La tragicommedia delle primarie

Quando la politica non ha più l’autorevolezza e il coraggio di scegliere i propri candidati

Oggi in modo subdolo si vuol dare l’illusione al popolo di decidere (forse perchè si teme che con l’imposizione le urne vengano ancora più disertate), ma si fanno i peggiori giochetti di palazzo per far tornare i conti.

di Cesare Mannucci | 12 marzo 2016

“Primarie si, primarie no……la terra dei cachi”. Dopo vent’anni dal debutto al festival di Sanremo, potrebbe essere questo il nuovo successo degli “Elio e le storie tese” per cercare di vincere la kermesse canora del paese del sole, della pizza, degli spaghetti e del mandolino. Settimana tragicomica dopo l’esito delle primarie del Pd per scegliere i candidati sindaci di diverse città italiane e in particolare di Napoli e di Roma. Dopo i video dove si vedono i cittadini di Napoli “incoraggiati” a votare dai consiglieri comunali uscenti in cambio di un euro la sfidante di Bassolino e le schede bianche e annullate a Roma per alzare il quorum dopo la figuraccia della destituzione dell’ex sindaco Marino, il caso primarie è esploso in tutta la sua drammaticità. Infatti oltre ai presunti brogli in casa Dem, bisogna aggiungere lo spettacolo poco edificante in atto sempre a Roma, dove la Lega Nord non digerisce la candidatura di Guido Bertolaso imposta da Silvio Berlusconi e organizza in tutta fretta delle “gazebarie” con cui tenta di smontare la decisione forzista, ma che registra una bassissima partecipazione popolare. E poi che dire del caso Milano in seno al Movimento cinque stelle dove Cinzia Bedori, vincitrice a novembre delle “Comunarie” sta meditando il ritiro dalla corsa pare in seguito alle pressioni e i dubbi di Casaleggio e soci circa l’efficacia e l’appeal del candidato per la poltrona più alta di palazzo Marino? Un dato è certo e balza all’occhio di tutti. Comunque le si provino a fare (visto che non esiste come negli Usa una regolamentazione ufficiale e seria) le primarie in Italia sono un vero fallimento. E poi sono solo primarie per scegliere i candidati sindaci, provate ad immaginare cosa succederebbe più che nei singoli partiti ma piuttosto nelle coalizioni se le primarie così come sono le si dovessero utilizzare per decidere il candidato premier….Ma quello che ci preme oggi sottolineare è come in Italia qualsiasi cosa buona venga fatta nel giro di pochi anni riusciamo a mandarla in vacca. Parliamo della legge 81/93 per l’elezione diretta dei sindaci, forse l’unica legge elettorale che da noi funzioni egregiamente che garantisce maggioranze stabili in consiglio comunale con la possibilità di scegliere sindaco e consiglieri comunali. Ma se la legge funziona troppo bene è a monte che il problema non è stato risolto. Una volta non erano i cittadini con il voto che decidevano il sindaco ma erano i partiti che si mettevano d’accordo dopo le elezioni e all’interno dei consiglieri eletti nelle liste che formavano l’accordo di governo si individuava il candidato che veniva eletto sino al 1990 a voto segreto dai consiglieri e dal 1990 al 1993 a voto palese insieme a tutti gli assessori. La “perfezione” della legge per l’elezione diretta del sindaco ha nascosto in tutti questi anni quello che il “terremoto” di Tangentopoli aveva imposto ai partiti, ovvero le trattative politiche o come lo chiama Berlusconi, il “teatrino” per la spartizione di posti e di potere. Se queste decisioni una volta venivano prese nelle segrete stanze delle segreterie politiche, oggi si deve dare l’illusione al popolo di essere esso stesso a scegliere democraticamente i canditati. E allora si fa di tutto per far tornare i conti come in realtà il potere politico vorrebbe (senza avere alcuna intenzione di cedere capacità decisionale ai propri iscritti e ai propri elettori militanti e d’opinione), pena il rischio di trovarsi il “marziano” di turno (Marino) alla guida della Capitale e doverlo fare fuori in fretta e in furia utilizzando meschinamente tutte le scappatoie di legge (dimissioni in massa dei consiglieri di maggioranza che in campagna elettorale si sono sgolati e hanno consumato le suola per portargli voti in tutti i quartieri). Quello che emerge chiaramente in queste ore è che la politica sta perdendo ancora più credibilità di quanto ne abbia persa 20 anni fa durante le drammatiche inchieste di “Mani pulite”. Credibilità e autorevolezza. Allora i partiti forti del loro ruolo e del potere territoriale che rappresentavano non avevano la necessità di interrogare il “popolo” per decidere chi selezionare per ricoprire cariche nelle istituzioni. Sottoponevano i loro uomini e i loro programmi al corpo elettorale e a schede spogliate decidevano il da farsi. Oggi in modo subdolo si vuol dare l’illusione al popolo di decidere (forse perchè si teme che con l’imposizione le urne vengano ancora più disertate), ma si fanno i peggiori giochetti di palazzo per far tornare i conti. Perchè se il popolo decide davvero, allora i politici che ci stanno a fare? Di burocrati e funzionari sono già pieni gli apparati dello Stato. Suggerimento finale ai partiti. Per non impantanarsi di nuovo nelle primarie si torni per le amministrative alla vecchia ma pur sempre valida legge 142/90. I cittadini eleggono con sistema proporzionale il consiglio comunale. Le coalizioni eleggono poi tra i consiglieri il sindaco e gli assessori con voto palese su un documento programmatico. Il tutto entro 60 giorni pena il ritorno al voto dei cittadini. E finiamola li con la farsa delle primarie, dimenticavamo….ci vogliono però persone serie, capaci e illuminate nelle segreterie dei partiti… in pratica oggi degli extraterrestri!

Cesare Mannucci, Vice Direttore per il Nord di Pensalibero, svolge una intensa attività giornalistica da quasi 30 anni. Ha cominciato nel settimanale L'Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E' stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E' stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L'Avvenire e dell'Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d'amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell'Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali. E' stato infine delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell' Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Attualmente è consigliere comunale all'opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell'Eni

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