63

L'”Africa” dei “disperati”

Perché non dire che l’Africa è un continente ricchissimo di materie prime, ma incancrenito dalla corruzione e dilaniato dai tribalismi incentrati sull’odio etnico e religioso?

Tutto quanto i governi europei ci dicono su questa “colonizzazione” epocale alla rovescia, che avviene tra la sponda africana e le sponde europee, è all’insegna di vaghezza, approssimazione, buonismo, fatalismo; e di ambiguità anche semantiche, vedi i termini “Africa”, “disperati”, “solidarietà”…

“Africa” è la terra d’origine dei “disperati”. Eppure in questo continente esistono nazioni distinte, rappresentate all’ONU. Ma cio’ non sembra contare per chi invece usa unicamente il nome del continente senza inutili distinzioni, quasi ch’esso fosse una realtà geografico-politica dai contorni incerti e indefiniti alla “hic sunt leones” (oggi: “hic sunt emigrantes”). Ma allora perché non dire che l’Africa è un continente ricchissimo di materie prime, ma incancrenito dalla corruzione e dilaniato dai tribalismi incentrati sull’odio etnico e religioso? Nel quale l’ingerenza armata americano-europea, condotta in nome dei diritti umani e in particolare di quelli della donna, ha destabilizzato regimi consolidati – vedi la Libia – che impedivano caos, guerre civili ed emigrazioni di massa, ma che erano troppo autoritari per i gusti occidentali. E su quest’ultimo punto, in realtà, l’opinione pubblica europea comincia a capire e a dire qualcosa.

Il continente africano registra una crescita economica superiore all’anemica crescita europea. Mi si dirà: questa crescita non avviene dappertutto… È una ragion di più, quindi, per smettere di parlare indistintamente d'”Africa” come se questa fosse un territorio nazionale unico, e d’identificare e nominare invece i paesi d’origine di questi “disperati” (di cui una frazione ridotta proviene anche dall’Asia). E smettere di parlare sic et simpliciter di “disperati”, poiché una parte di questi immigranti giunge da paesi in cui non vi sono guerre o da paesi che cominciano a conoscere un certo sviluppo. Inoltre tra questi “disperati” numerosi sono coloro che hanno parenti stabiliti da tempo in questo o quel paese europeo, dove essi mirano a stabilirsi il prima possibile cortocircuitando le normali regole che disciplinano, in ogni paese, l’immigrazione.

I “migranti” provenienti dalla Siria sono in gran parte autentici profughi, poiché loro sfuggono a una tremenda guerra, e non meritano di essere confusi con i migranti economici. Ma questa distinzione tra “profughi” e “migranti economici” pochi in Europa sono disposti a farla. “Disperati” è il termine evangelico passe-partout, sorta di abracadabra che ha la virtu’ di aprire ai “disperati”  le porte della caverna magica piena dei tesori europei propagandati attraverso il pianeta da TV e Internet.

63

Rispondi

Il suo indirizzo e-mail non verrà pubblicatoI campi obbligatori sono marcati *

*