Livorno, Teatro Goldoni: parte con un applauditissimo Nabucco la stagione lirica 2017/18 del teatro labronico

di Stefano Mecenate | 28 novembre 2017

Una inaugurazione solenne quella della stagione lirica 2017/18 del teatro Goldoni di Livorno.

È tornato, dopo ben sedici anni di assenza dai palcoscenici livornesi e addirittura dopo 129 anni dalla sua ultima apparizione al Teatro Goldoni, Nabucco di Giuseppe Verdi.

Un’opera che, al di là del celeberrimo brano corale “Va pensiero”, rappresenta una pagina importante dell’attività artistica del Maestro bussetano ed un impegno notevole per un teatro che decide di farne una nuova produzione.

In questo caso, il teatro labronico ha deciso di muoversi autonomamente ricorrendo per le scene alla Cooperativa Francesco Tamagno – Torino, mentre i costumi provengono dal Teatro del Maggio Musicale Fiorentino nell’ambito del Protocollo d’intesa “Opera nella Regione Toscana” recentemente siglato: un accordo fortemente voluto dalla Regione e sottoscritto con i Teatri di Livorno, Lucca e Pisa per fare sistema e promuovere la lirica in Toscana.

L’insieme ci è apparso in verità un po’ “datato” con soluzioni non particolarmente emozionanti considerando la possibilità di ausili tecnologici che avrebbero consentito alle scene una maggiore incisività emozionale.

Anche la regia, affidata al giovane torinese Matteo Anselmi, attore teatrale e di fiction televisive nonché attivo in tempi recenti anche come regista lirico, ci è apparsa un po’ statica e molto didascalica: se abbiamo apprezzato da un giovane emergente la scelta di restare nell’ambito della tradizione senza trasposizioni o stravolgimenti, forse ci saremmo aspettati una lettura più partecipata, una maggiore fluidità di movimento dei protagonisti e del coro che rendesse più viva quest’opera che, per i contenuti, risulta essere oggi come mai di grandissima attualità.

La direzione musicale di Marco Severi, musicista emiliano di grande esperienza formatosi sotto l’egida di Riccardo Muti per la prima volta sul podio al Goldoni, è stata invece emozionante sotto ogni punto di vista.

Brillante, passionale, sensibile, ha trascinato l’Orchestra Sinfonica Città di Grosseto nei meandri più nascosti della partitura restituendoci una musica dalle mille sfaccettature.

Del resto, come ha avuto modo di dire: «Ogni nota, ogni parola del teatro di Verdi vibra di energia. Vedo Nabucco come un grandioso affresco dove sono raffigurate tutte le passioni umane trasfigurate nella rivelazione del Divino, un’opera che simboleggia il ritorno alla libertà e alla dignità di un popolo».

Come resistergli? Magari alcune volte avrebbe dovuto contenere la sonorità dell’orchestra ma come dargli torto quando l’emozione (oltre i segni sulla partitura) chiedono di lasciar libera la musica per raccontarla tutta senza remore?

E poi, come non apprezzare un direttore d’orchestra che, ricevuto un caloroso applauso prima dell’inizio dell’opera ne chiede subito un altro per l’orchestra? E di applausi, occorre dirlo, ne ha ricevuto molti a scena aperta segno di un indiscusso apprezzamento da parte del pubblico, numeroso anche nella pomeridiana di domenica, che ha saputo immediatamente entrare in empatia con lui grato per una lettura così diretta e appassionata della partitura verdiana.

Un cast interessante ha caratterizzato questa produzione: accanto a nomi come Dimitra Theodossiou che ha vestito i panni di Abigaille e Laura Brioli, Fenena, l’una regina del belcanto belliniano e donizettiano e del repertorio drammatico d’agilità verdiano, autentica beniamina del pubblico livornese, l’altra, apprezzata interprete applaudita sui principali teatri in Italia ed all’estero, hanno partecipato giovani voci che sono stati portati sul palcoscenico dopo aver affrontato con esiti molto lusinghieri i percorsi formativi di Opera Studio.

Un’ottima scelta da parte del direttore artistico, Alberto Paloscia, che mostra concretamente come l’impegno di un teatro di tradizione non si debba esaurire con proporre le star della lirica ma quello di formare e promuovere nuovi talenti da destinare ai ruoli principali e poi ai teatri di tutto il mondo. Ci vuole coraggio a investire sui giovani ma, come in questo caso, il coraggio è ben ripagato da performance di buon livello che danno a questi giovani l’opportunità di farsi conoscere ed apprezzare ed anche di assaggiare il sapore del palcoscenico in produzioni di rilievo.

Per scendere più nel dettaglio, Dimitra Theodossiou si è dimostrata la grande professionista che è sapendo gestire al meglio il personaggio regalandoci nell’insieme una più che gradevole interpretazione. Ugualmente positiva, pur con qualche riserva, la prova di Laura Brioli: entrambe applauditissime dal pubblico, hanno saputo dare dei rispettivi personaggi una lettura convincente e piacevole.

Decisamente impegnativo il ruolo di Zaccaria affidato al basso georgiano George Andguladze (al suo debutto nel ruolo) la cui carriera si è consacrata negli ultimi anni in sedi prestigiose proprio nei grandi ruoli verdiani.

Lo ha saputo svolgere con buoni risultati conquistandosi il pubblico che lo gratificato durante e dopo l’opera con numerosi applausi.

All’esordio nel ruolo anche il baritono Mauro Bonfanti, Nabucco, che se l’è cavata complessivamente bene anche se forse il personaggio richiedesse vocalmente qualcosa in più.

Come dicevamo, piacevoli sorprese i giovani che hanno dimostrato entusiasmo e capacità, magari ancora da affinare, interpretando i loro ruoli in modo più che convincente: così è stato per il tenore Giuseppe Raimondo (Ismaele), per il basso Alessandro Ceccarini (Il gran sacerdote di Belo), per il tenore Federico Bulletti (Abdallo) e per il mezzosoprano Valeria Filippi (Anna).

In ultimo, parte sostanziale di quest’opera, il coro Lirico livornese diretto da Flavio Fiorini al quale, senza successo per la scelta del direttore d’orchestra, è stato chiesto a gran voce il bis del celebre “Va pensiero”.

Un inizio di stagione più che soddisfacente, con un pubblico che ha apprezzato la scelta dell’opera di apertura e come è stata loro proposta; molti altri appuntamenti attendono il Goldoni dopo questa prima, a partire dal 16 e 17 dicembre con Iris nel nuovo allestimento in coproduzione con Nikikai Opera Osaka, Teatro Goldoni Livorno, Teatro del Giglio Lucca e Teatro Verdi Pisa.

Le foto sono di Augusto Bizzi, Livorno

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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