L’irriverente e i fascisti. Forse abbiamo letto e continuiamo a leggere libri diversi…

di Vincenzo Donvito | 11 febbraio 2018

E’ curioso come, dopo i fatti di Macerata, dove un tizio che -come appare in tutte le foto che hanno diffuso- sembra una macchietta di se stesso, ha sparato per strada ferendo sei persone nere, vengono valutati rispetto da chi viene chiamato in causa dai media a farlo.
Sicuramente il piu’ terribile e’ stato un titolo del Corriere della Sera: “Nella citta’ spaccata che svela l’intolleranza. No, non si spara cosi’, poteva piglia’ qualcuno”. E’ probabile che sia una frase raccolta da qualche parte, ma farne un titolo per comunicare l’umore della citta’… Ah, Corsera, ma ti sei giocato il cervello? O forse non hai capito che quel razzista che l’avrebbe pronunciata non considera qualcuno nessuno di quei sei neri feriti?
E poi ci sono quelli di Casa Pound che sembra abbiano dato la disponiblita’ a pagare l’avvocato a questo tizio. Ma… per difenderlo da cosa, visto che e’ reo-confesso di aver sparato? Vogliono forse combattere in tribunale per sostenere che e’ giusto sparare ad uno che e’ nero?
E poi ci sono tutti quelli che dicono: e’ un folle. Da destra a sinistra, senza distinzione. Sembrano tutti soggetti da analizzare di un libro di antropologia e psicologia. Il meccanismo mentale di questi saggi e’ il seguente: “Fai qualcosa che io reputo essere completamente al di fuori dei miei minimi dettami civici? E’ ovvio che sei un folle”. Cioe’ chi non si allinea ai codici e ai comportamenti civicamente in vigore e accettati, non e’ solo un incivile o un criminale, No! Sarebbe un folle. Anni di Basaglia e della sua legge, con tanto di chiusura dei manicomi, sembra non siano serviti a nulla. Il diverso (che e’ tale pur se perverso) per questi signori sarebbe un folle. Neanche gli antifascisti durante il regime fascista venivano trattati da folli, venivano messi in galera o al confino. Cosi’ come i gulag dell’Unione Sovietica: fatti per i diversi che contestavano Stalin. E forse abbiamo capito perche’: il fascismo, nato e pasciuto nel nostro Stivale, non
e’ stato ancora digerito ed espulso dal proprio corpo. Ed ecco che il fascista non e’ tale, No! E’ un folle. Cioe’ non si vuole ammettere che e’ normale che uno che fa il fascista militante puo’ anche essere assassino contro i propri avversari (proprio come facevano i fascisti durante il loro regime del secolo scorso). Fascista militante da non confondere coi cosiddetti post-fascisti che, pur se nutriti dall’ideologia della lupa romana, oggi si presentano alle elezioni e partecipano al cosiddetto gioco democratico.
Sara’ che noi irriverenti -liberi, antiautoritari e rompiscatole per il rispetto delle regole- abbiamo letto e continuiamo a leggere libri diversi da molti di quelli che oggi, dando del folle al fascista di Macerata, credono di lavasi la coscienza dalle incrostazioni fasciste -per l’appunto- della stessa. Del resto, di che stupirsi? Non e’ un gioco nazionale quello del far finta, negare le evidenze, mettere sotto il tappeto tutto quello che non si vuole ammettere che esista e che vive con noi…. tanto poi col pentimento, a livello individual-religioso, due avemarie e siamo di nuovo illibati.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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