L’irriverente non si rassegna a Cesare Battisti in prima pagina

di Vincenzo Donvito | 9 ottobre 2017

Tra le altre missioni che un giornali si pone, c’e’ quella di vendere per cercare di far tornare i conti e, visto che si tratta di imprese a fini di lucro, anche far guadagnare gli azionisti. Vale per tutti i tipi di giornali, inclusi gli online, anche se questi ultimi sembra che abbiano dinamiche anche un po’ pionieristiche da questo punto di vista, per cui spesso sono il riflesso di altrettanta impresa cartacea. E’ la domanda che, oggi piu’ dei giorni scorsi, mi sono posto nella mia avventura quotidiana sui media, nella fattispecie italiani.
Ma c’e’ qualcuno che crede che avere in prima pagina, anche come titolo di apertura, la presunta estradizione del signor Cesare Battisti dal Brasile, rispetti questa logica commerciale? Sembra di si’.
E quindi e’ altamente probabile che io non capisca nulla, visto che ho dubbi in merito? Forse. Tastando e testando l’umore dei lettori medi (quelli che leggono i giornali sui banchi frigo dei bar la mattina), mi sono fatto un’opinione: ho osservato l’attenzione e il tempo di lettura degli specifici titoli (lettura di articoli… non ne ho visto neanche uno che lo facesse), il tempo medio dedicato ad esso prima di voltare pagina e correre, in genere, alle cronache locali e allo sport, e mi sono soffermato ad ascoltare condividere i tradizionali “commenti da bar”. Non uno che parlasse di ‘sto Battisti che e’ andato dagli Appennini alle Ande e che si appresterebbe a fare il “rianda”, grazie al fervente impegno istituzionale delle nostre autorita’. Boh.
Sara’ che come tanti dirigenti dei media italiani non ho fatto parte di nessun gruppetto della cosiddetta (all’epoca) sinistra extraparlamentare, dalle cui file si sono poi manifestate le degenerazioni violente ed assassine che hanno dato vita ai cosiddetti anni di piombo del nostro Paese (periodo a cui si ascrive il Cesare latinoamericano in odore di estradizione).
Sara’ perche’ sono un irriducibile ed estremista razionale.
Sara’ perche’ sono quel che sono e non sono… ma proprio non riesco a vedere l’italiano medio -acquirente e lettore in caduta… e come non capirlo- di un quotidiano, che si appassioni ad una storia del genere. Mi immagino come gongoli il Cesare Battisti del secolo XXI per i suoi fatti e misfatti del secolo XX: “cazzo, se sapevo che sarei diventato cosi’ famoso e importante, ne avrei fatto fuori qualcuno di piu’”. Si sa, per la fama si farebbe questo e’ altro, coi cadaveri fisici e culturali.
Sara’ e non sara’…. Ma proprio non capisco perche’ questo rilievo mediatico. Se fossi un direttore di giornali di questo tipo, ne avrei di notizie da “sparare” in prima pagina, presumibilmente piu’ attraenti e da far salire un po’ le vendite. Di quelle che si mettono nelle bacheche per strada, accanto alle edicole, che uno legge e poi si convince a comprare il giornale. Invece no: “BATTISTI: VERSO L’ESTRADIZIONE” e la “fotina” del ministro degli Esteri Angelino Alfano. Beh, una cosa l’ho capita. Ecco perche’ non potrei essere un direttore di giornali di questo tipo. Contenti tutti. Immagino. E anche io.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*