Lo specchietto per le allodole

“Prima gli italiani” significa che magari arriveremo “prima” dei libici o dei congolesi, ma certamente dopo, molto dopo tutti quelli con i quali si vuole fare la “voce grossa”.

di Franco D'Alfonso | 10 luglio 2018

Fermatevi per un momento a pensare da cosa l’ombra di Governo che abbiamo ci distrae imponendo come emergenza unica nazionale quella degli sbarchi dei migranti, peraltro ridotti drasticamente come tutti sappiamo e non diciamo.
La nostra relativa “ripresa” da 1 per cento sul PIL ( siamo i peggiori d’Europa ) è totalmente dipendente dall’export, che lo scorso anno è stato di ca 450 miliardi di euro, con un surplus di 48 miliardi (meglio solo Germania ed Olanda) . Il 66% di questo export è verso i paesi dell’Unione Europea , il 13% pari a ca 58 miliardi verso la Germania, che è il nostro primo mercato di sbocco. La famosa “invasione” cinese vale meno di 32 miliardi di import, contro export superiore ai 42 miliardi dall’Italia
Quindi è piuttosto chiaro che : a) senza la Ue, pur con le sue insopportabili mancanze, saremmo già nel terzo mondo con un Pil in discesa di 5 o 6 punti ; b) la grande Germania ci potrà stare giustamente non simpatica, sta imponendo una politica sbagliata e funzionale a sè stessa, ma noi siamo gli ultimi al mondo ( forse solo dopo gli olandesi) ad avere interesse ad attaccarli a testa bassa c) la guerra dei dazi lanciata da Trump contro Cina e Germania riguarderà molto anche noi, perchè il nostro export soffrirà anche la contrazione dell’export tedesco, un totale di ca 100/120 miliardi che potrebbero dimezzarsi in poco tempo, portando alla riduzione quasi immediata di 2 punti di Pil d) la ripresa dei consumi interni in discesa in parallelo agli investimenti pubblici dal 2008, è impossibile da ottenere in tempi brevi e non riuscirebbe a compensare mai la caduta dell’export .
Dovrebbe essere altrettanto chiaro che : a) la minaccia al nostro benessere, per relativo che sia, è più immediata sui 450 miliardi di export, pari a quasi il venti per cento della ns economia, piuttosto che non da “come si spendono i soldi degli italiani ” per l’accoglienza, lo 0,02 per cento del Pil ad essere abbondanti b) che dovremmo stare blindati dentro la Ue, fosse pure ad eccessiva trazione tedesca, e feroci avversari dell’ “America first” di Trump e delle parodistiche versioni autarchiche che girano purtroppo non solo sul web ma ora nei consigli dei ministri, perchè “prima gli italiani” significa che magari arriveremo “prima” dei libici o dei congolesi, ma certamente dopo, molto dopo tutti quelli con i quali si vuole fare la “voce grossa” e perfino dopo gli amici pelosi di una bevuta in taverna Kurtz ( Austria) ed Orban, che si stanno già mettendo in posizione per sostituirci nel rapporto con i tedeschi c) che la nostra “ossessione” dovrebbe essere dedicata a come trovare risorse da dedicare agli investimenti pubblici su infrastrutture ed ambiente nelle città per aumentare la competitività dell’economia e non a pagare promesse elettorali di assistenza.
Un Governo che attacca la Ue come il male assoluto e simpatizza per Trump e Putin, che vuole “distribuire” i migranti in tutta Europa e si allea con chi pensa che debbano stare in Italia e Grecia, che invoca i dazi per difendere i suoi produttori che vivono di esportazione ( che infatti chiedono la flat tax, mica l’autarchia…) invece di reclamare il ruolo che gli spetta ai tavoli di scontro con chi può essere sovranista ed autarchico sul serio facendo pagare il conto a noi, o è composto da imbecilli che non sanno dove sono arrivati o da cialtroni demagoghi che si preoccupano delle proprie sorti personali ed elettorali e non certo del paese che dicono di governare. Tertium non datur.

 

Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E' stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler. E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l'incarico di Assessore al Bilancio.

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