Liberalismo, liberismo, liberal-socialismo

L’antitesi tra liberalismo e liberismo non nasce in epoca remota, ma si è accentuata con la disgregazione dell’ideale liberale.

di Rosario Amico Roxas | 6 marzo 2016

Si tratta delle tappe evolutive del pensiero liberale che ha coinvolto la politica, l’economia e la morale; tappe di un percorso che non è stato sempre seguito con la dovuta attenzione, al contrario, nei nostri giorni, è stato falsato, riveduto e corrotto (sic. “corrotto”) perdendo la sua reale identità e diventando  “altro” da quella progettualità iniziale. Vero è che, allora, ci furono gli uomini idonei alla bisogna, che oggi mancano nella quasi totalità, uomini che non intendono la politica come un servizio alla nazione, bensì come un mezzo per servirsi delle opportunità che offre l’uso e l’abuso del potere.

E’ la motivazione prioritaria che mi ha avvicinato, inizialmente con curiosità e adesso con interesse, al movimento politico/culturale di Bruno Tabacci : Centro Democratico.

Non concordo con quanti assimilano liberalismo con liberismo, come se si trattasse di parenti stretti, oppure di discendenza diretta. Il liberalismo si è nutrito di capitalismo, ma nel rispetto delle regole, quando la società civile meritava di essere identificata come “civile”.

L’antitesi tra liberalismo e liberismo non nasce in epoca remota, ma si è accentuata con la disgregazione dell’ideale liberale, quando le differenze si fecero tali da porre i loro contenuti in antitesi fra di loro.

Il liberalismo educa gli uomini perché insegna loro ad auto realizzarsi, perchè l’individuo si perfeziona solo se è libero di realizzarsi come meglio crede; nel liberalismo è nucleo centrale la meritocrazia che risulta strettamente connessa a un’economia di mercato. Esattamente l’opposto di quanto sostenuto dal neo-liberismo targato Berlusconi.

Fu Benedetto Croce ad avviare un dibattito tra liberalismo e liberismo, allo scopo di  differenziare le libertà economiche dallelibertà civili, attribuendo alle seconde un rango nettamente superiore alle prime. La distinzione iniziale fu di carattere culturale, ma con dichiarata supremazia delle libertà civili, nel rispetto dell’altrui libertà che non deve essere sopraffatta in nome del mercato.

Qui si evidenziano talune differenze tra Croce ed Einaudi, ma nessuno dei due avrebbe nemmeno immaginato di veder mortificato l’ideale liberale come è accaduto con la “discesa” in politica  (il termine, usato dallo stesso Berlusconi, è proprio quello esatto, perchè mai, pur nella millenaria storia di Roma, la politica è scesa così in basso, al punto da dover ricorrere a Caligola per trovare un parallelo credibile)  di Berlusconi; fin dall’inizio del suo governo venne descritto come liberismo, volendo utilizzare un termine che è diventato dispregiativo e, per questo, antitetico al liberalismo, ma riuscì a generare confusione.

Il liberalismo perse così i suoi contorni, fagocitato dal nuovo liberismo berlusconiano che fece scempio della libertà individuale e del rispetto delle altrui libertà, per dare spazio alla legge del più forte, del  meno dotato di scrupoli, con lo stimolo all’evasione fiscale, con l’abolizione del reato di falso in bilancio, con le turbative d’asta diventate metodo di attribuzione. La Stato promise  (e mantenne la promessa) il suo disinteressamento, per lasciare libero il mercato di regolamentarsi da solo, ma fece di più per incoraggiare tutto ciò che uno Stato democratico avrebbe identificato come reato penale: il liberismo berlusconiano  ha provveduto a tranquillizzare i suoi sostenitori, inventando sanatorie l’una dopo l’altra, condoni che premiavano gli evasori e punivano i redditi dipendenti, amnistie assolutorie, come un anno santo laico e laicizzante;  quindi il massimo con lo scudo fiscale che permise il rientro dei capitali frutto di evasione fiscale e dei movimenti economici  che hanno dilatato a dismisura il debito pubblico, garantendo il diritto all’anonimato ottenendo in cambio la gratitudine (e la protezione) di tutte le mafie, anche quelle rinnovate con i colletti bianchi. A bilanciare questo enorme dono al mondo criminale, venne inventata una “social card” che relava 300 gr. di pane al giorno, a condizione che i beneficiari esibissero pubblicamente il loro stato di necessità.

Liberismo assume oggi una valenza dispregiativa, che ai veri liberali ortodossi e proiettati verso “un liberalismo del terzo millennio”, non conviene nemmeno ricordare.

Oggi l’Italia intera è chiamata a pagare gli errori commessi in mala fede, che hanno arricchito pochi e depauperato la stragrande maggioranza del paese.

Il liberalismo può ancora partecipare, a pieno diritto, ad un nuovo risorgimento economico, politico, sociale ed etico, ma deve dialogare con la socialdemocrazia, come unico interlocutore estraneo alle logiche spartitorie delle classi contrapposte.

Con la fine di Berlusconi, finisce il liberismo di mercato, dello Stato disattento, dei condoni e delle sanatorie  e delle amnistie, nonché delle leggi ad personam; finisce, praticamente “il capitalismo liberista” che dovrebbe poter essere sostituito dal “capitalismo sociale” in campo etico e dal “liberal-socialismo” in campo politico, valori che nascono dall’incontro (e non più dallo scontro)   del capitale-denaro con il capitale-lavoro, disposti e chiamati,  entrambi, paritariamente, a collaborare nella solidarietà sociale e nel progresso umano.

La parte più significativa della mia vita lavorativa l'ho trascorsa in Tunisia, quale consulente presso il locale ministero per lo sviluppo economico. Dopo 15 anni di Tunisia, avendo anche girato in lungo e in largo per l'Africa settentrionale e sub-saharana, nonchè Vicino Oriente, ho conosciuto profondamente l'Islam e la mentalità araba, elementi che hanno rafforzato taluni convincimenti appresi nei miei studi di filosofia a La Sapienza di Roma, ai tempi di U. Spirito, Lombardi, G. Calogero etc.etc. In Tunisia, a seguito del lavoro svolto al ministero, sono stato incaricato di tenere alcuni corsi di marketing sociale, presso l'Università La Mannouba. Mi sono occupato, anche con pubblicazioni, del Magistero sociale della Chiesa, con analisi dettagliate di varie encicliche. Adesso a 74 anni, faccio il nonno in servizio permanente effettivo, anche se non disdegno di scrivere ciò che penso, con la speranza di essere utile a qualcuno, senza nuoceve a nessuno.

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