Libia: se lì muore il sogno di una politica estera comune europea

di Redazione Pensalibero.it | 10 agosto 2017

La Francia è stata protagonista di un incontro tra il generale Heftar e il premier del governo di Tripoli Serrajil 25 luglio, a La Celle-Saint-Cloud, che ha prodotto un fragile accordo per il cessate-il-fuoco ed elezioni nella prossima primavera. Due giorni dopo, il presidente Macron ha annunciato la creazione in Libia di un hotspot per l’esame delle domande di asilo dei migranti già nel corso di questa estate.

Il 26 luglio, il presidente del Consiglio Gentiloni ha incontrato a Roma Serraj, intercettandolo nel suo rientro da Parigi, nel tentativo di mantenere l’Italia nella partita libica; e a distanza di due giorni il Consiglio dei Ministri ha approvato la delibera per il dispiegamento di una missione nelle acque territoriali libiche a supporto della guardia costiera libica nella lotta ai trafficanti di esseri umani.

Francia e Italia: obiettivi evidenti e comprensibili
Gli obiettivi di Francia e Italia sono piuttosto evidenti e comprensibili. Macron è alla ricerca di un’affermazione internazionale che punta sugli scenari europeo ed africano. La crisi internazionale libica offre un’occasione ghiotta per accreditarsi come attore strategico regionale, oltre a rappresentare uno snodo cruciale per l’attivismo francese, andando a incidere sulle dinamiche più rilevanti che interessano l’asse saheliano-libico-mediterraneo.

L’Italia, dal canto suo, cerca di giocare un ruolo rilevante in un teatro che ha sempre considerato di suo diretto interesse, nel tentativo di evitare la marginalizzazione e al contempo di trovare una soluzione di breve periodo per la gestione dei flussi migratori del Mediterraneo centrale, individuando nella instabilità libica una delle sue principali cause.

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