardia il 9% di imprese utilizza un livello avanzato di smart manufacturing contro il 12% circa delle tedesche; utilizziamo anche macchinari più datati e sistemi meno integrati: età media di 12 anni contro gli 8 in Baden-Württemberg e Monaco e 8% di macchinari integrati rispetto al 20% tedeschi.

Altri elementi di debolezza derivano dalla struttura organizzativa delle imprese e dalle forme di finanziamento utilizzate. La dimensione prevalentemente inferiore alla media europea è nota, così come la proprietà a prevalenza familiare; ciò che però è più limitante è la gestione operativa delle imprese, quella trattenuta a livello familiare risulta meno produttiva del 21% rispetto alla media europea.

Dimensione e proprietà si riflettono poi su una scarsa patrimonializzazione e su una preferenza del ricorso al credito a breve temine, meno adatto a sostenere investimenti a lunga scadenza, richiesti per attività di internazionalizzazione e innovazione radicale.

Per superare questi limiti è necessaria una presenza attiva delle istituzioni, ritornando a fare politica industriale e sostegno attivo al credito. Impresa 4.0 è un esempio positivo, pur non essendo privo di ombre. Pesa in particolare il ritardo con cui si stanno avviando i competence center (per non parlare delle politiche attive sul lavoro), segnale della difficoltà del Paese a tradurre in atti concreti e operativi interventi legislativi di grande rilievo.

 

Il rapporto di Assolombarda è disponibile qui: http://bit.ly/2zl0I2i

 

 

 

Antonio Santangelo   (http://www.mu-me.it)

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