L’amnistia per una condizione carceraria umana

Le prigioni italiane rinchiudono circa 60 mila detenuti; un terzo sono stranieri arrestati per reati connessi alla droga.

di Roberto Fronzuti | 20 marzo 2017

Il 6 novembre si è tenuta a Roma la marcia per l’amnistia intitolata a Papa Francesco e Marco Pannella. Il leader radicale, scomparso il 19 maggio 2016 all’età di 86 anni, aveva legato il suo nome a innumerevoli battaglie per i diritti civili. La manifestazione di quest’autunno, voluta dai radicali, ha avuto il merito di mantenere accesi i riflettori sulla questione tanto cara a Marco Pannella, fatta propria anche da Papa Francesco nelle sue omelie. Un provvedimento di amnistia (l’ultima risale al 1992) limitato ai piccoli reati  che preveda uno sconto di pena di un anno ai detenuti che hanno alle spalle  una lunga carcerazione, avrebbe il merito di liberare le scrivanie dei magistrati e di consentire loro di riprendere a lavorare con serenità. Il caso del cittadino calabrese, risultato innocente dopo 21 anni di prigione, indica una mancanza di serenità nello svolgimento delle indagini. E che dire del processo di Torino per stupro, cancellato dalla prescrizione dopo vent’anni. Le prigioni italiane rinchiudono circa 60 mila detenuti; un terzo sono stranieri arrestati per reati connessi alla droga. Ma non solo stranieri, in gran parte extracomunitari, ma anche migliaia di italiani sono ”ospiti dello Stato” per piccoli reati, che sono andati avanti per la tanto discussa obbligatorietà dell’azione penale (tradotto dal burocratese, anche se si tratta di cose da poco, il giudice penale deve comunque avviare un procedimento). Sono in molti gli addetti ai lavori che chiedono ai legislatori  di cancellare l’obbligo dell’azione penale. L’opportunità di varare un provvedimento di amnistia è più che auspicabile, di fronte alla drammatica situazione in cui vivono i detenuti; recentemente, ben 20 mila hanno fatto lo sciopero della fame.  Noi siamo dell’opinione che il condannato deve  scontare la giusta pena, Si può anche essere contrari agli sconti di pena previsti dalla legge Gozzini. Ma la disumana condizione carceraria, non deve raddoppiarla o triplicarla. Anche nella “civilissima Milano” a San Vittore, ci vengono segnalate delle situazioni assolutamente gravi. Mentre in molti penitenziari mancano i tre metri di spazio, il minimo vitale previsto dalla legge. Marco Pannella definiva-quella dello Stato- flagranza criminogena. Una delle ragioni  che viene addotta da  molti per non farsi propositivi (ministro della Giustizia Orlando compreso) è che è quasi impossibile ottenere i voti dei due terzi del Parlamento. È difficile ma si potrebbe almeno provare.

 

Roberto Franzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”. Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1 gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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