L’incipit del negazionismo

Nessuno è libero da se stesso nè dal coinvolgimento emozionale/intellettivo di stimoli esterni.
Ma non tutti sono o vogliono essere topini a seguito del pifferaio magico.

di Carla Ceretelli | 10 luglio 2018

Nulla di peggio che  negare la realtà. Eppure esistono situazioni così palesi che pare impossibile non prenderne atto.

Una, l’assenteismo  per il quale  la mia beniamina, Giulia Bongiorno, una donna con gli attributi da uomo, e stavolta è un complimento, è partita in tromba. Il Ministro della Pubbblica Amministrazione, non la chiamerò mai ministra nemmeno sotto tortura, ha proposto e previsto le impronte digitali per i dipendenti. Pare che un’azienda sanitaria abbia già adottato il provvedimento. Ispezioni a sorpresa e impronte, valutazioni degli utenti contro i raccomandati, leggi «più chiare e liberali» contro i corrotti. E speriamo che qualcuno non metta i bastoni fra le ruote considerandolo un provvedimento troppo duro. Ma a mali estremi estremi rimedi. Son decenni che se ne parla. Nulla di punitivo sostiene il ministro.  ” Ispezioni a campione con pool di esperti: i nostri ispettori e specialisti di modelli organizzativi”. Se  emergeranno   disservizi causati da difficoltà oggettive si aiuterà  a colmare le lacune. Ma se emergessero inerzie, inflessibilità totale.

Quanto al lavoro nel privato, meglio tutelare la piccola e media impresa o il lavoratore? Semplice, sono sulla stessa barca , tutelando l’una si tutela il lavoro dell’altro.

Ma che fine farebbero i sindacati se tutti accettassero l’assunto?

Eppure l’argomentazione ancora non è accettata da tutti, legati ancora a mezzo secolo fa, allo Statuto dei lavoratori, sacrosanto all’epoca, contro lo sfruttamento dei dipendenti. Privati, perchè i pubblici sono da sempre tutelati.

E lo dico da figlia di un impiegato statale, alle ferrovie alla Fortezza, noto come  palazzo del sudore o del sonno o  altri faceti  nomingnoli.

Mai visto stare a casa un giorno. Mai, giuro. Eppure qualche volta la sera aveva la febbre, ma la mattina in ufficio. E mi raccontava, il babbo, delle uscite per la spesa   e altro  come abitudine consolidata. E mi diceva anche che, dopo aver svolto il lavoro assegnatogli,  a metà mese non aveva più nulla o poco da fare. E guai se avesse chiesto  di fare di pù , altri gli sarebbero saltati addosso, anche se era benvoluto da tutti, essendo una persona speciale. Eppure, allora, con uno stipendio statale e un aiutino della mamma che cuciva in casa, ci ha fatto studiare , me e mio fratello, fino alla laurea  e non ci è mai mancato nulla.   E ha comprato anche la casa, ma con la Gescal o Ina Casa, non ricordo bene, terreno 500 mila lire, se la memoria non falla.  E poi rateazioni sostenibili.

Ma erano anni di speranza, il lavoro si trovava. Dai  vent’anni in poi, studiando,  ho sempre lavorato, in modo consono ai miei studi, ma ho venduto anche enciclopedie trucchi  e belletti.  E non è che tutti mi pagassero   le marchette. No no, non quelle ..

Ma erano tempi dove tutto si poteva progettare, la professione, la famiglia, i figli. Gi anni 70 , nonostante il terrorismo intestino che ci ha tanto angosciato e ha sparso tanto sangue.

Per non dire delle baby pensioni. Soldi buttati ma certo non per colpa di chi se n’è avvantaggiato, l’avrei fatto anche io, anzi mi pento di non averlo fatto.

Ma oggi, ancora, nonostante lavoratori in mutande che timbrano il cartellino, si è risolto poco o nulla.  Come la fila ai centri per l’impiego senza alcuna prospettiva valida. Eppure qualcuno ha ancora da dire che è colpa dei giovani che non hanno voglia di far nulla e  rifiutano lavori  pesanti e non da mezze maniche, facendo di tutta l’erba un fascio.

E, giusto per citare una categoria fra le più vessate,  quanta pena  fanno i rider cottimisti, che si vedono  sfrecciare fra il traffico per arrivare in tempo per due  o tre euro l’ora e senza assicurazione.  E poi ci si stracciamo le vesti per le morti sul lavoro.

 

Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l'insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de' Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro "Accademia del Diletto" di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l'opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

2 commenti

  1. carla ceretelli

    E tu sei molto cara. Non so quanto lo merito. E’ proprio vero che la vera amicizia fraterna non ha bisogno di essere coltivata fisicamente. Un saluto e un grande abbraccio a te e a tutti/e

  2. Francesca Babic

    Grande Carla! E’ un onore per me poter dire di conoscerti.Un abbraccio

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