Le proposte degli industriali per lo sviluppo di Firenze

Le proposte di Confindustria Firenze si articolano in otto obiettivi strategici, per i quali si individuano 45 idee progettuali, con valenza anche regionale, nazionale e internazionale.

di Luciano Pallini | 22 ottobre 2018

Nel dibattito che si sviluppa un po’ casualmente e per comparti stagni sul futuro di Firenze si distacca il contributo che Confindustria Firenze ha intesto dare con le sue proposte per il piano strategico della Città metropolitana: tuttavia non ha ricevuto l’attenzione che merita e per questo può essere di una qualche utilità riproporne i contenuti essenziali perché se ne discuta.

Il punto di partenza è il riconoscimento del  ruolo che la dimensione urbana/metropolitana svolge come motore dello sviluppo a livello globale, le metropoli  luoghi della libertà, della  contaminazione tra culture e storie diverse,  della creatività che nel melting pot urbano si esalta come  fattore chiave dell’innovazione e della crescita, in un contesto di forte competizione per la crescita e lo sviluppo.

Ovviamente le città metropolitane in Italia – quali fissate nella legge – sono assai diverse dalle metropoli globali ma anche se su scala minore ne ripropongono le dinamiche: si fanno concorrenza per il potenziamento degli aeroporti, per i poli fieristici, per l’attrazione di investimenti delle multinazionali e delle loro sedi, per l’innalzamento della qualità delle strutture di alta formazione   per attrarre talenti nelle Università e nei centri di ricerca, in un contesto segnato dall’affermarsi dell’economia della conoscenza.

Allo stesso tempo  lo sviluppo sempre più accelerato delle ITC concorre  a determinare una crescente indifferenza localizzativa, che può rappresentare allo stesso tempo una minaccia o una opportunità: l’AV per fare un esempio  ti consente di attrarre funzioni ma ne favorisce anche il trasferimento di quelle già insediate  in metropoli più attrezzate,

Come ha dichiarato il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori, il piano  è un «contributo di idee, ma anche di impegni concreti di imprenditori, per l’interesse di tutti, non di una parte o di una associazione. Perché è interesse di tutti la crescita, il produrre ricchezza e sapere, essere più attrattivi. In una parola costruirsi un futuro degno del nostro passato».

 

Vision, metodo  e obiettivi

L’orizzonte del  documento elaborato  da Confindustria Firenze tramite un gruppo di lavoro coordinato dall’ing. Vincenzo di Nardo  va   ben oltre quello triennale che la normativa fissa per il Piano strategico,  piuttosto  si collega ed interloquisce con altri documenti programmatici: un lungo elenco dal Patto per Firenze, siglato da Governo e Città metropolitana  con 680 milioni di interventi pubblici agli accordi con il Demanio per il trasferimento e/o valorizzazione di importanti compendi immobiliari ai  programmi di RFI per il nodo AV di Firenze e per il potenziamento delle altre tratte  ferroviarie, di Autostrade per l’Italia e dell’ANAS, , dell’Università,  della Regione nelle sue competenze,   dell’Autorità di  bacino dell’Arno, nel Piano Periferie etc etc..

Tanto più è importante discuterne ora che su questi impegni c’è una grande incertezza  con le estemporanee uscite di esponenti del governo nazionale che in linea generale rimettono in discussione gli impegni dei precedenti governi ma che esprimono anche un preciso intento punitivo per Firenze, simbolo del potere dell’odiato Renzi: quasi la riproposizione del parlamento di Empoli dove i ghibellini  “furono in concordia di disfare al tutto la città di Firenze, e di recarla a borgora, acciocché mai di suo stato non fosse rinomo, fama, né podere”. La domanda è se ci sarà oggi un messer Farinata degli Uberti   che a questi intendimenti si opponga” …s’altri ch’egli non fosse, mentre ch’egli avesse vita in corpo, colla spada in mano la difenderebbe”, ovviamente senza sperare in alcuna riconoscenza da parte della città, come ci insegna la storia di  Farinata.

A definire la vision che sottostà alle proposte di Confindustria Firenze,   proiettate in un’ottica di promozione dello sviluppo dell’intero territorio regionale,  concorrono  tre assi strategici:

  1. L’ affermazione del territorio come polo manifatturiero e dell’artigianato di alta qualità, declinato sul sistema-Moda, dell’industri meccanica e del comparto e chimico-farmaceutico
  2. potenziamento quale destinazione di riferimento del turismo internazionale, attraverso un sistema di offerta integrato sull’area metropolitana per gli asset culturali e naturali-paesaggistici.
  3. Valorizzazione di un’agricoltura di qualità integrata con gli aspetti naturalistico ambientali

 

Il documento elenca anche gli   essenziali elementi di metodo per la costruzione e gestione del Piano strategico

  1. Obiettivi semplici, coerenti a medio e lungo termine (poche idee ma chiare) con flessibilità;
  2. Coinvolgimento e responsabilità degli attori e quindi inclusivo, partecipato e responsabilizzante;
  3. Consapevolezza del valore discriminante della variabile tempo: il mondo non aspetta.
  4. Monitoraggio, verifica periodica, aggiornamento
  5. Focalizzato sull’innovazione (prodotto, processo organizzativa)
  6. Trasparente e con alta cultura del render conto
  7. Forte direzione politica ed un sistema di governance all’altezza della sfida

 

 

I contenuti del Piano: obietti e progetti

 

Le proposte di Confindustria Firenze si articolano in otto obiettivi strategici, per i quali si individuano 45 idee progettuali, con valenza anche regionale, nazionale e internazionale.

