Legge elettorale e democrazia: teniamoci il proporzionale

Il clima che portò alla nascita, al consolidamento e al diffuso consenso del Fascismo, oggi non è molto diverso. Ed il pericolo non del fascismo, ma di gravissime mutilazioni al sistema democratico incombe su di noi.

di Nicola Cariglia | 2 agosto 2017

Anche noi nati durante, o immediatamente dopo, l’ultima guerra avevamo, da ragazzi, qualcosa da rimproverare ai nostri genitori. Non potevamo, come è d’uso oggi, rinfacciare alle generazioni precedenti, di averci lasciati poveri per potersela godere. Si facevano il mazzo per ricostruire ciò che la guerra aveva distrutto e darci la stessa ricchezza di cui godevano i giovani degli altri Paesi occidentali. E ci stavano riuscendo alla grande. Ma siccome il ditino alzato verso i più anziani è per i giovani tentazione insopprimibile, la buttavamo in politica. “Ma come avete fatto a dare il potere a Mussolini e accettare il fascismo per venti anni?”. Ebbri di democrazia, li tormentavamo con questa domanda.

La loro risposta tirava in ballo diverse questioni: i reduci di una guerra “vinta” (’15-’18) che invece di essere festeggiati avevano trovato un monte di difficoltà; i disoccupati; gli eccessi e le violenze di certa sinistra; gli scioperi; gli eccessi e le violenze di certa destra; le squadracce violente, le bastonate a parlamentari e politici dei partiti democratici, in certi casi fino alla morte, etc.

Era quasi un secolo fa, e sembra oggi. Così, e per il cinismo furbo di un monarca inadeguato, certamente, andò al potere Mussolini con la sua risibile marcia su Roma. Ma a tenercelo per venti anni fu poi un marchingegno elettorale: la legge elettorale del 18 novembre 1923, n. 2444, nota come legge Acerbo, dal nome del deputato che la aveva scritta. Una legge semplice nella sua brutalità: aboliva il sistema proporzionale in vigore dal 1919, e dava i 2/3 dei seggi al partito più votato che superasse il 25% dei voti. E siccome le offese alla democrazia sono come le ciliegie, La legge Acerbo fu poi seguita dalla introduzione del sistema plebiscitario (collegio e lista unici nazionali “prendere o lasciare”) e, infine, istituzione della camera dei fasci e delle Corporazioni, in modo da cancellare persino il ricordo di ciò che è il sistema liberaldemocratico di democrazia e di rappresentanza politica.

Il clima che portò alla nascita, al consolidamento e al diffuso consenso del Fascismo, oggi non è molto diverso. Ed il pericolo non del fascismo, ma di gravissime mutilazioni al sistema democratico incombe su di noi. Abbiamo persino dovuto assistere ad offese non solo verbali verso parlamentari appena usciti dal luogo sacro di ogni democrazia, il parlamento. Ancor più, soffia un vento di intolleranza verso tutte le istituzioni democratiche, irresponsabilmente alimentato da partiti politici ed organi di stampa. La via per uscirne è tortuosa e tutt’altro che breve. Contrastare con decisione i tentativi ricorrenti di conquistare il potere forzando il consenso con la complicità di apposite leggi elettorali può risultare decisivo. Per questo sarebbe saggio, nel momento in cui si torna a parlare di nuova legge elettorale, tenerci stretto il metodo proporzionale, più degli altri capace di ricreare un legame tra cittadini ed eletti.

Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

2 commenti

  1. Caro Ricky Raider,

    sono talmente d’accordo con quanto da lei paventato, che auspico, appunto, un rafforzamento dei partiti grazie al ritorno al metodo proporzionale. Fino a qualche anno fa sarebbe stata, la mia, considerata una bestemmia che mi avrebbe fatto finire al rogo delle tantissime iene della tastiera, in veste di aspiranti Torquemada da strapazzo. Oggi si è visto che, con tutti i loro difetti, i partiti preservano da abusi peggiori. Tutto ciò nella consapevolezza che nessun metodo elettorale, da solo, ha doti salvifiche.

  2. E’ un bell’articolo e sono d’accordo col sistema proporzionale puro che auspica il direttore… resta senza risposta una domanda: data l’obbedienza prona del nostro governo ai dictat della UE, in particolare della BCE, andare a votare serve ancora a qualcosa? L’impressione è che le elezioni servano solo ad indicare l’avvicendamento dei valletti… Mi fa specie ascoltare alla TV di stato qualche politico che con tanta sicumera afferma di avere in serbo una panacea diversa dall’uscita della moneta unica, l’arma di ricatto con cui la nostra politica viene tenuta sotto schiaffo… Mi auguro che al signor direttore non sfugga la piega anticostituzionale che sta prendendo il “nostro” governo, giustificata con le pressanti richieste della BCE di attuare riforme, che altro non sono che la deflazione salariale, l’obliterazione dei diritti dei lavoratori e dei cittadini tutti ed un’opprimente esazione fiscale… ci stiamo dirigendo verso un totalitarismo spersonalizzato al cui confronto il ventennio appare come un’oasi di benessere e libertà… e non voglio dilungarmi oltre, perché ci sarebbe tanto di tanto peggio di cui parlare, che forse un libro non basterebbe… Signori, “quel” fascismo è tornato ed è già all’opera e lo spietato dittatore è il sistema bancario privato da cui dipendiamo… ed ancora si parla di antifascismo??!!

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