Il “Che fare?” di Lenin torna di moda nel PD sconfitto

I padri nobili ci stanno lavorando: il loro caminetto è sempre acceso. Un caminetto che non porta voti.

di Roberto Caputo | 12 Marzo 2018

Sta succedendo quello che accade solitamente in una squadra di calcio in fondo alla classifica e con il rischio imminente della serie B: si cambia in fretta e furia l’ allenatore. E’ solo lui il colpevole: giocatori e società tutti senza macchia. A volte questa scelta traumatica può servire, ma non sempre. Ha fatto benissimo Matteo Renzi a dimettersi da segretario. Aveva subito una sconfitta pesantissima ed era la seconda dopo quella del 4 dicembre al Referendum. Ed ora? Al più disattento commentatore non sfuggirà lo stato di pugile suonato e di poca lucidità che vive nel PD. Uno psicodramma e allor: da Zingaretti, (ma non è appena stato eletto presidente della Regione Lazio?) al ministro Delrio, passando per il neoiscritto Calenda. I padri nobili ci stanno lavorando: il loro caminetto è sempre acceso. Un caminetto che non porta voti. Ma il sangue blu è il sangue blu. Si chiedono le primarie, forse nel tentativo di uccidere l’elettore già esausto. Ma nessuno fa autocritica, nessuno parla dei gravi errori di linea politica. Eppure sono evidenti, basta vedere chi ha vinto. Il ” che fare ? ” diventa una montagna impervia da scalare. Stare sull’ Aventino in una solitaria opposizione a purificarsi o dare i voti per far nascere un governo? E cosa suggerire a Mattarella o meglio che nome suggerire per un possibile governo di scopo? Il buco nero è tutto lì e il buio persiste. Non sarà facile buttare il cuore oltre l’ostacolo.

Roberto Caputo

 

Roberto Caputo è un politico milanese, per più legislature è stato consigliere comunale a Milano e Assessore alla Cultura e allo Sport nella giunta del sindaco Paolo Pillitteri nelle fila del Partito socialista italiano. Ha ricoperto poi la carica di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano durante la presidenza di Ombretta Colli e quindi Vicepresidente dello stesso con la giunta di Guido Podestà sino all'avvento della Città Metropolitana. Ha alle spalle anche una intensa attività pubblicistica incominciata prima con le raccolte di poesie, poi con i racconti sulla "Mala" a Milano, infine con una serie di romanzi noir metropolitano che ha scritto a quattro mani con la giornalista Nadia Giorgio.

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*