Gli obiettivi

 

  1. Rafforzare la resilienza del territorio per la salvaguardia dell’ambiente
  2. Accrescere la qualità del capitale umano attraverso il rafforzamento dell’Università, dell’alta formazione e promuovere la collaborazione con il sistema delle imprese, per l’attrazione degli investimenti e dei talenti
  3. La cultura per lo sviluppo
  4. Promuovere la crescita qualificata dei turismi
  5. Benessere ed entertainment
  6. Solidarietà ed inclusione sociale attraverso nuova residenza e nuove tipologie residenziali in centro e la riqualificazione delle periferie.
  7. Mobilità: muoversi dalla città al mondo.
  8. Innalzare l’efficienza dei servizi pubblici

 

I quarantacinque progetti sono riassunti nel grafico sottostante: una parte sono ormai compiutamente avviati e serve solo la volontà, assieme alle risorse, per ultimarli, altri sono a livello di progettazione, fasi di diverso avanzamento, altri ancora sono allo stadio di idee che meriterebbero uno sforzo per portarli ad una fase più avanzata per valutare le condizioni di fattibilità.

All’interno di questi, sono stati individuati 10 flagship projects che secondo Confindustria Firenze rappresentano le innovazioni in grado di innalzare  la competitività del sistema metropolitano:

ma che  necessitano di forte sostegno perché sono assai  contrastate o senza stakeholder forti (vedi per tutte il caso delle biblioteche)

  1. Termovalorizzatore
  2. Potenziamento dell’aeroporto di Peretola e rafforzamento del sistema toscano in collegamento con Pisa.
  3. Politecnico di Toscana (con sedi a Firenze, Pisa, Siena)
  4. Le Piazze del sapere (Ampliamento Biblioteca nazionale, nuova Biblioteca umanistica, Archivio di Stato) e digitalizzazione del patrimonio librario e documentale
  5. Asse congressuale fieristico Leopolda Piazza della Libertà con pivot la Fortezza, dotato di management a livello internazionale
  6. Asse del modernariato: riqualificazione degli spazi commerciali da Piazza Alberti al centro storico;
  7. Interventi per la residenza diffusa (San Salvi, Lupi di Toscana)
  8. Nuovi centri urbani dell’area metropolitana e valorizzazione delle loro relazioni
  9. Affermare la legalità: rafforzamento dei servizi di vigilanza e sicurezza contro il degrado e le occupazioni abusive
  10. Saldo zero: nuova normativa urbanistica per liberalizzazione destinazioni d’uso nelle operazioni di recupero.

 

Merita spendere qualche parola in più per alcuni progetti sui quali si è avuta ad oggi poca attenzione

Politecnico della Toscana

Per colmare il gap di competenze al elevato contenuto scientifico da impegnare nei processi produttivi serve attrarre  cervelli da tutto il mondo ma questo avviene con  una motivazione forte, servono centri di ricerca rinomati nel mondo con  consistente massa critica ed una università più competitiva, che richiami professori e studenti da tutto il mondo: per colmare questo gap  trova la sua ragion d’essere la proposta di andare verso  la creazione del Politecnico di Toscana, con sedi nelle diverse antiche città universitarie, con massa critica adeguata  per misurarsi con i più prestigiosi politecnici d’Europa: un’organizzazione in diversi campus sul modello della University of California.

 

Le Piazze del sapere

le Piazze del Sapere è il progetto  che  mette a sistema la Nuova Biblioteca Nazionale con l’ampliamento nella ex Caserma Curtatone e Montanara   di cui si parla ormai dal 2003 e che  pare di imminente avvio (se il Governo non cancella i finanziamenti)      e la Biblioteca Umanistica, il cui  progetto risale al 2007 con il concorso vinto da Alberto Breschi (disgraziati i concorsi a Firenze)

 

Liberalizzazione,  programmazione e controllo

In tema di urbanistica ed edilizia, se si vuol perseguire il realistico obiettivo di Saldo Zero nel consumo dei suoli  e si vogliono attrezzare e rivitalizzare la città ed i diversi centri urbani,  occorre che la disciplina  urbanistica liberalizzi  le  destinazioni d’uso (prevedendo solo le incompatibilità essenziali,)  nelle operazioni di recupero per renderle competitive  rispetto ad iniziative greenfield.

Per evitare il fenomeno purtroppo largamente diffuso di  immobili pubblici non più  utilizzati oche vengono abbandonati al degrado deve  sussistere l’obbligo, contestualmente alla decisione di  dismissione,  di deciderne  l’utilizzo o in alternativa l’alienazione o la valorizzazione attraverso l’affidamento in concessione. Si eviti il ripetersi all’infinito di casi come quello  di San Salvi. La nuova legge sul Terzo settore offre opportunità per la riutilizzazione di questi immobili da soggetti che non perseguono fini di lucro.

Nel caso si opti per riutilizzo di immobili  a fini pubblici (musei, teatri, poli formativi etc.) va imposto è l’obbligo di veri e propri piani industriali di gestione con individuazione delle risorse necessarie all’attivazione:   troppe iniziative falliscono  perché gli obiettivi non sono stati definiti chiaramente in relazione alle risorse disponibili.

 

In ultimo va messo in piedi  un serio meccanismo monitoraggio e controllo dell’avanzamento  dei diversi progetti e degli investimenti pubblici e privati connessi, avvalendosi delle competenze e delle  professionalità dell’Osservatorio regionale dei contratti pubblici.

Luciano Pallini

Economista, già sindaco di Pistoia, è direttore del Centro Studi della Fondazione Filippo Turati Onlus

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