L’irriverente. Reddito di cittadinanza, allegare al DEF l’elenco dei beni italiani e morali acquistabili

di Pietro Yates Moretti | 8 ottobre 2018

Contrariamente a quanto ci vorrebbe far credere una certa stampa, il Governo del cambiamento ha escogitato un piano originale per coprire il reddito di cittadinanza: prenderemo soldi in prestito dai mercati internazionali.
Per chi non capisce di macroeconomia, incluso il sottoscritto, potrebbe apparire una contraddizione: da una parte ci sentiamo umiliati dalla finanza internazionale e dalle agenzie di rating che misteriosamente giudicano troppo alto il nostro debito pubblico; dall’altro lato chiediamo loro ancora più soldi, a prezzi sempre più alti, rafforzando la nostra umiliante sudditanza.
Ma è una contraddizione solo apparente. Si tratta infatti di un sacrificio più che accettabile visti gli obiettivi che sta raggiungendo o ha già raggiunto il Governo del cambiamento: l’abolizione della povertà e la crescita al 3%.
Risolto quindi il problema macroeconomico, rimane comunque un problema politico. Il vicepresidente del Consiglio Luigi di Maio, che la sa lunga, prevede ostacoli sulla via della felicità. Non certo il default dell’Italia, cosa impensabile per un Paese che ha appena abolito la povertà e che crescerà a breve più di Francia e Germania. Quello che giustamente preoccupa il vicepresidente Di Maio sono i terroristi anti-italiani (opposizioni, UE e stampa), già pronti a ledere l’onore del Governo del popolo quando si saprà come viene speso il reddito di cittadinanza. E’ possibile infatti immaginarsi le polemiche che sorgerebbero se si venisse a sapere che quei soldi vengono spesi per comprare un iPhone o una Harley.
Cosciente di ciò, Di Maio ha già posto dei limiti all’utilizzo del reddito di cittadinanza: si potranno fare spese solo in negozi italiani e saranno vietati gli acquisti immorali.
I terroristi anti-italiani già potrebbero fare della facile ironia: se non sono sposato, acquistare un preservativo è morale? Potrò finalmente prendermi un divano da Ikea al costo di 150 Euro, o dovrò per forza spendere 1.500 Euro dall’artigiano italiano? Potrò concedermi un kebab, o dovrò per forza mangiare panini al prosciutto dop? Potrò comprare “Portnoy’s Complaint”, o dovrò leggere “Il lamento di Portnoy”? E soprattutto, è morale leggere Roth?
Per evitare che l’ironia possa rallentare il cambiamento, ci permettiamo di consigliare al vicepresidente Di Maio di allegare al DEF l’elenco di ciò che è italiano e morale.

Pietro Moretti, vicepresidente Aduc

Vicepresidente Aduc

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